sabato 2 aprile 2016

RACCONTO : NEL DESERTO DI NOUJHID










In un deserto inabitato da millenni , si presume che non esistano motivi d'interesse .
A chi , per sbaglio o disperazione , vi s'avventura , appaiono soltanto àride distese di nulla , senza contorni netti .
Lontano , il pallido orizzonte si sfuma nelle ondate di calore ascensionale , precludendo alla vista anche il desiderio d'una via di fuga .
Ondulato per inchinarsi ai venti prevalenti , il paesaggio , composto da sabbia e qualche detrito sedimentato , offre minimi segnali di vita .
Non incoraggia alcuna speranza di cambiamento .
Riserva sorprese , soltanto a chi sappia astrarsi dalle apparenze , e non ricerchi continuamente quello che gli occhi non possono scorgere .
In un luogo cosí inospitale , qualsiasi adulto nota e soffre grandi limitazioni , viene assalito da ansie e paure , rischia di non sopravvivere .
Ma se si comportasse come Noujhid , il bambino berbero ch'esiste felice nella mia fantasia , si costruirebbe un mondo meraviglioso , in cui calarsi e vivere con entusiasmo .
A manine esperte e curiose , le dune consegnano inestimabili tesori .
Sono scrigni , da cui s'estrae almeno un gioiello , che ripaghi e giustifichi lo sforzo d'un giorno intero passato scavando .
Prima di tutto - peró - bisogna accettare di farsi smerigliare unghie e polpastrelli dall'agglomerato di sabbia che s'intende penetrare , reso compatto ed abrasivo dalla perenne ariditá , e dall'azione di venti capricciosi .
È importante capire che , né la consistenza , né l'aspetto , sono simili a quelli d'una spiaggia marina o fluviale .
Nessun deserto , comunque , possiede un'identitá che si possa descrivere o comparare con altre .
A chi vi si ritrova dentro , non si richiede altro che accettarne le difficoltá , senza chiedersi perché esista o a cosa serva .
Noujhid vive nella casa d'una sola stanza , che il fango costruí , secoli fa' , in un eccezionale pomeriggio piovoso .
Non si ricorda d'aver mai visto qualcuno in quella rudimentale abitazione , che si staglia come una piattaforma , sospesa sulla monotonia dove riposano molti antenati , e non appariranno mai forestieri .
Sa d'esser stato allevato , per tre anni , da genitori affettuosi e dalla nonna paterna , che gli dedicava ogni possibile attenzione .
Ma a nessuno ha mai rivelato la causa della loro scomparsa .
Che - peró - non costituisce mistero : una tempesta violentissima li scaglió lontano come arbusti sradicati a cui distrusse le fragili sembianze .
Il bambino si salvó , rotolando dentro e fuori d'una cassa di cartone , che vagó in modo incontrollabile , mentre , agli adulti , rami robusti e pietre d'un muro costruito durante molteplici esistenze , non offrirono alcuna protezione , trasformandosi in proiettili estremamente contundenti .
Noujhid fu sballottato e viaggió in varie direzioni , ma , quando i venti si calmarono , finí per ritrovarsi , trasfigurato dall'esperienza , ma fisicamente illeso , a pochi passi da casa .
Il villaggio piú prossimo dista soltanto una decina di chilometri , quando si manifesta la pista giusta , che si snoda verso Est .
Altrimenti , seguendo vie di comunicazione precarie e mutevoli , si rischia d'impiegare giorni d'estenuante cammino per arrivarci .
È spesso disabitato .
Condizioni di vita semi-nomade s'impongono ai suoi pochi abitanti , dediti soltanto ad una pastorizia , che porta a vagare , alla ricerca di risorse , che scarseggiano periodicamente .
Ma , anche quando , durante la stagione umida , tutti ritornano alle loro capanne , l'ambiente é cupo e poco allegro , raramente risuona qualche parola animata .
Noujhid preferisce , mantenersi , da solo , nel luogo che meglio conosce , al di fuori d'ogni insediamento .
Si nutre pricipalmente di bacche e radici , offerti da minuscoli arbusti che , incapaci d'affermare un colore definito , si confondono al terreno , come scarabocchi , o statuette modellate da scultori senza personalitá .
Una sorgente capricciosa fornisce acqua in quantitá sufficiente a soddisfargli la sete , permettendo anche la coltivazione di qualche timido ortaggio .
Noujhid passa gran parte della sua giornata a scavare qua e lá , dissotterrando oggetti , che il deserto , solitamente , s'incarica di nascondere alla vista , come se volesse custodirli per sempre .
Trova spesso lunghi chiodi di ferro arrugginito , poco acuminati , ma ancora in grado d'assicurare una tavola di legno ad un'altra .
Pur non sapendo da dove vengano , né a chi possano essere serviti , é convinto che siano vestigia di tempi in cui la crocefissione era praticata .
Costituiscono una collezione che s'accresce ogni giorno .
Conficcati con forza tra le schegge d'un tronco carbonizzato , alllineati come impettiti soldatini in sfilata , che , sotto l'elmetto mimetico rivelano l'aggressivitá d'un ghigno malefico .
Se - invece - si ritrova una chiave tra le dita , Noujhid non la trattiene , la sotterra di nuovo tra le sabbie , e s'allonta rapidamente .
Teme che qualcuno la stia ancora cercando , magari da secoli , e che , finché non l'abbia trovata , si mantenga irrequieto e potenzialmente vendicativo .
Pensa che , dato che il deserto deve contenerne migliaia , altrettante siano le serrature del destino che distratti proprietari non possono utilizzare , impedendosi - cosí - di rientrare a casa loro .
Mesi fa' , tra due massi sovrapposti , Noujhid notó una protuberanza cilindrica delle dimensioni d'un grosso dito umano , come un collo di bottiglia rotta , venuto ad incastrarsi in posizione inconsueta .
Invece di prestargli alcuna attenzione , si dedicó a smuovere la sabbia circostante per sincerarsi che non coprisse qualcos'altro di consistente .
Non sappiamo se si rese conto d'aver disturbato cosí l'accoppiamento di due rocce innamorate , forse impedendo loro di procreare una montagna di granito .
Abbandonó - peró - immediatamente quel luogo abitato da voluminosi sassi accatastati ed irrequieti .
Se ne mantiene ancora a rispettosa distanza , per timore d'intromettersi nella loro intimitá .
Recentemente , ai piedi d'un foresta pietrificata , sta disseminando buche profonde , senza poi preoccuparsi di ricoprirle .
Pensa che lí dorma un lago sotterraneo , e che , un giorno , con le sue acque si potrá alimentare un'oasi lussureggiante .
Finora non ha raggiunto il minimo segno d'umiditá .
Gli s'é peró rivelata una presenza singolare , ch'é doveroso riferire qui .
Incise s'una lapide rivestita di corteccia di papiro accartocciata , Noujhid é convinto d'aver letto queste parole :

CHI DISSOTTERRA SARCOFAGHI COLLANE D'AVORIO E SCARABEI D'ALABASTRO SCOPRE VESTIGIA APPARTENENTI AI RITUALI DEL CULTO DI CHI SE N'É ANDATO CONVINTO DI RITORNARE .
NON S'AVVICINA AFFATTO ALLA COMPRENSIONE DEL PROCESSO CHE ACCOMPAGNA OGNI TRANSIZIONE SPIRITUALE NÉ PUÓ DEDURRE ALCUNA INDICAZIONE RIGUARDANTE IL VIAGGIO CHE LO ATTENDE .
LA PRESENZA DURATURA D'OGGETTI PREZIOSI A CONTATTO CON RESTI MORTALI D'ESISTENZE PASSATE COSTITUISCE UN FATTORE ALTAMENTE PERTURBANTE PER CHI RICERCA TESORI NASCOSTI NELLE TOMBE
MA NON PERCHÉ PERMANGANO FORZE O INFLUSSI NEGATIVI DOVE AVVIENE LA SEPOLTURA .
NELL'OCCASIONALE DEPOSITO DI RIFIUTI ORGANICI AL QUALE É ILLOGICO ATTRIBUIRE ALCUN VALORE E PRESTARE DEVOZIONE S'ATTUA UN PROCESSO DI DECOMPOSIZIONE CHE DEVE PROCEDERE INDISTURBATO .
LE LEGGI NATURALI CHE REGOLANO OGNI TRASFORMAZIONE BIOLOGICA INDICANO CHE ALTERANDONE IL DECORSO CI SI RENDE RESPONSABILI D'EVENTUALI SQUILIBRI CHE NE DERIVINO .
ANCHE SE NON SI AGISCE PER SACCHEGGIARE GLI AVERI O PROFANARE LA MEMORIA DI CHI VIVE ORMAI IN UN'ALTRA DIMENSIONE .
IN TALE OTTICA L'ARCHEOLOGIA APPLICHI GRANDE CAUTELA E RISPETTO NELLE RICERCHE CONDOTTE IN NECROPOLI E LOCALITÁ ESPRESSAMENTE DEDICATE AL RITUALE DELL'INUMAZIONE E CONSEGUENTE CULTO .
OGNI OGGETTO LÍ DEPOSITATO DOVREBBE PERMANERE SENZA VENIRE NEMMENO ESAMINATO .
RIMUOVENDOLO ED IMPOSSESSANDOSENE CI S'ASSOGGETTA AL RISCHIO DI RIATTIZZARE FOCOLAI PRIMA CHE IL TEMPO SI SIA INCARICATO D'ESTINGUERLI PER SEMPRE .
S'ALTERA COSÍ L'ORDINATO DECORRERE DEGLI EVENTI .
TUTTI SANNO CHE DA OGNI SQUILIBRIO NON POSSONO CHE ORIGINARSI CATENE DI PERTURBAZIONI E CONTRATTEMPI .






Nessun commento: