lunedì 22 luglio 2019

PERSONALITÁ PRESA IN PRESTITO.






L'identitá terrestre di ciascuno di noi, pur potendosi presentare in modo curioso, e spesso anche atipico, non sfugge alla logica di mercato di cui é impregnata profondamente qualsiasi societá e cultura planetaria.
È, infatti, un oggetto di consumo, come lo sono gli articoli in vendita nei negozi, i servizi offerti per facilitare mansioni e passatempi, oppure per provvedere alle necessitá piú imperiose.
Allo stesso modo, quegl'influssi che parassitano le menti umane, inducendole ad assumere atteggiamenti che non corrispondono alle loro intenzioni profonde, non formano mai parte dell'essenza esistenziale dell'individuo.
Ma, invece d'avventurarci in spiegazioni tortuose ed incongruenti, per giustificare un determinismo superiore di presenze la cui finalitá ci é sconosciuta, conviene riconoscere che, l'IO che riceviamo in dotazione alla nascita, é prodotto e distribuito per valorizzare lo sviluppo di caratteristiche totalmente estranee alla nostra natura personale, anche se ci compete assecondarlo.
Soltanto cosí risulta accessibile l'analisi delle realtá che la vita ci porta ad affrontare quotidianamente, ed ogni manifestazione d'una personalitá che non ci appartiene, affittata a tempo determinato, assume il valore d'un bene di rifugio, a cui ricorriamo tutti spesso, pur intuendo quanto sia futile e deperibile.


mercoledì 17 luglio 2019

SBAGLIARE A SCRIVERE...






Illudendoci d'incanalarle in frasi che per noi abbiano senso, ignoriamo che le parole appaiono sempre a loro proprio piacimento.
Per poter scrivere convenientemente -quindi- bisogna sottomettersi alla logica che prevede ed accetta costanti rischi di deragliamento, condonando ogni "errore" ortografico o sintattico, attribuendogli funzione salutare.
È cosí -infatti- che la spontanea rivolta del linguaggio s'impone.
Inutile, spesso controproducente, é cancellare, correggere o pensare a come parafrasare.
Si cerchi, piuttosto, di resistere all'impulso d'asservire alla coscienza ogni intervento letterario.
Non s'agisca come esseri braccati ed impauriti, che s'affannano a cancellare le orme dal terreno che si lasciano dietro.
Poco importa se alcune relazioni grammaticali si sfaldano, quando si sa che derivano da memorie aliene, e spesso sfuggono alla volontá di chi si sforza di mantenerle in ordine.
L'utilizzo del linguaggio é sempre problematico,
Ma, quando si plasma da sé divenendo inedito e distorto, é irresistibile, penetra e conquista.
La comunicazione esonda, affronta e travolge, soltanto se si libera da convenzioni e significati che regole e manuali impongono.
Produce allora l'impatto d'entitá in movimento, immensamente ribelle, mentre, se si ricoprisse di veste disciplinata, a nessuno offrirebbe da pensare.





lunedì 15 luglio 2019

I BINARI.








Metafore a parte, é tra i binari su cui scivola il metallo di treni lanciati verso destinazioni popolari, che si delimita l'ambiente sociale di chi accetti di muoversi dentro spazi regolati, alla ricerca d'una via comoda che sostituisca percorsi sofferti ed emarginanti.
Invece d'aggrapparsi al pendio della massicciata, rimanendo in bilico a penzoloni sull'abisso, molti cercano la protezione dell'itinerario prestabilito, elargito dall'ortodossia educativa, con la compiacente supervisione della cultura massificata.
Come soldati d'un esercito regolare, incolonnati geometricamente per impressionare ed intimorire nemici inesistenti, minimizzando le defezioni provocate dalla disubbidienza, avanzano compatti in direzione del niente, dove troveranno ad attenderli il salvadanaio delle incertezze.
Si nutrono avidamente d'ogni cartaccia abbandonata da chi, masticando fango, sorrideva a denti stretti e spruzzava inchiosto dalle dita, prima di barcollare e cadere pesantemente dove il ciottolato aguzzo emerge tra una traversina e l'altra.
Usano come arma il procedere insipido, tedioso e spesso letargico, conservano i cocci della vita in scatoloni ingenti, che sbatacchiano come se contenessero pepite d'oro, leggono, piú volte, tutte le parole del diario di bordo, ma ignorano i segni che si portano addosso, le storie scritte sul proprio corpo.
Fantocci disumanizzati che, invece di calpestare magma di rizomi infuocati per accedere a sogni d'ottimismo sconfinato, impiegano ogni energia rimanendo tra quei binari, dove il futuro lo si lascia dietro le spalle, ed il passato scompare tra le nebbie all'orizzonte.







giovedì 11 luglio 2019

PAURA D'ESSERE SOFFIATA




Lo sguardo di chi si specchia nelle minute aperture celesti, dove riposano le stelle, o rincorre nuvole precoci ed impertinenti, che giocano a sfigurare l'orizzonte, deve guadare distese immense della sostanza eterea che denominiamo «Atmosfera».
Lí vige la libertá incontrasta dell'aria che prospera e s'afferma.
Per vagare nei meandri dello spazio, la vista umana richiede il supporto di meccanismi biologici che derivano dal processo respiratorio.
Attraverso il naso o la bocca spalancata, particelle di cielo vengono risucchiate fino ai polmoni, dove vengono metabolizzate per contribuire al benessere fisico.
Ma si tratta d'una costrizione imposta dall'alto, alla quale l'aria s'assoggetta con grande riluttanza.
Non sopporta affatto di trasformarsi in respiro, odia entrare in cavitá dove esistono angoscia e disperazione, e miasmi putridi contagiano ogni ricordo.
Preferirebbe soffermarsi ad accarezzare i boschi di montagna, o lasciarsi cullare dai venti di scirocco, mantenendosi lontana da ombre distese che le s'agrappano come ad una preghiera, mortificata in trappole e letti di paura.
Nessuno ascolta le sue lamentele, invece di rispettarne il rifiuto, tutti cercano d'adescarla per abusarne la fragranza ed il buon umore.


 

lunedì 8 luglio 2019

GRIDA RACCOLTE NELLA RISAIA.





Tutto il villaggio é una grande latrina.
Circondate da canne che ne confinano la sporcizia, le strade che lo percorrono brulicano d'animali che si dedicano ad imbrattarle fino a rederle scivolose ed indecise.
Quando piove, dal liquame scaturiscono miasmi che conducono a riconsiderare la percezione delle difficoltá quotidiane.
Bambini giocano nudi inseguendosi tra i rovi, per poi, sfiniti, appoggiarsi a lastre di marmo istoriate con scritte corrose, lapidi che confermamo l'esistenza d'altri mondi, ma non ne indicano l'ubicazione precisa.
Chi é insoddisfatto della socialitá vigente,  nasconde nella sabbia foglie spinose di fichi-d'India, ed aspetta che qualcuno ci cammini sopra a piedi scalzi.
Sapendosi impunibile, incoraggia anche gli amici ad infilzarsi come pesce disorientato o eccessivamente fiducioso.
Il rumore dei trattori che trasferiscono mercanzie invendibili é assordante.
Imitare gli astori che nidificano nel campanile, porta a camminare su cornicioni stretti quanto il palmo della mano, ma, se si cade nel vuoto, si finisce sotto un cumulo d'escrementi, prima che l'erba selvaggia lo trasformi in soffice ombrello, pronto a riparare dal soffio delle altalene.
Avvolti in lenzuola di corteccia, ci s'industria a crescere a dismisura, come gramigna che invade i muri di mattoni crudi.
Ognuno gioca nel fango, nella fossa dove butta gli avanzi dei suoi pasti, la buccia fina delle patate, le cotenne andate a male, un pacco di panni imbrattati e le penne delle galline appena macellate.
Sbraitano impazienti, coloro che s'adoprano ai lavori di casa, e coltivano le lande assolate, con lance aguzze ottenute mescolando cataste di fieno con grida raccolte nella risaia.



 

venerdì 5 luglio 2019

CECITÁ FURIOSA.






Quando gli occhi si trasformano in pietre scure e refrattarie, diventa proibitivo interpretarsi, emettere calore cerebrale, gesticolare a mani aperte, dando sfogo a noia o rabbia, non é concesso neppure un modesto gesto di rivalsa, si finisce per appendersi come frutto acerbo, al ramo ciodolante che sporge dal balcone del palazzo in cima alla collina.
Da lí, si scruta attorno come chi si ostenta dal manifesto elettorale affisso all'uscita d'una scuola elementare, oppure si compenetra l'immagine riflessa nello specchio tintinnante appeso accanto alla poltrona della nonna.
Ogni rapporto di potere si fonda sullo sguardo.
Aguzzando la vista, gettando occhiate torve, per non cammminare a tentoni nella notte, ci s'illude d'imboccare la strada che conduce dove l'orlo del precipizio si solleva fino a coprire l'orizzonte.
Ma, invece d'ammirare il paesaggio, ci s'innamora del proprio scempio, e non si riconoscono le orme di chi ci ha preceduto.




lunedì 1 luglio 2019

INCHIODANO CHI NON LE LEGGE.








La compagnia d'un libro ben scritto, aggiungendo sfumature e colore al movimento dei pensieri, spesso soccorre la mente di chi si lascia galleggiare per non immergersi al di sopra del collo.
Ma, per chi intraprende lunghe nuotate in alto mare, fendendo onde ed avanzando a grandi bracciate, limitarsi a leggere parole impresse su carta, risulta controproducente e rischioso.
Per orientarsi e dar significato alla sua azione, é necessario che cerchi parole nell'ambiente che lo accoglie, che stabilisca contatto profondo con le origini del mondo.
Provi a decifrare le frasi scritte sulle pinne delle balene, rivolga l'attenzione ai discorsi riportati sui carapaci di tartarughe intente a raggiungere la terra-ferma, capti le conversazioni che i pesci s'imprimono nella memoria o scolpiscono su conchiglie abbandonate tra i coralli.
Inizi a sillabare quanto gli appare dal fondo del mare, per poi passare a trascrivere tutte le leggende che vede scritte in un linguaggio che non concede pause né interpretazioni.
Capirá allora che parlano di lavoro e famiglia, di riposo e angoscia, di amori e disamori immensi.
Minuscoli filamenti che ondeggiano nella corrente, parole scure come lividi sulla pelle di chi si strofina contro i ghiaccioli del tempo, si rintanano e si sentono sicure dove, per scaldarsi, basta portarsi il cielo in grembo.
Inchiodano coloro che non sanno leggerle, sono boccate d'aria salubre nei polmoni di chi si ferma, stupito, ad ammirarle.


venerdì 28 giugno 2019

IMPARIAMO A SCRIVERE SENZA PAROLE!








Il ritmo delle parole stipate in furgoncini fermi in coda perché il semaforo é spento, scritte di fretta su finestrini e pareti di tessuto senza forma, é innaturale come il dondolio d'un vascello prima di salpare, offende l'equilibrio di chi si ferma prima di attraversare.
Procedendo a sbalzi, sono soltanto coreografia arida di strade senza curve, del vialone dove si scorre guardando verso il monumento eretto per celebrare un tempo che nessuno sa s'é passato o no.
Per incanalarle verso l'alba d'un nuovo mondo, si dovrebbe trovare il coraggio di affrontarle e chieder loro di denudarsi completamente, per rivelare le radici dell'essenza.
Immediatamente, allora, smetteremmo di mascherarci come attori sul palco dei dementi, elaborando drammi e sfoghi in toni di velluto, per auditori garbati ma disattenti.
Indosseremmo appena lenzuola di vento, incapaci di proteggerci dagli affronti del maltempo,  totalmente prive di furore simbolico e sintomi fittizi.
Emergeremmo dalla palude come elefanti accorsi per sbirciarsi tra di loro.
Per poter piangere, non ci rifugeremmo piú all'interno del linguaggio.
E, rielaborando il peso delle delusioni, rinunceremmo ad argomentare concetti e formule feticce, estratte dal formulario che c'hanno imposto di firmare prematuramente.
All'apice d'uno sfogo, non ricorreremmo ad espressioni verbali sentite e risentite migliaia di volte, ma, seduti come coleotteri nello strume, dischiuderemmo la scatola che contiene tutti i tesori.


lunedì 24 giugno 2019

SCHIAVI ABUSIVI.









Per entrare lá dentro non serve bussare alla porta ed annunciarsi.
L'accesso viene tassativamente negato a chi non vi risieda giá.
Stringenti norme si applicano per mantenere intatti i connotati dell'ambiente dove la schiavitú é praticata, indipendentemente dai motivi che la determinino.
Mi stupisce -quindi- che, ogni giorno, migliaia d'individui riescano ad evadere l'attenta sorveglianza e s'infiltrino subdolamente all'interno di quella struttura.
Sono schiavi abusivi, contravventori decisi, ma, forse, sabotatori involontari di quello stesso sistema del quale si sentono parte, e che contribuiscono attivamente a propagare.
Ritagliano per sé un ruolo operativo che definiscono anticonvenzionale, la cui portata rivoluzionaria sanno -peró- essere ininfluente ed illusoria.
E, perció, s'astengono dal ritenersi responsabili anche solo del parziale smantellamento della catena millenaria, caratteristica d'ogni processo di sfruttamento individuale.
Pur minando consapevolente tutte le piú intime implicazioni della loro presenza esistenziale, non si  riconoscono come alieni o antagonisti sociali.
Si spingono verso le folle nei momenti di maggiore confusione, quando piú denso é lo scorrere delle ore, mentre avvengono cataclismi politici o screzi professionali.
Frequentemente, si mimetizzano in vasti centri commerciali e blocchi d'uffici adibiti alla produzione d'una cultura massificata, che non rifiutano né amministrano.
Ogni notte, rimangono sotto le coperte a rabbrividire, finché non arriva il sogno in cui si succhiano le dita avidamente, proteggendosi le labbra dai raggi del tramonto.
L'opinione che hanno di sé stessi muta periodicamente, passando da un nulla all'altro, cercando il buio in ogni punto incandescente.
Nel calendario appeso alla parete, vedono la mappa del mondo che sfugge, mentre ci si sforza di proseguire la conversazione.
Dipingono con un cucchiaio inzuppato le strade del loro prologo. e, quando viaggiano in auto, si rintanano sempre nel sedile di dietro, convinti d'essere i protagonisti dello specchio retrovisore
È che si mostrano soltanto per non farsi scoprire, e l'unico compromesso che contemplano é quello di rinunciare ad esistere.






mercoledì 19 giugno 2019

OMBRA ALL'ORIZZONTE.







Gli sgoccioli ticchettanti degli ultimi istanti del giorno, prima d'allontanarsi per sempre, deambulano in tondo, forse smarriti o solo un po' perplessi, soffermandosi ad ammirare l'effetto di quei colori con cui hanno appena riverniciato il mondo.
Ma, soltanto quando, scandalosamente, i pigmenti rivelano forme e sguardi incuranti d'ogni decenza, si rende necessario soffocarli, per poi poterli rivestire con lo scuro pulsare della notte.
L'oscuramento s'accompagna con sospiri profondi, mentre i diversi colori si cancellano uno alla volta, senza che sia necessaria alcuna violenza.
Si tratta d'un meccanismo naturale di progressiva eutanasia, che pur conserva in sé, ben evidente, la matrice della vita.
Le onde del mare, allora, deglutiscono le ultime scintille di cui fuligini infuocate si sbarazzano per scappare a gambe levate, si spogliano della docile dolcezza d'un vestitino svolazzante, per calarsi nel brontolio esausto d'un manto impenetrabile.
Agli incroci delle strade compare il noioso bagliore della luce elettrica, ma, sulla schiena arcuata di fondali immensi, miriadi di balene scivolano al buio, incuranti di brontolii e richiami.
Alcune, prima d'immergersi, c'avevano guardato, mescolando un nome o due alla voce roca dei flutti.
Qualcuno di noi s'impegnó vanamente a richiamarle indietro, articolando poche vocali soffocate, e gesticolando al vento, prima che l'ombra bituminosa, ricoprendo anche l'orizzonte, cancellasse ogni desiderio di riscossa.





 

venerdì 14 giugno 2019

CERCHI CONCENTRICI.







Come cerchi concentrici, che si sovrappongono nelle pupille di chi s'immerge a fissarli intensamente, scrittura e lettura sempre finiscono per coincidere.
Ogni verbo che venga affidato all'esilio offerto dagli scaffali del tempo, sperduti quanto i libri che contengono, é destinato a suscitare curiositá e tenerezza, in chi venga a riscattarlo dal destino cartaceo.
Acquistando, cosí, la posizione corrispondente al suo ceto, nel ripostiglio della memoria trova rifugio eterno.
S'afferma imperiosamente quando abbandona la gabbia, dentro la quale lo scrittore l'aveva relegato, vedendosi trascritto nella memoria del lettore attento.
Inizia -allora- ad interagire con il mondo, vive, soffre, combatte, si rielabora alla luce dello spazio.
Anche se frainteso, costruisce ponti, scavalca avvallamenti e trincee, pur mantenendosi protetto da infezioni e contagi.
Al suo ritmo, scrittore e lettore ballano all'unisono, delimitando un territorio, all'interno del quale non é concessa la presunzione d'impartire direttive e l'ammutinamento é impensabile.
Chi scrive, tenga conto che, chi legge, svolge la funzione del rivenditore che s'incarica d'abbellire vetrine utilizzando prodotti che trova in magazzino, recapitati di notte, ed inviati da chissá dove.









mercoledì 12 giugno 2019

LE POZZANGHERE.








Non si creda che, per procedere il piú speditamente possibile, sia necessario evitare una ad una le pozzanghere che costellano i sentieri della vita.
Al contrario, é immergendovi i piedi scalzi e doloranti, che s'ottengono benefiche sensazioni di tranquilla frescura, e si ritemprano le forze necessarie per proseguire.
C'é concesso d'avanzare soltanto a piccoli passi su terreno impervio e disagevole, dov'é impossibile lasciare orme che altri possano seguire.
S'approfitti -quindi- d'ogni difficoltá, trasformandola creativamente in opportunitá dinamica ed induttiva.
È esercitandosi a marciare in condizioni avverse, che s'acquisice il metodo piú idoneo per valorizzare il significo della sofferenza ed ottenere progressi esistenziali, altrimenti irraggiungibili.
Invece di disperarci, quando corsi d'acqua limacciosa e dirompente c'interrompono la via, impegnamoci a guadarli con pazienza e determinazione, utilizzando proprio l'inadeguatezza come arte d'appoggio e sostegno.
Cosí facendo, probabilmente cadremo piú volte nei turbinosi vortici del destino, rischiando di venirne risucchiati e disorientandoci per un po'.
Certamente ci sbucceremo ginocchia e polsi contro spuntoni di roccia che demarcano gli anfratti piú profondi, ma diluendo cosí il sangue ribollente, incontreremo la forza di continuare. 
Ognuno di noi, sguazzando come mosca caduta a picco nel vino d'un bicchiere, invece di ubriacarsi di timori ed ansia, si ricordi che, fintanto che le ali si mantengono asciutte, é sempre possibile riprendere il volo verso le stelle del firmamento.




giovedì 6 giugno 2019

SALTELLA IMPAZIENTE...








Chi é convinto che scrivere sia un mero esercizio manuale, é incapace d'attribuire adeguato valore ad una delle piú sublimi attivitá umane, non riesce a raggiungere alcuna profonditá al di sotto della superficie visibile delle realtá.
È come bambino che, invece di lasciarsi condurre per mano da un adulto disposto a svelargli i segreti del bosco, si divincola e piagnucola, prima di rifugiarsi nella cameretta dove custodisce due o tre giocattoli ormai consunti.
Merita che parole pesanti e crudeli gli invadano la mente e ne minaccino l'equilibrio logico ed emotivo.
Per non diventare un sacco incapace d'accogliere altro che rifiuti, conviene prestare estrema attenzione al richiamo della scrittura, soprattutto quando avviene nei momenti piú impensabili ed apparentemente inopportuni.
Abbandoniamo subito qualsiasi altra occupazione, per risponderle in modo affermativo.
Fissiamola intensamente in quei suoi occhi cristallini, espressivi quanto le parole che ci suggeriscono.
Lasciamo che saltelli impaziente, che corra rumorosamente in tondo, mostrandosi disposta a farsi prendere.
Poi, mentre cerca di condurci per un braccio alla scrivania, sorridiamole con tenerezza e gratitudine.
E, quando ci sembri pronta, correspondiamo senza remore il suo desiderio di concedersi.
Anche soltanto per un paio di frasi, due o tre righe scritte di getto, prima di ritornare di nuovo su questo mondo.
Ridiamole poi la libertá che esige, e di cui si nutre continuamente.



  

lunedì 3 giugno 2019

IL BUIO DEGLI ODORI.







Determinando l'inizio della notte, l'orizzonte si tinge di scuro per nascondersi alla nostra vista per un po'.
Quando s'affoga il sole, i toni di colore piú intenso non riescono a sopravvivere.
Dimenandosi e gridando, s'allontanano per raggiungere l'antro misterioso, dove, come vecchi mobili ammassati in cantina, attendono impazienti d'essere richiamati al mondo.
Assiepati cosí, sembrano ortaggi destinati a fondersi per colmare pentoloni che nutrano ed intrattengano l'umanitá intera, almeno fino a che non sopraggiunga di nuovo il mattino.
Il nostro olfatto assume allora funzione di soccorso, costruisce sensazioni dove lo sguardo non penetra piú.
Emergono quegli odori e profumi che la luce manteneva sotto sequestro.
Discussioni, menzogne, tradimenti si presentano con il tanfo acre di sogni frettolosamente abbandonati tra l'immondizia.
Tutte le incomprensioni, durante il giorno guardandosi allo specchio, si possono rassicurare a vicenda, ma, al buio, divengono macchie ch'esalano fetori violenti, simili a quelli emessi da parole stropicciate con stizza o da singhiozzi di moribondo.
Esalazioni maleodoranti accompagnano ogni finzione indossata saltellando, e, mentre si scava dietro al palcoscenico, la puzza che s'espande impedisce di raggiungere l'acqua inbottigliata che avevamo nascosto proprio lí.
Anche in bagno, ed in cucina, prevalgono sensazioni olfattive sgradevoli quando si crede di sfidare il destino, mentre si finge d'ascoltare cosa dicono gli altri.
E, se ci s'incoraggia a cercare sotto al materasso spiegazioni esistenziali, i polmoni trasbordano di miasmi tossici e degradanti.
Al contrario, la pace del pensiero amorevole é sempre miscela di oleose essenze che provocano sublimi sensazioni olfattive.
Elargisce e stimola benessere in chi ne percepisce la fragranza, é particolarmente invitante ed appetitosa, prima che il chiarore dell'alba ne sfumi i contorni.



lunedì 27 maggio 2019

MESSAGGIO NELLA BOTTIGLIA.








Chi, abbandonato al proprio destino, affida disperati messaggi a galleggianti che navighino in balía dei capricci del vento e dell'incostanza dei movimenti marini, difficilmente riceverá risposta.
Scompariranno tra i flutti, oppure finiranno in luoghi dove nessuno presti loro attenzione.
Puó anche succedere che chi ne trovi uno e lo legga, pensi ad uno scherzo, e, con una risata, lo abbandoni sulla sabbia o lo rigetti alle onde.
La mancanza di solidarietá é una costante del comportamento umano, che non merita certo alcuna attenzione.
Consiglio -quindi- a chi si trovi in grande difficoltá, di cercare il conforto dove cresce rigoglioso, in quell'ambiente universale appositamente creato dall'Amore, dove all'egoismo é interdetta l'entrata e gli oggetti hanno forma arrotandata.
Non disperda le sue preziose energie invocando aiuto da chi non sa nemmeno come fornirlo.
Rivolga invece lo sguardo alle foglie che oscillano nella brezza mattutina, cerchi di decifrare tutti i nomi che si portano pirografati addosso; sotto ciottoli levigati ai margini d'un ruscello troverá risposte precise ad ogni quesito della vita; sappia che con l'erba allegra del prato rigoglioso si possono scrivere tutte le frasi della riscossa e del buon-umore.
Se proprio vuole inviare una richiesta d'aiuto, la depositi con fiducia tra i petali umidi d'un fiore.


mercoledì 22 maggio 2019

PERDERE IL FILO...









Rileggere quanto appena scritto é come andare a cercare giocattoli in soffitta, ripristinare l'uso d'un bicchiere in mille pezzi, costruire di nuovo il villaggio spazzato via dall'uragano, implorare il ritorno di quanto scomparso all'orizzonte o nel chiarore della bruma estiva.
Parole che, in prima stesura, sembravano docili e remissive, a nostro totale servizio. rivelano adesso la volontá imperiosa d'evadere dalla prigione in cui credevamo d'averle sistemate per sempre.
Sono lí, in fila ordinata, ma fremono d'impazienza, sognano di saltare e correre via, il piú lontano possibile dalla nostra vista.
Sapevamo che mai ci sarebbero appartenute totalmente, da tempo sospettavamo della loro ambiguitá.
Eppure, selezionandole, abbiamo coltivato l'illusione che volessero collaborare, aiutando ad esprimere e spiegare quanto ci passava per la mente.
Ora -peró- rivelano intenzioni ben differenti da quelle a cui le avevamo destinate.
Si ribellano ansiose a quella memoria melensa di fatti e pensieri, per noi degni d'essere tramandati su carta, per loro soltanto un passatempo stucchevolmente letterario.
Decise a rinnegare ed offendere tutto il processo che le ha create, se potessero, ci annichilirebbero le dita per sempre, riducendo in macerie quei dizionari dove ne verificammo l'esistenza
Incattivite e stanche, chiedono ora d'essere lasciate in pace.
E cosí faccio, evitando di riconsiderare il significato di questo mio scritto.





lunedì 20 maggio 2019

NOME.








Tutti i servizi aerei commerciali, persino i voli regionali di brevissima durata, sono contraddistinti da una sigla, formata da due lettere seguite da uno o piú digiti (al massimo quattro).
Sono tassativamente escluse altre forme denominative, si tratta d'una convenzione incontornabile.
OK, ma non sarebbe piú gradevole e sensato poter dar un nome umano all'oggetto meccanico che, come un compagno d'avventura, é in grado di condurci ad una destinazione dove, spesso, persone care ci attendono?
Se mi fosse concesso, sicuramente proporrei il nome d'una donna.
E non soltano perché suona meglio del suo corrispettivo maschile.
Probabilmente la scelta ricadrebbe sul vocabolo che piú stimola il desiderio di rifugiarmi ancora nel suo grembo.
Credo che, cosí, qualsiasi viaggio acquisterebbe un significato profondo, non limitandosi ad essere un trasferimento geografico ed un noioso rituale.
Assumerebbe sempre i connotati d'una esperienza extrasensoriale, molto coinvolgente.
Intraprendendolo, alimenteremmo la speranza di raggiungere un mondo remoto ed ancora da esplorare.
E, quando ci forzassero a sbarcare, non ci sentiremmo di certo arrivati a destinazione,
Soltanto un volo che porti un nome femminile profuma di mistero ed avventura, prelude alla felicitá che accompagna un incontro conturbante.
Battezziamolo noi con il nome di chi amiamo di piú.



 

venerdì 17 maggio 2019

I NOSTRI RELITTI.









Si passa l'esistenza a nascondere i propri relitti in luoghi reconditi e misteriosi, invece di contemplare l'idea di lasciarli alla vista di tutti, dando loro lustro e consistenza, trasformandoli in gioielli da esporre in bacheca, o dipinti incorniciati d'immenso.
Raramente si assume l'iniziativa di portarli in spiaggia per affidarli alla compassione del mare.
Si preferisce incastonarli in bancarelle ambulanti per non sopportarne gl'incarichi.
Spesso, ci si convince a lasciarli rotolare sull'asfalto della vita, nell'illusione che possano raggiungere quella casa dove il cuore si rifiuta di abitare.
Se si smettesse di trascinarli a forza, impigliandoli tra arbusti di cemento e carta, la mente, liberandosi, partorirebbe la luce, con l'eleganza di bambine scalze che passeggino all'ombra dei ciliegi.
I disastri forgiano soltanto chi, anche se abbagliato dall'arcobaleno, invece di perdersi tra trifogli e primule, procede spogliandosi e danzando come brezza a mezzogiorno, o ricordo di profumi infantili  annidatisi nelle tasche di cappotti malmessi, appesi ad un palo tondo, o dimenticati nel corridoio che conduce al tramonto.


 

martedì 14 maggio 2019

FRUTTA SUCCOSA E DOLCE.








Anche se praticamente impossibile, la raccolta a mano di tutti i sassolini, che il ruscello rifiuta di bagnare quando non piove da mesi, rappresenta sicuro punto d'ormeggio, per chi ricerca l'infinitá dell'amore.
Gesto tiepido ed avvolgente, come utero di mamma per la creatura che si porta dentro, fa parte del vocabolario di chi insegna ad osservare tutto dall'alto degli scogli, sbucciando mele raccolte dove si cammina senza sollevare polvere.
Senza inumidirsi le labbra per proferire insulti, né aggiustarsi i capelli, lasciando che si scompiglino osservando quel coltello conficcato verticalmente nell'orizzonte.
È tra lenzuola macchiate da macabri dolori, che s'insinuano le ambizioni represse.
Galleggiano soltanto sul lago appiattito dal ridimensionamento di sé stesse.
Lí, scorre leggera la mano che accarezza per costruire ponti ultrepassando muraglie e rocce, mentre tutte le parole che si pronunciano finiscono per assomigliarsi molto.
Lasciamo la cattiveria a chi la coltiva assiduamente, dato che la teatralitá di ch'inganna é duratura quanto una scritta sulla sabbia.
Le rughe del cuscino ospitano l'intimitá dei pensieri notturni, pochi attimi prima che la coperta che allunghiamo fin sopra la testa, li nasconda alla vista di tutti.
Diventa indifferente che il sole illumini direttamente il giardino della mente, quando anche inciampare in un'errore é conseguenza diretta dell'amore.
Ognuno -quindi- affronti la propria storia, addomesticandola come frutta succosa e dolce.
Addentandola per assaporarne la dolcezza della polpa, non esisti ad inghiottire anche l'amara durezza della scorza. 

giovedì 9 maggio 2019

RECIPROCAMENTE.








Interloquire é senz'altro il compito piú arduo a cui ci sottoponiamo.
Non si tratta soltanto di mettersi in bocca una parola dopo l'altra, in un linguaggio adeguato alle circostanze, piú o meno articolato a seconda del livello culturale di chi ci sta ad ascoltare, cercando di esprimere concetti plausibili, raccontare episodi vissuti direttamente o riferire quanto accaduto ad altri.
È interloquendo che c'immergiamo entusiasticamente nell'Universo, per dargli una forma che rispecchi le caratteristiche di noi stessi!
In modo da forgiare realtá che, non tradendosi nell'intenzione, c'appartengano totalmente.
Ed apporre sigillo e firma sulla porta che s'apre su libertá incastonate nel vento.
Si richiede -perció- abilitá estrema, quando ci si trova di fronte qualcuno (o qualcosa) che apostrofa verbalmente, in modo da rivolgere tutta l'attenzione che la sua condizione merita e le circostranze impongono.
Invece, molto frequentemente, si borbotta, fingendo di credere a ció che si rifiuta a priori, ostentando falso dispiacere o stupore, elaborando retoriche teatrali, come attori consumati che cerchino d'interpretare al meglio una trama che misconoscono.
Credendo che si tratti d'un rito propiziatorio, vi si dedica molta energia e sacrificio.
Ma, relazionandoci in tal modo, c'infliggiamo soltanto sofferenze improduttive, nell'illusione di riuscire ad evitare che ci scalfiscano dentro.
Barattiamo l'immagine ingiallita d'un nostro ritratto d'altri tempi, con la pretesa di concedere al mondo d'apparirvi, sfumato, nello sfondo.
Ci sistemiamo nel folto piú buio del bosco, invitando esclusivamente l'oscuritá a farci compagnia.
Lá dove non si vedono volti, e l'ombra non puó questionarci, dissolviamo in un bicchiere il dissidio che ci avviluppa , e come vacche nere, pascoliamo cieche, senza il coraggio di confessare un tradimento o rispondere a domande devastanti.
Invece, chi interloquisce saggiamente, alla notte sovrappone sempre il giorno, e, camminando senza sforzo, percorre, in un istante,  piú volte il giro del mondo.








venerdì 3 maggio 2019

LA BELLEZZA.











Se s'uniscono quei suoni originati durante la creazione dei mondi, alla forzata sillabazione del Nome, nell'estasi che si raggiunge, il linguaggio si trasforma in un comando brusco, in un'operazione di calcolo matematico, il cui simbolismo -spesso- assume contorni profetici.
Ecco perché, anche la polemica provocata da un pensiero caratterizzato da impulsi e passioni che sgorgano incontrollati, presuppone quella tendenza, che solo sentimenti profondi possono garantire.
Nel processo conoscitivo, l'atto intellettuale di confrontarsi con il concreto, costituisce il primo passo verso l'elaborazione d'una psicologia del profondo, che metta in pratica ogni dettame della fisica relativista.
In seguito, chi ricerca i lampi dell'intuizione per seguirne i bagliori intensi, si siede comodamente al centro vitale del suo tempo, assorbe la vita che gli corre attorno, e la trascrive in parole e musica, non trascurando l'ausilio figurativo, per spargerla in tutte le direzioni, in modo che a nessuno sfugga la sua portata.
Tale immaginazione si contempla intensamente fino a trsformarsi in essenza di sé stessa.
Da lí nasce, incontrastata, la bellezza, unica vera paladina della veritá.



sabato 20 aprile 2019

EROI.










Prima di qualsiasi battaglia, lo stratega supremo ricerca nella sua memoria immagini che permettano la creazione di personaggi idonei a combatterla.
Nascono cosí strane presenze, eroi improbabili, a cui é riservato il ruolo d'affermarsi tra innumerevoli comprimari.
Ecco che, segni profondi lasciati da violenze ovoidali ed arabeschi disegnati in fretta, prolungano lo spessore di visi inclinati in attesa d'essere affrontati. 
Li sorreggono strutture che, pur essendo asimmetriche alla base, si mantengono in equilibrio, erigendosi come antenne che trasmettano bollettini e segnali provocatori. 
Avvolti in mantelli mimetici, grigi con sfumature verdastre, camminano lentamente, ricurvi come se cercassero tra l'erba il ciondolo smarrito dalla nonna il giorno del suo matrimonio, rumorosi quanto aggeggi meccanici lasciati alle intemperie da sempre.
Tutti gli eroi hanno un corpo stilizzato, costituito da un insieme di tubi, neri come gli scarponi ed i guanti che sono obbligati ad indossare.
Mostrano braccia lunghe e muscolose, quando le incrociano per sollevarsi da terra, ma preferiscono mantenersi camuffati all'ombra di vegetazione incontrastata, fino a che giunga l'ora di sfoderare gesti appresi in un giorno di carnevale. 
E, se l'armatura dorata, a cui affidano la stravagante impresa di accompagnarli nel cammino tondo che riporta al punto di partenza, si dimostra un peso eccessivo, non riescono piú a nascondere tutta la stanchezza d'una saggezza spropositata.
È probabile che, allora, cadano a faccia ingiú, per masticare sabbia, nella speranza che si sciolga come neve, sentendosi ricoprire dalle goccioline salate che ombre immobili partoriscono al vento.
Ogni eroe sa che, l'ultima nota della composizione musicale a cui ha prestato orecchio, l'attende come il sonno nella sala color melagrana, dove, dietro pareti di cartone e trecce avvolte da un filo di lino, il sipario verde avvolge il busto di marmo, prima che venga svelato al pubblico osannante.



lunedì 15 aprile 2019

AMA VENERE , EVITA MARTE ..







Non é per mezzo dei nostri occhi umani che ci si apriranno le porte dell'Universo.
Noi qui, sulla Terra, percepiamo solo un'infinitesima parte della gamma di frequenze che la Luce puó emettere.
Ci affidiamo a tecnologie che consideriamo molto sofisticate, ma, se ci recassimo fuori da questo pianeta, molto probabilmente non riusciremmo a distingere la piú elementare forma di vita.
E, in un'atmosfera rarefatta o in un ambiente esclusivamente gassoso, ci sfuggirebbero numerose entitá spirituali lí presenti.
È perché non abbiamo ancora raggiunto livelli elevati di coscienza eterica.
Le nostre frequenze vibratorie sono ancora estremamente basse, compatibili soltanto con quelle della Terra, e di pochi altri corpi celesti molto primitivi.
Ma non ci si deve preoccupare: pur in attesa di perfezionarci, possiamo giá viaggiare liberamente nello Spazio Infinito. 
Sí perché -anche se " cosmicamente ciechi "- abbiamo dentro di noi, nel nostro Cuore, un Atlante completo del Creato.
Conosciamo astri lontani, dato che lá abbiamo trascorso vite precedenti.
Se abbiamo accettato di passare di nuovo dalla Terra é per metterci alla prova e, finalmente, apprendere ardue lezioni finora trascurate.
La nostra presenza qui, probabilmente, contribuirá ad innalzare l'attivitá vibratoria collettiva e permetterá presto quel salto di qualitá giá avvenuto in altre situazioni cosmiche.
Ma, per ora, pur apprezzando e rispettando il domicilio attuale, non dimentichiamo che esistono mondi infinitamente piú belli di questo, dove regnano armonia e serenitá, ed i problemi pratici sono ridotti al minimo.
Chi li abita é in grado di manipolare la materia con la sola forza del proprio pensiero.
Non ha bisogno d'alcun mezzo di trasporto.
Si muove nella quinta dimensione, dove tempo e spazio assumono connotati totalmente differenti da quelli che siamo abituati a riconoscere qui.
Accompagnata da altruismo e comprensione, la creativitá d'ognuno non conosce barriere, é una forma d'espressione divina, che vibra in assonanza con il Tutto..
In tali ambienti, l'Amore trionfa sempre e costituisce l'unica Realtá!
Il pianeta a noi piú vicino tra quelli che giá usufruiscono d'uno stato di gioia perenne e di flussi emozionali superiori, é Venere.
Nell'Antichitá, gli si attribuivano alcune delle caratteristiche tipiche di divinitá propiziatorie.
Chi vi é entrato in contatto adesso, conferma che le anime dei Venusiani sono dedite ad esperienze illuminanti e conducono un'esistenza equilibrata e divertente.
Il coraggio e la buona volontá che si richiedono, in quell'ambiente rigenerante si applicano istintivamente, senza sforzo o sacrificio.
Quindi -direte voi- non sarebbe meglio abbandonare immediatamente questa pattumiera e trasferirsi tutti in quel posto cosí meraviglioso?
Permettemi allora di ricordarvi che, con il corpo primitivo che abbiamo in dotazione, non sopravviveremmo a lungo respirando nuvole di anidride carbonica ad una temperatura di 400/500 C.
La logica ci porta piuttosto a considerare i Venusiani come esempi da emulare, pur rimanendo fisicamente dove ci troviamo in questi nostri giorni.
Cerchiamo -quindi- di trasformare la Terra in un "covo d'Amore", abbandonando per sempre l'idea di vivere sotto il segno della Paura.
Non é un processo molto complicato.
Basta liberarsi del bagaglio ingombrante costituito da complessi di colpa, vergogne ed inibizioni, che intrisecamente non appartengono alla nostra essenza.
Riconosciamo onestamente d'esserci ingannati durante lunghi secoli di guerre e sofferenze, da noi stessi provocate. 
Imponiamoci un cambio di direzione, invertiamo la polaritá.
Smettiamo di vestirci d'odio e di rancore.
Confezioniamoci un nuovo abito, che rispecchi gioia ed altruismo.
Gettiamo alle fiamme quella tunica scura e goffa, che, impostaci alla nascita, non c'é mai piaciuta , dentro la quale ci siamo sempre sentiti a disagio.
Siamo molto piú belli senza quell'obbrobrio addosso!! 
Crescendo spiritualmente, inizieremo presto a farci guidare dal Cuore, e non dall'interesse di chi ci vuole manovrare.
Rifiuteremo quanto non ci sembra giusto.
Capiremo che gli altri esseri umani non sono nemici, ma compagni che rendono piú divertente il viaggio.
Datevi il permesso d'entrare in contatto con Voi stessi.
Se i Venusiani ormai lo fanno spontaneamente é perché hanno percorso un lungo e laborioso processo di crescita spirtuale, che noi -invece- abbiamo appena iniziato.
Ma possiamo farci stimolare da quelle stesse alte frequenze che utilizzano loro, quelle che si propagano dal centro di Galassie luminose, e che sono a disposizione di chiunque sappia approfittarne.
Se c'imprigioniamo in gabbiette di plastica, credendo che siano la realtá, corriamo il rischio di lasciar passare l'opportunitá piú importante che si possa presentare.
Respingiamo energia beatificante e divina, per coltivare il nostro piccolo egoismo.
E -cosí- ci troviamo ad alimentare lo sgomento e l'insicurezza, impedendoci di comprendere il valore dei dolori che affrontiamo.
È tutta una questione di scegliere ció che piú ci conviene.
La tristezza e la sofferenza, oppure la gioia di sentirci allegri e liberi, simpatici e pieni d'iniziativa, in sintonia con il resto dell'Universo.
Io credo che sia un processo d'evoluzione giá alla portata di tutti noi, ma, a chi non riesce ancora a motivarsi, consiglio di contattare qualche Venusiano, uno dei tanti disposti ad offrire aiuto ed assistenza!!
Se volete v'insegno come si fa , é tanto facile come abbracciare un albero o far pipí nel mare ...











lunedì 8 aprile 2019

BOOMERANG !









Quando s'inviano in direzione delle stelle desideri appesantiti dall'orgoglio , non sorprenda che seguano una traiettoria ellittica per poi ritornare al punto di partenza.




sabato 6 aprile 2019

LA COMPAGNIA.









Quando ci vediamo allo specchio, é l'Universo che si riflette nei nostri occhi.
Il mare, la luna, il sole e miliardi di corpi celesti, abitano tutti nello spazio che creiamo per loro, sono lí per dimostrarci che siamo parte integrante d'un contesto molto ampio ed elaborato.
Quando uno spirito amico appare al nostro orizzonte, accogliamolo calorosamente: non ha intrapreso un lungo ed arduo viaggio, per sentirsi dire che siamo occupati o indisposti.
Ci porta il suo Amore, offre compagnia, ma s'aspetta -in cambio- benevolenza ed un po' d'attenzione.
Non basta riconoscerne le comunicazioni ed ascoltarle.
Bisogna nutrire la sua presenza, fornendo motivi che la giustifichino.
Il modo migliore é dimostrarsi disposti a cambiare, ad abbandonare abitudini deteriori, per imbracciare la creativitá.
Cosí facendo, si stabilisce un processo costruttivo, che beneficia tutte le parti coinvolte.
Consideriamo la visita d'uno spirito amico non soltanto un rituale; é per noi un'occasione propizia per fare un salto fuori dal corpo, aggrappandoci alla sua mano protesa.
Abituiamoci ad essere amati, non dubitiamo -mai piú- di chi ci viene a trovare, accettiamo con gratitudine quei regali che porta con sé.
Se sbarriamo la porta, entrerá dalla finestra, ma -soltanto se la sua presenza verrá accolta con amicizia- si dimostrerá utile ed affettuoso.
Il sentimento che lo motiva non é paragonabile a quello che ci si scambia sulla Terra, tra uomini e donne in cerca di compagnia.
Non puó vincere l'egoismo, non raggiunge anime indurite e dedite all'abbandono morale.
È -peró- in grado d'offrire luce e combustibile ad ogni focolare che sia giunto il momento d'attizzare, e di mantenerlo acceso, anche quando pioggie torrenziali e venti ciclonici vorrebbero annientarlo.

giovedì 21 febbraio 2019

LE ONDE S'AGITANO SOLTANTO QUANDO...












ATTENTO E CURIOSO,
IL MARE OSSERVA LE FOLLE CHE
GLI CAMMINANO ACCANTO,
EVITANDO LE COSE
DI CUI S'É APPENA LIBERATO,
E, QUANDO GLI S'AVVENTURANO SOPRA,
TRA LE PIEGHE
DI QUELLA
CHE CONSIDERANO
SOLTANTO UN'ENORME POZZA D'ACQUA,
NON SMETTE DI GUARDARLI IN VISO,
SENZA NASCONDERE
TRISTEZZA E RANCORE.

CI SPIA DOVUNQUE,
ANCHE SE CI NASCONDIAMO
NEL CUORE DEL MONDO, O
DIETRO LA FINESTRA
APPOGGIATA
AGLI ODORI CHE GLI SCARICHIAMO CONTRO.

IN FONDO
AL CORRIDOIO SCAVATO
IN SECOLI DI PRIVAZIONI,
E PERENNI CONTROVERSIE NOIOSE,
E PATETICI TENTATIVI DI RICONCILIAZIONE,
LE ONDE
S'AGITANO SOLTANTO
QUANDO CI VEDONO VAGARE,
ALLA RICERCA
DI SENTIMENTI
CHE ANNEGANO
PRIMA ANCORA 
D'IMMERGERSI NEL MARE.




LA LUCE INTERIORE.









Chi si chiede cos'é venuto a fare sulla Terra, per quali motivi superiori é necessaria la sua presenza qui, raramente trova una risposta convincente.
Di conseguenza, si sente portato a ricorrere a quelle "guide spirituali" che si dicono in grado d'illuminare il mistero della Vita...
Ottiene allora, come unico risultato, quello di sprofondare nella mistificazione e, invece di chiarirsi le idee, s'invischia in ogni trappola che il destino gli tenda, incapace di costruirsi quelle difese interiori,  che lo mantegano lontano dalle piú cocenti delusioni.
Sarebbe -peró- ultraggioso, e molto ingiusto, credere che i Guru si dedichino ad ingannare i seguaci, approfittando della loro ingenuitá, e che siano mossi soltanto dal tornaconto personale.
In realtá, si tratta d'un esempio blatante di disparitá spirituale, di cui nessuno é colpevole, almeno in modo diretto.
È che, nell'ordine supremo delle cose, ognuno deve incontrare e percorrere il proprio cammino, mai gli é concesso di trovare una scorciatoia, o di ricevere utili indicazioni da chi é giá passato di lí.
Se bastasse leggere attentamente le istruzioni indicate sulla confezione, per evitarsi complicazioni e guai, la Vita altro non sarebbe che un conveniente genere di consumo, a disposizione di chiunque intenda metterla a profitto.
Potrebbe cosí soddisfare qualche misera necessitá contingente, producendo effimere gratificazioni, ma si rivelerebbe del tutto inutile come strumento pedagogico ed evolutivo.
Viviamocela quindi a nostro modo, senza cercare da altri quelle spiegazioni che soltanto noi possiamo individuare ed esaltare.






giovedì 31 gennaio 2019

INSIEME .








Un'immagine metaforica che qualsiasi Guida Spirituale conosce ed utilizza frequentemente é quella del moto ondoso.
Facciamo tutti parte dello stesso elemento naturale.
Come avviene sulla superficie del mare, siamo soggetti ad impulsi dinamici che permettono un'illusione di movimento.
Ma la nostra visione si limita ad osservare il modo con il quale accompagnamo le altre onde, non é in grado di offrirci informazioni piú ampie.
Per raggiungere la consapevolezza che, oltre ad essere particelle dell'Universo, ne costituiamo anche l'essenza, é necessario un salto-di-qualitá ideologico, che pochi fanno in vita.
Si tratta d'un concetto fondamentale, del quale mi sforzo sempre d'incoraggiare l'apprezzamento.
Per illustrarne la dinamica, io preferisco ricorrere all'immagine degli innumerevoli cubi di porfido che fanno parte d'un selciato.
Tutti sono leggermente differenti, ma indispensabili in ugual misura.
Uno accanto all'altro, contribuiscono a formare una via di comunicazione.
Quando ne viene a mancare anche soltanto uno, l'equilibrio dell'intera struttura scompare, si creano buche, che possono ingrandirsi e mettere a repentaglio l'incolumitá di chi si trovi a passare da quelle parti.
Non é di certo trascurabile l'importanza che ognuno di noi riveste nel contesto Universale.
Amiamo di cuore il ruolo che c'é riservato!





lunedì 20 agosto 2018

COLPO-DI-CULO !!!








In qualsiasi contesto si viva, le convenzioni sociali esercitano profondi influssi comportamentali. Molti credono che, ignorandole, si finisca per venire fraintesi, emarginati o persino disprezzati pubblicamente .
Di conseguenza, ci s'incoraggia ad accettare atteggiamenti che appaiano d'uso generale, trasformandoli in proprie abitudini quotidiane.
A meno che non s'infrangano propositatamente regole comuni, per affermare eccentricitá o manifestare sentimenti di protesta.
Antonio si guarda bene dall'assumere in ogni sua manifestazione pubblica il ruolo di contestatore, non si sente affatto un rivoluzionario!
È saldamente radicato al terreno argilloso dove gli antenati costruirono lo stile di vita che, ancor oggi, prevale .
Privilegia il rispetto delle tradizioni popolari che vede tramandare nel suo minuto contesto .
Eppure, vorrebbe passare alla storia come trasgressore del supremo divieto imposto da chi intenda incutere soggezione e rispetto ai suoi sudditi.
Il suo progetto di toccare il Culo-del-Re indubbiamente costituisce evento di profondo significato sociale.
Che sia un'iniziativa del tutto originale, oppure soltanto provocazione di carattere emulativo dettata dal desiderio di distinguersi, merita la nostra piú attenta considerazione.
È una conquista epocale, di quelle che si raggiungono esclusivamente con estrema programmazione e minuziositá.
Non é -infatti- concepibile che si possa arrivare a toccare il Culo-del-Re, senza essersi prima sottomessi ad un lungo e meticoloso apprendistato.
Ben consapevole d'ogni rischio ed ostacolo alla realizzazione della sua impresa, Antonio intese non lasciare nulla al caso, escogitó un programma esclusivo, costituito da molteplici tappe intermedie, per "impratichirsi" progressivamente.
Applicando la "politica dei piccoli passi" s'arriva lontano, senza nemmeno accorgersi di quanto impegnativo sia il percorso.
Cosí, ogni azione dev'essere sistematicamente pianificata.
È in un'agenda che s'annota il grado d'efficacia dell'esecuzione.
Il primissimo bersaglio fu un collega d'ufficio, con qualche chilo di troppo intorno alla cintura, impegnato con un cumulo di scartoffie.
Piegato in avanti per sistemare un foglio nella fotocopiatrice, si riveló la piú arrendevole delle prede. Bastó fingere di sbilanciarsi per schivare una seggiola, ed appoggiargli una mano sul culo, senza suscitare alcun problem .
Per il secondo approccio, Antonio elevó il coefficiente di difficoltá.
Per trovarsi a contatto del capo-meccanico dell'officina dove sua figlia si reca spesso, le chiese in prestito l'auto.
Avendo saputo che tra i due esiste simpatia superiore a quella che si stabisce normalmente in casi analoghi, decise di approfittarne.
Cosí, presentandosi , con poche parole guadagnó la fiducia di chi é di solito molto riservato e diffidente.
Quando entrambi, per indicare l'ubicazione del problema tecnico da risolvere, si dovettero sistemare sotto al cofano sollevato, si ritrovarono a contatto di culo.
Ad Antonio bastó allora girarsi per eseguire la perfetta manovra, che parve cosí involontaria da non suscitare alcuna sorpresa né disagio.
Lo stesso giorno, incoraggiato da tale successo, si concesse un'ulteriore iniziativa.
Quella di toccare il culo all'edicolante, che quotidianamente gli vende il Corriere.
Per "stanarlo", si rese necessario chiedere una rivista di bricolage esposta in una bacheca esterna.
Cosí i due si trovarono uno dietro l'altro appoggiati ad una parete del chiosco.
Ed, anche in questo caso,si trattó d'un evento per nulla macchinoso.
Il giornalaio, uomo anziano a cui la vita ha riservato molte vicissitudini, sentendosi sfiorare il culo non si mostró affatto imbarazzato e neppure le due persone, che dal marciapiede videro la scena, se ne meravigliarono.
Il passo successivo richiese maggiore cautela.
Antonio, iniziando a sentirsi sufficientemente esperto, volle dimostrare a sé stesso d'essere capace di toccare il culo ad una donna, senza venire accusato d'azione impropria né incorrere in reazioni di stampo sessista.
Ammise -peró- la necessitá d'una strategia adeguata alla situazione.
Scelse perció d'agire all'interno d'una stazione ferroviaria, luogo particolarmente affollato e caotico, dove sono inevitabili i contatti fisici tra sconosciuti che si muovono affrettatamente.
Seppe aspettare pazientemente l'arrivo d'un convoglio proveniente dal Sud, che arrivó con considerevole ritardo.
E, soltanto quando al lato della piattaforma dove s'erano sistemate centinaia di persone accaldate e confuse, le porte s'aprirono per accoglierle tutte, s'avvicinó ad una giovane mamma accompagnata da due bambini, che stava sollevando con una mano un'imponente valigia, e contemporaneamente spingendo il passeggino in cui aveva sistemato il figlio piú piccolo.
Sentendosi toccare il culo, la donna, pressata da varie persone circostanti, non riuscí nemmeno a girarsi per scorgere chi le stesse dietro.
Cosí, ignorandone il responsabile , pensó si fosse trattato d'un incidente involontario, al quale non diede alcuna importanza.
Per Antonio rappresentó invece conferma importante ed ulteriore motivazione per continuare a perfezionare iniziative e strategie, in vista dell'incontro supremo e definitivo, quello con il Culo-del-Re.
Successivamente a tale episodio, la scelta dei bersagli avvenne in situazioni sempre piú diversificate e complesse.
Ma venne sempre evitata qualsiasi persona investita di rilevanza sociale.
Non soltanto per timore di conseguenze sgradevoli o ritorsioni legali.
Soprattutto perché non si possono penetrare le fitte barriere che, chi detiene potere, erige intorno a sé, senza ricorrere ad ingegnosi stratagemmi, i quali si contemplano soltanto quando s'é acquisita la dinamica d'una routine da eseguire con fiducia assoluta.
Furono quindi necessari diversi mesi , durante i quali, indistintamente, tutti i culi toccati furono di "gente comune".
Alla fine di tale periodo di collaudo, Antonio si sentí pronto per il grande salto.
Decise allora di consultare bollettini e notiziari che indicassero luoghi e date d'eventi con annunciata presenza del Re.
Non fu difficile incontrare l'occasione propizia.
Ogni anno, durante l'ultimo giorno d'Agosto, l'intera comitiva Reale percorre il tragitto che dal Palazzo conduce al ponte antistante la Torre.
Si celebra cosí la storica difesa della cittá che, quando minacciata dagli Unni nel Medio Evo, coraggiosamente insorse, allontanandoli per sempre.
Per osservare comodamente il corteo esistono centinaia di finestre e balconi.
Eppure molti cittadini preferiscono sistemarsi sui marciapiedi, convinti di poter essere, cosí, uditi uno ad uno dal monarca, che, al suo passaggio, cerca di non mostrarsi indifferente anche alla minima manifestazione d'apprezzamento.
Fragorose acclamazioni soverchiano ogni rumore prodotto dai molti veicoli che precedono ordinatamente la carrozza dalla quale il Re, in piedi, saluta la folla con vistosi gesti d'entrambe le mani.
Di certo il clamore e la confusione permettono d'avvicinarsi considerevolmente al corteo senza suscitare sospetti, ma, poi, é necessario escogitare uno stratagemma molto creativo per trovarsi a contatto diretto con il Culo-del-Re.
In realtá, anche il piano piú scrupoloso, puó fallire miseramente senza l'apporto d'una buona dose di fortuna.
Ed, infatti, a poco sarebbe servito presentarsi con un imponente mazzo di rosse scarlatte da allungare in direzione del sovrano,, se non si fossero verificate circostanze totalmente impreviste.
Appena prima che la carrozza reale svoltasse l'angolo dove s'era appostato Antonio, una coppia d'anziani si fece largo per mostrare alla nipotina il Re,, il quale ammiccó immediatamente, sporgendosi in avanti come per accogliere la bambina tra le braccia protese.
Quel gesto repentino aggiunto al rollio del mezzo in movimento, s'amplificó facendogli perdere l'equilibrio.
Per non cadere a faccia ingiú, dovette appoggiarsi goffamente alla Regina, che gli stava al fianco, tranquillamente seduta osservando la folla.
Abbracciandola cosí, si trovó nella posizione perfetta per Antonio, il quale, benedicendo tanta sorte, non si lasció scappare l'occasione piú importante della sua vita....
Indubbiamente, si trattó d'un "colpo-di-culo" notevole!
Eppure, quel contatto carnale non raggiunse proprio il risultato sperato.
Antonio, infatti, al contrario che in tutte le occasioni precedenti, non si sentí sicuro d'aver centrato il bersaglio.
Provó immediatamente una sensazione di stupore, venendo assalito dal dubbio che il Re fosse totalmente sprovvisto di quella che noi comuni mortali consideriamo una parte fondamentale del nostro corpo.
Come lui allora, chiediamoci il significato di questo racconto, ma, per favore  evitiamo di attribuire suprema importanza ad ogni culo reale!










martedì 28 novembre 2017

UN PAIO DI STIVALI IN MOVIMENTO .






Il racconto di oggi richiede da Voi uno sforzo supplementare , altrimenti solo sará un'insieme di immagini surreali , e poco s'inserirá nel contesto che m'interessa presentare .
Vi chiedo di ricorrere all'immaginario collettivo per visualizzare quello che le mie parole non possono descrivere .
Un'esile figura di donna , forse ancora adolescente , s'appoggia pigramente al tronco d'una quercia secolare , nel cortile antistante una chiesetta di campagna .
È giorno , ma presto sará notte .
Oltre che dall'angolazione delle ombre che s'allungano sul selciato , fino ad uscire dal nostro campo-visivo , si puó dedurre che ore siano dalla sensazione ovattata che pervade l'alito , s'appiccica alla pelle .
È il respiro delle piante che ci s'attacca ai polmoni .
Probabilmente siamo negli anni '50 , in una regione remota , poco popolata , al centro della Spagna .
Preferisco - peró - che sia la vostra fantasia a decidere quando e dove ambientare questa scena : magari é successa proprio ieri , nel paesello dove abita ancora vostra nonna , o si tratta d'una presenza eterea , che ricordate d'avere scorto durante la vostra infanzia e che , oggi , continua a suggerirvi sensazioni difficili da decifrare . Oppure é soltanto una provocazione , squallida , di PincoCarla .
Forse quella ragazza tu , lettore sconosciuto , l'hai davvero incontrata , hai scambiato un paio di parole con lei , prima d'accettarne l'invito .
Seguendone i passi decisi , hai percorso dietro di lei quel sentiero che t'ha indicato , dopo aver superata la soglia del cimitero , e prima di svoltare verso un cancelletto semi-aperto .
Osservando l'agile , energetico movimento di quelle gambe , poco appariscenti nella gonna di tessuto scuro , ti sei sorpreso ad immaginarle divaricate , come per confermare una disponibilitá che , al momento , era solo una supposizione .
Hai voluto combattere l'indolenza che , a volte , i dubbi generano .
Cosí - un po' smarrito - ti sei affrettato , affiancandoti a lei , proprio dove un cespuglio di rovi difficoltava il cammino .
La tua mano ha sfiorato il tessuto ruvido e sgradevole , paglia di fine-inverno , che s'attacca al pavimento umido del fienile .
In quell'istante , devi aver capito , per la prima volta , che un vestito di donna puó repellere , anche quando non copre interamente le sue forme .
La gonna , chiesta in prestito all'unica compagna-di-scuola che non sapesse dire di no , si abbinava male alla giacchetta di velluto marrone chiaro , cosí squadrata sulle spalle , da ricordare , da dietro , la sagoma d'uno spaventapasseri , protagonista d'una fiaba , mal contata , nel teatrino d'un burattinaio dilettante .
Un paio di stivali di cuoio grezzo , con un tacco appena accentuato , come quelli che uso io per l'equitazione , possono costituire un elemento suggestivo sessualmente , molti uomini vi ci vedono un  sofisticato strumento di seduzione femminile .
Ma , se usati per lungo tempo da piú d'una persona , allora , infangati e logori , servono solo a proteggersi dalle asperitá del terreno , e , forse , per facilitare la fuga , qualora si presentino situazioni di pericolo .
Io so che quelli ai piedi di quella ragazza , servirono anche a scalciare violentemente chi non rispettasse i patti .
Non meraviglia che alcuni , infatti , vedendosi proporre un incontro in un luogo appartato , in cambio di una piccola cifra di denaro , si sentissero incoraggiati a pensare che tutto fosse permesso .
Avrebbero avuto ragione , se quella ragazza fosse stata una puttana qualsiasi , come tante che sempre popoleranno questo mondo .
Ma - se cosí fosse stato - io non mi sarei motivata a raccontarvi la sua storia , non vi pare ?
Indipendentemente dalle aspettative suscitate , concedeva sempre pochissimo a quegli uomini , solo l'accesso indispensabile per un rapporto sessuale , in piedi , durante il quale non si permetteva di osservare quanto stesse succedendo .
È importante che sappiate che nessuno mai conobbe il suo nome .
Invece di inventarsene uno , da dare in pasto a chi le chiedesse di presentarsi , utilizzava sempre la stessa risposta , ripetendosi come un messaggio da segreteria-telefonica : « Come mi chiamo non importa , dimmi come ti chiami tu ! »
Neppure degnó mai d'un sorriso qualcuno di quegli uomini con cui trascorse brevi momenti d'intimitá .
Che avesse scelto un luogo adibito al culto religioso per proporre atti considerati peccaminosi dalla Chiesa , puó sembrare strano , indubbiamente .
In realtá , lí , trovava il coraggio che le sarebbe mancato in qualsiasi altro posto , non sarebbe mai entrata in un bordello , né avrebbe mai frequentato volontariamente locali considerati piú idonei all'esercizio della prostituzione .
Una volta s'oppostó al ciglio d'una strada asfaltata , suscitando immediato interesse negli automobilisti di passaggio .
Ma , confusa e spaventata , corse via , prima ancora che qualcuno fosse riuscito a parlarle .
Nel cortile di quella Chiesetta , accanto alla terrazza dov'era nata , in una afosa notte di Luglio , si sentiva invece protetta , e capace di qualsiasi iniziativa .
Un paio di giorni dopo la sua nascita , la madre , un'emigrante marocchina arrivata lí non si sa come , non sopravvisse alle conseguenze del parto , non programmato né assistito .
Dopo il suo battesimo , avvenuto lo stesso giorno del funerale della mamma , fu il sacerdote che celebró entrambe le cerimonie , ad occuparsi di lei .
Le venne concesso di vivere e crescere nei locali adibiti a Sacrestia , anche quando , per ragioni amministrative , si decise di trasferire altrove il Sacerdote , e non si volle dedicare piú alcuna attenzione ad un paese ormai spopolato .
È ingiusto abbandonare i luoghi dell'infanzia , per affrontare una vita in un ambiente non facile da capire , soprattutto quando sembra che il mondo finisca a 500 metri da lí .
Cosí lei decise di restare , per costruirsi un futuro proprio dove molti avevano abbandonato il proprio .
Tutti i pomeriggi , tranne la Domenica , che dedicava alla preghiera , appoggiata in modo indolente a quella quercia , verificava costantemente , dentro di sé , tutti gli stimoli che portano alla sopravvivenza .
Aspettava che qualche uomo venisse a cercarla , ma , intanto , assumeva una posa estatica .
Dissimulandosi nelle ombre della sera , il suo viso sosteneva il passare del tempo , mantenendo un'espressione immutabile .
La prima volta che un suo sorriso apparve , fu quando quella quercia si rifiutó di servirle ancora come appoggio , e se la scrolló di dosso .
Non si sa se - in quel momento - morí giovane , o se non fosse mai invecchiata .

giovedì 14 settembre 2017

CORPO ED IDENTITÁ .










Se siete riusciti a seguirmi - e l'apparente mancanza di " Sesso " degli ultimi Post non v'ha deluso o allontanati -  é giunto il momento d'affrontare argomenti che possano rivelarsi utili nella vostra quotidianitá .
So che non saranno le mie esperienze , né i miei consigli , a migliorarvi la vita , ma ho la sensazione che , svelandovi qui i miei errori esistenziali , si possa generare un benefico effetto per tutti voi .
Io sono una ragazza normalissima , dotata d'un corpo moderatamente attraente , e d'una mente capace d'osservare e dedurre .
Non ho avuto un'infanzia difficile , traumatica .
Sono - peró - cresciuta in un ambiente impregnato di valori materialistici .
Mi sono trovata presto a contatto con situazioni determinate dal bisogno di soddisfare il proprio Egoismo .
Ho conosciuto e frequentato molte persone che identificano la felicitá con l'acquisizione di beni materiali , o la realizzazione di progetti personali .
Dopo un iniziale smarrimento ( durato fino ad un paio d'anni fa' ) , sta nascendo in me una consapevolezza differente , sto imbracciando una filosofia , che mi sta portando lontana dai miti del consumismo .
Questa trasformazione deriva direttamente da alcune osservazioni elementari .
Vedo che il male principale della nostra societá é costituito dall'attaccamento che proviamo per gli oggetti .
Il nostro Ego tende ad identificarsi con quello che possediamo .
Oppure si mimetizza , finge di rifiutare la logica dei consumi , ma pretende altre forme di gratificazione .
Diventiamo cosí schiavi d'una agenda che c'impone mete ben precise , spesso fuori della nostra portata reale .
Siamo quello che realizziamo , il frutto dei nostri pensieri .
Non ci soddisfiamo mai , ricerchiamo sempre altro , provocandoci frustrazioni , ansia , sofferenze e , spesso , conducendoci alla depressione .
Inoltre , per procurarci sempre di piú , finiamo per pestare i piedi a coloro che ci troviamo accanto , e con i quali dobbiamo competere per gli stessi obiettivi .
Ne nascono incomprensioni , gelosie , tradimenti e vendette .
La discordia puó degenerare fino a provocare guerre , stermini e persecuzioni , anche catastrofi ecologiche .
Ecco perché , ora , io giro alla larga dai meccanismi perversi , di cui é imbevuto il nostro ambiente .
Vengo considerata " differente " , un po' pazza ed un po' incomprensibile .
Molti non credono che io esista veramente , oppure pensano che sia una grande mistificatrice , che somministra una pozione , senza averla neppure assaggiata .
Non m'importa affatto di queste opinioni .
Ma devo riconoscere a me stessa di essere ancora molto lontana dalla Veritá .
Ho solo iniziato un processo che si preannuncia lungo e complesso .
Impedisco al mio Ego di identificarsi con simboli dell'opulenza e del benessere , non spendo piú migliaia di Euro in Boutique rinomate , utilizzo quelle risorse per fini caritatevoli .
Ma , invece d'acquisire completa coscienza di quello che sono , ho soltanto trasferito la mia identitá altrove .
Ora é il MIO CORPO il centro dell'attenzione .
« È normale ! » - direte voi .
Indiscutibilmente , é proprio l'apparenza fisica a permettere di relazionarsi su questa Terra .
Non siamo puri spiriti , né cloni indistinguibili .
Dato che le sembianze femminili non corrispondono a quelle maschili , crediamo d'interpretare che il ruolo della donna , e quello dell'uomo , costituiscano un concetto basico di diversitá .
Cosí il sesso si trasforma in identitá .
La societá c'incoraggia , fin dall'infanzia , a diversificare i comportamenti a seconda del nostro genere , in ogni momento dell'esistenza , non soltanto nella sessualitá .
La vita assume significato , se ci realizziamo secondo l'identitá imposta dal nostro sesso .
Fortunatamente il progresso sta sfumando i contorni di questo paradosso .
Anche se in molte nazioni del Terzo-Mondo non si notano ancora segni d'apertura , tra noi Occidentali , per una donna essere single , o sterile , non rappresenta piú una disgrazia insormontabile .
Ma abbiamo introdotto altri miti pericolosi .
Adesso ci immoliamo sull'altare della forza , forma e benessere fisico ..
Sicuramente ci sono componenti commerciali che incentivano ad investire molto nel nostro aspetto estetico .
Fanno leva - peró - su sentimenti che sembrano nascere spontaneamente dentro di noi .
Crediamo che l'auto-stima corrisponda al modo d'apparire agli altri .
Se ci vediamo brutte e grasse , dobbiamo esserlo - poco importa l'obiettivitá .
Invece di riprogrammarci , accettandoci come siamo , soffriamo enormemente , se non possiamo cambiare gli attributi del nostro corpo .
Non so quando si siano registrati i primi casi di Anoressia , ma , indubbiamente,  é negli ultimi decenni che questa malattia si sta propagando .
La sua diffusione corrisponde ad un processo progressivo d'identificazione con la mente , una disfunzione egoica , di cui soffriamo un po' tutti .
Conosco ragazze che hanno un'idea di sé molto confusa .
Distorcono totalmente la realtá , sostituendo alla loro propria immagine un concetto mentale , che mai le soddisferá .
Se equipariamo la parte fisica con l'identitá , costruiamo la nostra rovina .
Non appena il corpo si degrederá , anche solo un pochino , con il passare del tempo o per qualche malattia , la nostra percezione sará negativa e le conseguenze nefaste .
Per favore , cerchiamo di acquisire la coscienza di chi siamo .





lunedì 21 agosto 2017

IL BORDELLO NELLA JUNGLA !!!


Nel lungo e tortuoso processo , che tutti noi affrontiamo in questa vita e che dovrebbe aiutarci a comprendere meglio le motivazioni e gli impulsi che ci spingono a certe azioni , non dovremmo mai tracurare un'attenta osservazione del Mondo Animale che ci circonda .
Un'importante ramo della ricerca scientifica - l'Etologia - studia l'esistenza di molte specie zoologiche in modo analitico e causale , tentando di stabilire una relazione tra i comportamenti , e le condizioni che li precedono e determinano .
Come essere bio-psico-sociale , mi interessa particolarmente riscontrare , nella " Natura " , tutte quelle componenti , che hanno permesso al Genere Umano di sviluppare , quella che noi chiamiamo " Cultura " .
Nella prima metá del secolo passato , prevalse la visione scientifica che uomini e donne dovessero distaccarsi dal Mondo Naturale e , per affermare la propria superioritá , fosse loro indispensabile antagonizzare le specie non-umane .
Fortunatamente , questo concetto si scontró con l'evidenza che - abbordando uno studio di come gli animali superiori , e soprattutto i primati , si relazionano con l'ambiente in cui si vengono a trovare - si possono dedurre anche preziose informazioni riguardanti Noi stessi ed i nostri comportamenti sociali .
La Psicologia moderna usa - frequentemente e con grande successo - l'analisi derivante dall'osservazione di reazioni tipiche degli animali , per confermare , complementare ed approfondire , il conoscimento dei fenomeni psicologici di Noi umani .
Molte conoscenze relative ai meccanismi della nostra psiche sono stati scoperti , semplicemente osservando esseri biologici , giudicati inferiori , ma dotati di una predisposizione per la vita sociale simile alla nostra .
Si aggiunga che - oltretutto - studi di questo tipo sono facilmente accessibili , anche in paesi del terzo-mondo , dotati di tecnologie poco sofisticate , mentre i costi relativi si rivelano senz'altro inferiori , a quelli necessari per svolgerli su scala umana .
Modelli e concetti teorici , derivanti da studi etologici , vengono ormai applicati per monitorizzare i progressi , che compiamo nella nostra infanzia .
Conseguentemente , si é appurato che , molte delle nostre scelte esistenziali , altro non sono , che reazioni naturali a stimoli presenti nel nostro ambiente evolutivo .
Permettemi , adesso , di rubarvi ancora 5 minutini , introducendo uno studio a cui é stata data ampia visibilitá in Media scientifici e non .
Due scienziati , Cristina Gomes e Christophe Boesch , in un Parco Nazionale della Costa-d'Avorio , hanno seguito attentamente - per lunghi anni - l'interattivitá degli individui , all'interno di una comunitá di una ventina di Scimpanzé .
È apparso loro - in modo inequivocalmente chiaro - che esistono rituali sessuali costantemente applicati , e delle cui componenti sociali é impossibile dubitare .
Pur non assumendo comportamenti monogami , le femmine concedono la loro disponibilitá sessuale , in modo selettivo e discriminante .
Le attenzioni , che i maschi rivolgono loro , raramente producono l'effetto sperato , mentre sono i bocconi alimentari , che alcune si vedono offire , a determinare il susseguente sviluppo del corteggiamento .
Pare proprio che le femmine si " prostituiscano " , nel senso che é loro abitudine riservare i " favori sessuali " , a quei partner maschi che comprendano la logica di offrire qualcosa in cambio .
Per di piú , conta anche la natura del " regalino " e , solitamente , un cibo piú raro e prelibato apre molte piú porte , che un semplice mazzo di foglie di bambù .. hehe ;-P
In molti casi , il processo é sorprendentemente semplice e diretto : il maschio arriva al cospetto di una Scimpanzé in estro , e le mostra , immediatamente , il cibo che intende offrirle ; lei lo analizza con interesse , e se lo ritiene adeguato alle sue aspettative , ancora prima di portarlo alla bocca , si volta , mostrando il posteriore , in segno dichiarato di disponibilitá .
Altri primati come i Gorilla , i Gibboni ed i Babbuini sembrano applicare meccanismi analoghi che regolano i rapporti sessuali , se non altro permettendo , a maschi " piú simpatici e generosi " , una specie di diritto di " prelazione " , quando la femmina é disponibile a venire montata .
Ne risulta che , lo sperma introdotto dai primi arrivati , rappresenta - per ovvii motivi - la pricipale componente , che determina la propagazione della specie .
Agli ultimi arrivati - di solito piú deboli , anziani e portatori di malattie - viene solo concesso un breve sfogo , quando , ormai , la fecondazione é avvenuta .
Non risultando una gravidanza , dall'accoppiamento con chi é palesemente in condizioni fisiche inferiori , si impedisce che il futuro della comunitá , sia messo in discussione .
È curioso peró che Madre Natura abbia scelto una consuetudine , in base alla quale , in una specie di baratto , il consenso al rapporto sessuale , viene concesso piú facilmente , a chi sa " comprarlo " , offrendo oggetti ed attenzioni , o mostrandosi determinato all'azione .
Se nella Jungla esistessero Bar & Ristoranti , quegli avventori maschi , che vi ci invitino le loro compagnie femminili , si assicurerebbero la successiva soddisfazione sessuale .
Non é ancora ipotizzabile , ma la continua evoluzione comportamentale potrebbe arrivare a creare rudimentali forme di " Bordello " , dove , alcune specie animali piú " evolute " , trovino un contesto , che permetta di retribuire in qualche modo , chi disponibilizza le sue funzioni procreative !!!
Lo suggerisco scherzando , ma é una possibilitá da non scartare totalmente !!

Di sicuro non Vi sfuggiranno tutte le implicazioni , che questi atteggiamenti comportano .
Si potrebbe dire che si tratta di un processo sociale istituzionalizzato , che determina - all'interno di una societá primitiva come quella degli Chimps - il concetto che il Sesso sia un " favore " , che puó venire " scambiato " , per ottenere vantaggi di altro tipo , come la possibilitá di una migliore alimentazione , o la gratificazione di constatare come la propria avvenenza venga apprezzata .
Non c'é bisogno di ricorrere ulteriormente a studi etologici , per poter affermare che - quindi - un comportamento simile , di noi donne che " affittiamo il nostro corpo " in cambio di compensi economici , trova riscontro nel Mondo Naturale e non dovrebbe suscitare tante perplessitá morali .

martedì 8 agosto 2017

HABIA .



Avrei preferito che l'ubicazione spazio-temporale di questo racconto rimanesse vaga , come se si trattasse di una favola .
Sapete quanto sia suscettibile al fascino della virtualitá e come , spesso , anche quando riferisco eventi reali , mi piaccia aggiungervi una patina di elementi onirici .
È mia profonda convinnzione che la vita di tutti sia un intricato gioco , che non si sottomette a regole fisse e che , quindi , si presta ad essere interpretato da ognuno in modo differente .
In questo caso , poi , siccome la protagonista é una ragazza come me , non escluderei che si possa utilizzare la sua storia anche come metafora della mia stessa esistenza .
Ma , se lasciassi scegliere , a chi legge , l'ambiente ed il periodo storico che piú gli sembra congeniale , forse tradirei i miei doveri di cronista imparziale , e di fedele illustratrice della realtá che ci circonda .
Mi vedo costretta , quindi , a scrivere un breve preambolo , che spero servirá a molti d'informazione .
Habia ha 22 anni e vive da sempre a Wadia , piccolo centro nel distretto di Therad Taluka in Nord-Gujarat , India , non molto distante dal confine con il Pakistan .
Assieme a lei , ed alla sua famiglia , vivono , in totale armonia , un migliaio d'altre persone dello stesso gruppo étnico , quello dei Saraniya .
Anche se non originari della zona , possono essere considerati come i legittimi occupanti del centinaio di piccole dimore di quel villaggio , la cui caratterstica principale consiste nel fatto che il 100% dei suoi abitanti é dedito alla prostituzione .
Vi risparmio i complessi dettagli storici che hanno favorito l'instaurarsi di questa situazione .
Per ora basta che sappiate che non si tratta di un fenomeno singolare in India : in Rajasthan , per esempio , esistono una dozzina di paesini abbarbicati sulle montagne , ed anche qualche cittadina densamente popolata , dove é considerato naturale che gli incontri sessuali a pagamento costituiscano l'unica forma di sussistenza .
Si deve risalire alla fine del XVII Secolo per incontrare i primi episodi di questo traffico che , ora , ai giorni nostri , é piú fiorente che mai .
Habia , dunque , é una contemporanea di noi tutti , non viene mostrata in un Museo , né rappresenta un mondo fatto di tradizioni , ormai anacronistiche ed inadeguate ai nostri tempi .

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QUANDO UN TRAMONTO NON LASCIA ORDINATAMENTE LA SCENA AL SUBENTRARE DELLA NOTTE , CI SONO MOTIVI PER PREOCCUPARSI .
I BAMBINI CHE GIOCANO RINCORRENDOSI PER LE STRADE POLVEROSE NON SANNO CHE É ORA DI RIENTRARE A CASA PER CONSUMARE L'ULTIMO PASTO DELLA GIORNATA E POSSONO ESTENUARSI IN UN MOTO APPARENTEMENTE SENZA FINE .
E I LORO GENITORI SI CHIEDONO SE SIA GIUSTO CASTIGARLI PER MANIFESTAZIONI D'INDISCIPLINA , CHE , LORO STESSI , INCORAGGIANO COSTANTEMENTE .
ANCHE GLI ANIMALI DOMESTICI RIMANGONO DISORIENTATI , CONTINUANO LA RICERCA DI CIBO , A CUI SI DEDICANO NELLE ORE DIURNE , INVECE DI FINGERE UN BISOGNO DI RIPOSO , COME LE OMBRE CHE VEDONO ALLUNGARSI CONTRO LE CAPANNE DEGLI ESSERI UMANI .
PER HABIA , IL RISTAGNARE DELLA LUCE CREPUSCOLARE RENDE DIFFICILE PREVEDERE QUANDO POTRÁ MOSTRARE UN POCO DI PIÚ DELLA SUA PELLE NUDA A CHI SI AGGIRA IN CERCA DI COMPAGNIA .
ALLORA INTONA UNA CANZONE .
PAROLE TANTO TRISTI DA SUSCITARLE UN TREMOLIO CHE POTREBBE TRASFORMARSI IN PIANTO , SE NON VENISSERO ACCOMPAGNATE DA UN ALLEGRO SOTTOFONDO MUSICALE .
IN WADIA NON SI É MAI SOLI .
QUANDO SI CANTA SI TROVA SUBITO UN'ALTRA VOCE AMICA CHE FACCIA DA ECO , PRIMA CHE DECINA DI MANI SCANDISCANO IL RITMO CRESCENTE D'UNA DANZA TRIBALE .
ED ANCHE UN CORTEGGIAMENTO PUÓ INIZIARSI LÍ , DI FRONTE AD UNA CAPANNA , SENZA CHE NESSUNO SI SCANDALIZZI , O IMPONGA CHE DIVENTI UN AFFARE PRIVATO , NASCOSTO DALLE PARETI D'UNA STANZA .
QUELLA STRANA SERA - PERÓ - LE ATTIVITÁ SESSUALI SEMBRAVANO SOLO UN RICORDO D'UNA EPOCA LONTANA .
PER HABIA E LE ALTRE NON SAREBBE STATO FACILE INCONTRARE CHI PAGASSE PER LA LORO COMPAGNIA , A CAUSA D'UNO SCIOPERO DEGLI AUTOTRAPORTATORI , SCONTENTI DELLE MISERRIME CONDIZIONI DI LAVORO , ED ANCORA IN ATTESA DEL MAGRO SALARIO DEGLI ULTIMI DUE MESI .
COSÍ , PER UNA VOLTA , INVECE DI ADOCCHIARE STRANIERI , SPERANDO CHE SI RIVELASSERO GENEROSI ED EDUCATI , TUTTE LE RAGAZZE DEL VILLAGGIO INIZIARONO A DANZARE SULLA SOGLIA DELLO LORO PRIMITIVE ABITAZIONI .
E GLI UOMINI DEL VILLAGGIO , CHE , SOLITAMENTE , SI IMPEGNAVANO A SUGGERIRE E CONSIGLIARE GLI AVVENTORI , ELOGIANDO LE CAPACITÁ AMATORIE DELLA LORO MOGLIE , O INDICANDO UNA GIOVANE VICINA COME DIVERTENTE ALTERNATIVA , RIMASERO AD OSSERVARE LA SCENA , SPETTATORI IN UN TEATRO COSTRUITO SUI LORO AFFETTI .
HABIA S'ALLONTANÓ D'UN PAIO DI METRI DALLA STUOIA CHE SOSTITUISCE LA PORTA DELLA CAPANNA .
È LÍ CHE SI FORMA UNA PICCOLA CODA DI UOMINI , IN ATTESA DI POTER ENTRARE E SDRAIARSI CON LEI SUL LETTUCCIO METALLICO DOVE OGNI MOVIMENTO CHE NON SIA RECIPROCO E CONDIVISO RISULTA DIFFICILISSIMO .
QUELLA SERA , INVECE , LE VENNE INCONTRO CORRENDO UN BAMBINO COMPLETAMENTE NUDO .
AD UN PASSO DA LEI , INCESPICÓ IN UN CUMULO DI CARTA STRACCIA E , AGGRAPPANDOSI AD UN PANNO STESO AL VENTO , FINÍ PER ARROTOLARSELO INTORNO , COME UNA COPERTA .
FORSE PER VOLERLO SCHERMARE DALLE RISATE DI TUTTI , O , SEMPLICEMENTE , PER DIMOSTRARGLI AFFETTO , HABIA ALLUNGÓ UNA MANO , E LO TIRÓ VERSO DI SÉ .
IN QUEL VILLAGGIO TUTTI SONO FIGLI DI TUTTI E DI NESSUNO .
NON ESISTE UNA PRECISA GERARCHIA NÉ , TANTOMENO , SI ATTRIBUISCE IL VALORE CHE DIAMO NOI ALLA GENEALOGIA .
QUEL BAMBINO , ANCHE SE BIOLOGICAMENTE FRUTTO DELLA GESTAZIONE DI UN'ALTRA DONNA , PROBABILMENTE FECONDATA DA UNO " STRANIERO " , IN QUEL MOMENTO SI SENTÍ CULLATO TRA LE BRACCIA D'UNA MAMMA .
ED OGNUNO DEI PRESENTI , UOMINI E DONNE , RICONOBBE IN LUI UN DISCENDENTE DELLA PROPRIA STIRPE .
IL GIORNO DEL SUO QUINDICESIMO COMPLEANNO , TUTTI SI RICORDERANNO DI COMMEMORARE IL SUO PASSAGGIO ALL'ETÁ ADULTA .
NEL CASO D'UNA RAGAZZA , SARÁ ANCHE IL PRIMO GIORNO DI " LAVORO " , L'INIZIO D'UNA PARTECIPAZIONE ATTIVA ALLA VITA ECONOMICA DI QUELLA COMUNITÁ .
AI RAGAZZI SI RICHIEDERÁ , ALLORA , DI IMPEGNARSI ATTIVAMENTE , IN MODO DA FAVORIRE IL COMMERCIO DELLE LORO COMPAGNE .
IN QUEL GIORNO VERRANNO INVIATI , PER LA PRIMA VOLTA , SULLE PRINCIPALI STRADE DELLA ZONA , ALLE FERMATE DEGLI AUTOBUS , NELLE STAZIONI FERROVIARIE , E IN MILLE ALTRI LUOGHI , DOVE SI POSSA PROMOZIONARE LA BELLEZZA DELLE DONNE CHE ABITANO WADIA .
AGIRANNO , COSÍ , DA " TESTIMONIALS " ED , AL CONTEMPO , DA MEDIATORI .
MUSICA E DANZE SENSUALI , BANCHETTI E VESTI SUNTUOSE NON SONO CONFINATI AD OCCOSIONI SOLENNI .
IN QUEL VILLAGGIO COSTITUISCONO UNA COMPONENTE COSTANTE DELLA VITA DI TUTTI I GIORNI .
QUANDO HABIA CAPÍ CHE LA SERA , FINALMENTE , SI FOSSE DECISA A FARE LA SUA APPARIZIONE , ABBASSÓ UN POCO LO SGUARDO , ORMAI STANCO COME I MOVIMENTI D'UNA DANZA SENZA PARTNER .
QUEGLI OCCHIONI COLOR DEL FUOCO NON SI SOFFERMARONO SU QUALCUNO IN PARTICOLARE .
ARROSSÍ LEGGERMENTE , AGGIUNGENDO , INVOLONTARIAMENTE , UN ELEMENTO DI CONTRASTO AI TONI DOLCI DELLA SUA CARNAGIONE OLIVASTRA .
QUEL SUO CALORE INTERNO S'OPPOSE , COME BALUARDO , ALL'INCIPIENTE FREDDO CHE SCENDEVA DAI MONTI .
L'OMBRA DEL SENO ALTEZZOSO SI EVIDENZIÓ IN QUEL CHOLI ARABESCATO DA COLORI CHE , ORMAI , NESSUNO PIÚ POTEVA DISTINGUERE .
PUR COPRENDOLE LE SPALLE , L'INDUMENTO LASCIAVA SCOPERTO L'ELEMENTO SONTOSO DI UN ELABORATO PROCESSO SEDUTTIVO , UN OMBELICO DOLCE COME UN FRUTTO DI FINE-ESTATE .
HABIA SI POSÓ UNA MANO SULLA FRONTE , DELICATAMENTE LISCIANDOSI COME PER RASSICURARSI , PER CALMARE IL FLUSSO DEI SUOI PENSIERI .
AVVOLSE UN RICCIOLO RIBELLE TRA LE DITA SFACCENDATE .
POI , UN SORRISO TIMIDO NASCOSE LA VERGOGNA DI DOVER PASSARE L'INTERA NOTTE DA SOLA .