sabato 21 settembre 2019

STATUE VIVENTI.








Se si fissa con lo sguardo un oggetto appena percettibile all'orizzonte, mantenendone vivida  l'immagine e non lasciandosi distrarre da nient'altro, la corazza dentro la quale ci si rifugia permette di rintuzzare con successo anche il piú atroce degli attacchi.
L'immobilitá che ne risulta, forma d'arte come la statua che s'impersona, é antidoto efficacissimo anche in situazioni estremamente drammatiche.
Le nuvole nel cielo scorrono tranquille, compiono il loro giro lasciandosi instradare dai venti, senza mai protestare, sono indipendenti da quello che succede quaggiú.
Osserviamole con attenzione, soprattutto quando oscure figure umane, ricoperte di stracci maleodoranti e di passamontagna da cui s'intravedono appena occhi malvagi, arrivano per invaderci anima e corpo.
Mentre mani ruvide cercano dappertutto e ci rimuovono gli stivali, ubbidiamo meccanicamente agli ordini , permettiamo pure che s'agitino le acque del ruscello in fondo al giardino.
Ricordiamoci che, chi cerca d'asservire l'ombra bianca d'una bandiera irriconoscibile tra mille altre, non é minimamente in grado d'alterare il corso delle stelle, o d'oscurare le proiezioni della mente.

lunedì 16 settembre 2019

SEMPRE DI MODA.







È soltanto l'ultima versione d'ogni cosa, quella che ci viene offerta ai sensi.
Di statue storpie, non abbiamo capacitá di scorgere pezzi asportati per vandalismo o accidente, dal terreno esausto sfuggono rigogliosi arbusti ormai obliterati dalla siccitá, delle pareti il colore che appare é quello della piú recente mano di vernice,
Sul tessuto in disuso, macchie e ghirigori, disegnati fatalmente, richiamano l'attenzione, come pure gli sfrisi sulla superficie dei banchi di scuola.
D'ogni oggetto ed azione riceviamo soltanto fotogrammi appena nati, orfani di cui non é concesso conoscere i progenitori, visionare la costruzione o replicare la sequenza.
È il manto che ricopre il mondo l'unica realtá evidente.
Verrebbe da pensare che anche gli esseri umani mostrino di sé soltanto quel modello che il tempo ha forgiato, la trasposizione contemporanea di sé.
Non é cosí!
Noi forniamo sempre una presentazione completa.
Per osservare e riconoscere quel panorama che condensa esistenze e testimonianze d'altri tempi, che riverbera ed illustra tutti i propotipi e le varianti della nostra essenza, il resoconto dettagliato e la trasposizione di ogni nostro momento, basta immergersi nella luce dei propri occhi.




sabato 14 settembre 2019

RUGGENDO AL MONDO.







Appena si esce dall'utero materno, nasce la necessitá impellente di ricorrere ai polmoni per immagazzinare aria da trasformare in veicolo di sussistenza.
Ecco, quindi, che ci si coinvolge in un pianto dirotto, che costituisce l'inevitabile forzatura del processo respiratorio appena avviato.
Una volta cresciuti, usufruendo di meccanismi biologici ormai indipendenti ad autosufficienti, si tende a trascurare la consapevolezza dei limiti della propria essenza, illudendosi d'essere privi di radici che vincolino al terreno.
E -cosí- si vive senza esistere, rifiutandosi di pilotare il vascello alla deriva, lasciandosi trascinare dall'inerzia.
Non coltivando alcun senso d'appartenenza, si viene travolti da eventi di cui non s'afferra il significato, finendo per identificarsi con l'angoscia d'un ambiente, che si reputa ostile ed insensibile.
Al contrario, se si crea casa affondandosi vigorosamente nel letamaio che ci accoglie, si afferma d'essere al centro di sé stessi, padroni della scala che da lí porta alle stelle, in grado di mantenersi sempre in controllo ed approfittare d'ogni opportunitá per trascendere.
Ruggendo al mondo, come leone intenzionato a non perdersi nemmeno un minuto del giorno.



mercoledì 11 settembre 2019

IL PATTO.








Se il patto con il mondo vegetale, redatto da molti millenni, ma mai ratificato, entrasse finalmente in vigore, moltissime delle nostre quotidiane difficoltá esistenziali verrebbero obliterate.
Alberi decani, che si portano scritta dentro tutta la storia dell'Universo, fornirebbero libero accesso alla magia di memorie senza tempo, all'alchimia di simboli coraggiosi e di fiamme purificatrici.
Sotto una corteccia d'aspetto indifferente, celano il compendio di maestose testimonianze, un concentrato di fogli di carta ruvida ricoperta di numeri e lettere, che il batticuore del legno antico trasforma in circoli concentrici. 
Lentamente pacati, s'imprimono i movimenti di pensieri e sensazioni ch'esalano dalle radici del terreno, attendendo il compimento dei fatti, come si osserva il timido passaggio alla dimensione immanente.
Amano le riunioni, e gli odori, che s'assembrano sottili all'ombra delle fronde ispide di chi racconta leggende sdoppiate, per fondersi alla linfa, che scorre al ritmo di fisamorniche addolorate.
Spettatori all'incontro del laboratorio circostante, seminano pazienza silenziosa in milioni di pacchetti incantati, germogli curiosi, dove é indicato l'itinerario che porta alla scoperta di brillanti colorati, e cinture nere arrotolate intorno a pannocchie di granoturco.
Svettano verso il cielo delle possibilitá, e se volessimo ascoltarli, offrirebbero gli occhi per salire fino al balcone dove ci si sente piú grandi del mondo, appoggiandosi alla ringhiera delle stelle.


venerdì 6 settembre 2019

PROIETTARSI ALLA LUCE DEL GIORNO.







La piú fondamentale delle espressioni umane durante l'esistenza terrena consiste nel proiettarsi al di fuori di sé stessi, alla luce del giorno, in modo da potersi valutare, confrontandosi con chi sta attorno.
Soltanto cosí é possibile riconoscersi come individui, caratterizzandosi.
Per svelare i segreti dell'inconscio, gli aspetti nascosti e repressi che ci portiamo dentro, conviene concentrare l'attenzione sui ritratti appesi alle pareti, raffiguranti tutto ció che odiamo in noi stessi, e, di conseguenza, disprezziamo negli altri.
Si utilizzino disgustose immagini esteriori per coadiuvare il processo modificatorio della propria essenza.
Non esitiamo a prendere in prestito gli opuscoli divulgativi, impressi dai nostri piú acerrimi nemici.
Contengono materiale indispensabile per la nostra formazione, molto piú prezioso delle comunicazioni che intratteniamo con chi non ci disputa idee e comportamenti.
La funzione riparatrice del rapporto umano, spesso s'estrinseca durante conflitti, empatia e compassione fioriscono in campi di battaglia e distruzione.
È proiettandoci al livello di chi c'osteggia che imbocchiamo il cammino della rinascita..
Invece, per chi si tiene tutto dentro, avanzare é impossibile.
Preferisce ingombrarsi il paesaggio interiore, tappezzandolo con tenebrose immagini di sé stesso.

martedì 3 settembre 2019

SCATURIRANNO VERSI SUBLIMI







A chi non riesce ad abbandonarla e fuggire lontano, conviene familiarizzarsi con la cella in cui abita.
Percorra con un dito le crepe che increspano pareti imbiancate di bruma e cloro statico, e si chieda perché appaiono cosí scialbe e disadorne.
Abbassi lo sguardo fino a raggiungere il livello dove l'emozione s'attenua, prima di spegnersi come polvere di stricnina, sparpagliata sul desco querulante tra la cupa immensitá dei tormentosi.
Decida, allora, d'affastarsi dal portone dove folle disordinate premono per entrare, e concepisca lí, sui suoi due piedi, immagini di poesia, mentre suonano migliaia di liuti danzanti al ritmo cristallino di gemme ispirate dalla brezza vergine d'incenso.
Scaturiranno versi sublimi, e colori splendidi, negli occhi di chi non ha mai dipinto un ritaglio di cielo o visitato una pinacoteca.
Un mondo impuro e degradato, nella mente dell'artista si libera dalle passioni, si veste d'armonia e svolazza leggero, spumeggiando nel cuore di chi lo ama.

sabato 31 agosto 2019

SI TAGLIEREBBERO LA TESTA D'UN SOL COLPO...






Lo sguardo introspettivo percorre umidi e tortuosi cunicoli, alla ricerca del segreto antro dove si confinano le sacerdotesse dell'altro tempo, con le quali costruisce folgoranti temperamenti di consapevolezza divina.
Ma, coloro che focalizzano la vista soltanto su ostacoli che inerpichino il cammino, finiscono per disorientarsi, ed inciampano nei loro propri piedi.
Ricorrono a maschere d'ardesia e scudi pesantissimi per repellere l'accecante impatto delle veritá.
S'impegnano a proiettare immagini su ogni superficie che le possa riflettere, senza preoccuparsi di contrastare le ombre del giardino proibito, si muovono a ritroso dando le spalle ai guardiani diligenti che coltivano le brume del mattino.
Si taglierebbero la testa d'un sol colpo, per sottrarsi al compito di guardarsi dentro.


giovedì 29 agosto 2019

ESTROMESSA PER AVER OSATO ECHEGGIARE






Percorre strade in salita e scalinate di pietra imbarazzata ma iridescente, ravviva l'aspetto dei prati che si mascherano nel trambugio pervasivo di luci surreali, avvolge il soffio di chi attende l'autobus da mesi, gocciola dalle ferite come miele appiccicoso che traspiri dalla mente, unguento che calma e dilata, accompagna di rassegnazione dolce la malinconia delle prime ore del mattino, é la canzone che tutti conoscono ma nessuno osa intonare.
Melodia inafferrabile, sussurro di corrispondenze misteriose, insinua aspettative insistenti, vortici di quiete momentanea e deliri insoddisfatti, trasfigura facciate di palazzi del settecento, s'inserisce rinvigorando il quadro di stoffe aderenti su cosce giubilanti, adduce gioia purissima e delicatezza inesprimibile in coloro che si dedicano ad udirla.
Stempera un languore segreto nelle ubicazioni piú inusitate, facendo credere d'aver raggiunto la casa dell'altro sole, quello che colora l'anima nel buio della sera.
Se questa musica vi s'insinua nel cuore, come avviene per molti milioni di persone, lasciate che ve lo spezzi in due, che sia sangue del vostro sangue, vertebra di pensieri rotondi, inebriati dell'amore che non dá tregua, che cammini suonando zampogne, imprimendo al cervello briciole argentate, come durante quei banchetti da cui é stata temporaneamente estromessa per aver osato echeggiare fuori dal portone principale.

mercoledì 28 agosto 2019

DIVERSI.






Tra le rocce che fiancheggiano l'angusto cunicolo dei desideri insoddisfatti, s'annidano tutti coloro che non corrispondono ai canoni stabiliti da autoritá rivestite d'unguenti soporiferi.
Cercano cosí di non venire individuati, e di sfuggire alla persecuzione in atto contro chi si rifiuta di farsi intrappolare dai recinti del pregiudizio.
S'aggirano titubanti e guardingi, vestiti come funghi mimetici o gnomi, intenti a preservare la foresta dagli effetti delle esclissi lunari e di speculazioni edilizie derivanti dal malumore commerciale. 
Provo per lo loro gli stessi sentimenti che mi suscitano immagini d'ingombranti imbarcazioni, confinate nello stagno dei miasmi imperituri, o impedite di spiegare le vele contro i venti di primavera.

sabato 24 agosto 2019

LE SPIRALI VISITATRICI.






Oltre la soglia del nostro udibile, minimamente percettibili nel marasma della memoria, le spirali visitratrici, composte di resistenza elastica e sinuosi rituali di lentezza, si ritrovano quando si rende necessario incominciare una nuova storia, cullandola nella dinamica che s'accende come pulviscolo d'incenso, direzionando fumo sempre verso il basso.
Si sistemano, allungandosi su materassi di gomma semi-sgonfi, prima di cercarsi in un abbraccio,  invisibile se la nebbia s'addensa nella sfera floscia circostante.
Intricano puntini che s'accendono in successione, nella sequenza ritmica originata dove il cammino s'é interrotto bruscamente, dando l'impressione di sfumare, con il tocco delicato di pensieri mascherati, la luce che si snoda, arrapincandosi e scalciando sassi verso l'alto.
Rispondono, con trilli vivaci, a saluti sparsi sul terreno della mente, incamminando ogni evento emozionale verso la battaglia della sopravvivenza, che rende l'esistenza stimolante, degna dell'attenzione individuale e collettiva.
Con sguardo intelligente, osservano, scuotendosi, il moto ondulatorio che imprimono ai mondi, aiutandosi con corde, a trainare assi troppo larghe e pesanti per finire tra sacchetti di sabbia.
Ed, arrivando davanti al cancelletto che preclude l'accesso alla scala dei ricordi, declamano, con voce querula, che si ascende a gradi, prima dondolando appena, poi galleggiando senza peso, ed infine spiraleggiando incessantemente.


mercoledì 21 agosto 2019

TUTTI AMMALATI...









Nel periodo storico attuale, le forze imperiose incaricate della dominazione si vedono costrette a riprogrammare importanti strategie.
Infatti, in nessuna circostanza é piú giustificabile la schiavitú fisica perpetrata direttamente.
Si devono, quindi, escogitare maniere che producano gli stessi effetti di quei meccanismi illeciti, che hanno tanto marcato la Storia, ma che presentino connotati socialmente accettabili.
Preferibilmente, conviene trasmettere all'opinione pubblica la nozione che ogni misura imposta, invece di costituire una repressione dell'individualitá personale, sia strumento necessario per attingere significativo miglioramento delle condizioni esistenziali d'ogni essere umano.
Con l'avvallo di quella comunitá scientifica, disposta ad asservirsi in cambio del riconoscimento ufficiale della propria importanza, risulta estremamente facile condizionare l'inconscio collettivo ed indirizzarne il comportamento.
È in simposi e congressi, a cui partecipano rinomati esperti, medici e professori, che, utilizzando ricerche di portata estremamente limitata, vengono definiti i parametri caratteristici di qualsiasi malattia.
In base a tali studi, ed alla opinabile estrapolazione di dati statistici, risulta che siamo tutti affetti da patologie importanti.
Non a caso, chi s'incarica di definire gli elementi per diagnosticarle, é anche chi elabora le cure e fornisce i farmaci per combatterle.
Viene consigliato a tutti di sottoporsi regolarmente a scrupolosi esami ed analisi, prima ancora che insorga qualche sintomo sospetto, vien fatto credere che un'accorta e tempestiva prevenzione possa risparmiare infiniti guai e sofferenze.
In realtá, si tratta d'uno stragemma per invogliarci ad entrare nella gabbia, con l'illusione che lá dentro ci aspetti il benessere perenne.
Il meccanismo dell'inganno é semplicissimo, applica la legge elementare che regola ogni attivitá commerciale: per aumentare i profitti si deve allargare la base su cui esercitare influenza, e, consequentemente, incrementare il numero dei potenziali clienti.
Applicando criteri arbitrariamente molto ampi, stabiliti per confermare l'esistenza di patologie presenti o future, si "arruolano" eserciti di fedeli consumatori di farmaci e terapie, convincendoli d'essere gravemente ammalati.
Molti dei "reperti anormali", presenti in analisi ed esami a cui ci sottoponiamo, invece d'essere indicatori di potenziali problemi, come ci viene fatto credere da chi ha interesse a spaventarci, costituiscono significativa conferma che gli aspetti della fisiologia individuale sono cosí molteplici e variati, ch'é praticamente impossibile ricavarne norme applicabili a tutti.




lunedì 19 agosto 2019

MISCELARE ERBE AROMATICHE NEI MARI DELLA LUNA.






Contrariamente a quanto sembra ovvio ed immutabile, non s'arriva dove tutto assume significato utilizzando il percorso piú corto e diretto. muovendosi come proiettili lanciati in direzione d'un bersaglio che presenti contorni evidenti.
Soltanto danzando intorno al fuoco acceso al centro d'una stanza angusta ed imbrunita, assecondando tamburi e flauti, si supera la distanza che allontana da sé stessi.
Non si prescinda -peró- dal prezioso apporto di chi ci prende per mano, ed aggiunge consapevolezza ai riti di tradizioni troppo spesso stravolte da ricordi inesistenti.
Da tale condivisione vibrante deriva il moto centrifugo che produce l'espulsione d'ogni peso superfluo, rispedendolo alle sue scomode origini.
Si rigenera cosí il grembo morbido dove s'accostava l'esistenza senza ipotecare alcuna libertá.
Ma, per sentirci ancor piú leggeri, lasciamoci guidare dall'idea di miscelare erbe aromatiche nei mari della luna, osservando come miriadi di fiorelli selvaggi avvolgano la biancheria dei luoghi dove si riesce a convivere in pace ed armonia.

mercoledì 14 agosto 2019

CHI GALLEGGIA NELLA SAVANA...






Rifiutano noccioli di pietra, le fauci di felini circospetti, alla ricerca di nutrimento nelle steppe del Serengeti, e solo si schiudono per addentare l'emozione d'un orizzonte infinito.
Allo stesso modo, nel calore salato che evapora dal latte in putrefazione, folle di nomadi e pellegrini annusano la terra bagnata, per riconoscere la provenienza delle cicatrici che ricoprono i corpi di donne sottoposte ad ogni umiliazione.
Si tatuano le caviglie, invece d'imbottire di lana grezza gli stivali d'antilope che sono costretti a calzare.
Camminano uno dietro all'altro, portando a spalla fucili imburrati di miele da vendere al mercato, chiaccherano a gesti, stringendo tra le dita le occhiate brillanti delle acace ed il rumore del frustino, che s'accanisce contro il tronco bianco dell'incenso.
Nella cittá fantasma, i fili elettrici s'attorcigliano in spirali senza senso, ricoprendo di scarabocchi pareti di calce, accovacciate per paura dei venti tropicali.
Chi indossa gonne di pelle di capra a strisce verticali, porta al collo pesantissimi fili di conchiglie gialle e blu; bracciali di rame ed orecchini d'ambra riflettono il colore della crudeltá inferta da frustate sgargianti, almeno fino a quando il distillato di sudore non si tinge del verde brillante con cui il té speziato infonde coraggio ai viandanti.
Da queste distese sconfinate non affiorano ricordi.
Se esiste il tempo, é come la nube bianca che solca il cielo in un istante, o lo scorrere di chi galleggia nella savana, non lasciando orme né tracce del suo passaggio.


lunedì 12 agosto 2019

MUFFE SMODERATE...








È nel buio di soffitte e cantine anguste, o in armadi vetusti mantenuti chiusi da secoli, che si incontrano i paesaggi nascosti di quando i nostri progenitori diventarono adulti.
Lá dentro, si rivivono i tempi in cui fiamme, sputate da fauci fetide di rettili giganteschi, venivano a stanarci, e l'olfatto era l'unico mezzo di soccorso a nostra disposizione.
Imparammo, proprio allora, ad usare la mente per catalogare ogni odore, e collegarlo alla memoria, in modo da poter rispondere adeguatamente ad ogni tipo di pericolo e minaccia.
Annusando ed immagazzinando sensazioni, creammo uno spazio personale per riflettere, dedurre e pensare a soluzioni efficaci.
Cosí, assecondando piú il "fiuto" che l'udito o altri sensi, progettavamo fughe tempestive ed ogni altro genere di attivazioni creative, ancor prima che fosse scrittto il primo capitolo della Storia.
Ancor oggi, pur impegnandoci a deodorare l'ambiente, camuffando ogni fragranza personale che fornisca identitá esclusiva, minuscole molecole possono ricondurci ai luoghi del destino, dove tutti finiscono per ritornare, prima o poi. 
Basta un soffio minuto, o l'alito di due parole, la goccia d'un profumo o l'aroma di ginestre disperso dal vento, per srotolare la mappa del tempo, e permettere che la ricchezza d'informazioni evocate ci spiani il cammino per sempre.



giovedì 8 agosto 2019

UTILE E CAPIENTE.







In tutte le case affittate ad ore per trascorrerci una vita, esiste un locale destinato a custodire delusioni, insulti del destino, eccessi e frustrazioni, oltre a tutti quegli oggetti materiali la cui funzione é tramontata o c'é sconosciuta da sempre.
Potrebbe rivelarsi rispostiglio capiente, dove immagazzinare in buon ordine molte conseguenze esistenziali, ma, per un motivo o per l'altro, spesso evitiamo di utilizzarlo, mantenendolo chiuso a chiave, evitando persino di passarci accanto.
Molti di noi non lo considerano piú utile d'una stanza d'albergo durante i mesi di chiusura, quando é immancabilmente vuota ed inospitale.
Se solo infilassimo dentro qualche parola smodata, quei tovaglioli di carta a cui si affidano tristezza e pianto, una forchetta sdentata ed il suo corrispettivo, pungente quanto la crudeltá d'uno schiaffo avventato, oppure tutta la vendetta e l'orgoglio di chi si sente umiliato, alleggeriremmo altri spazi vitali che rigurgitano parossisticamente.
Ci ostiniamo ad impilare in scaffali di cartone sensazioni sgradevoli, elucubrazioni precoci ed inconsistenti, e qualche pretenzioso.volo di fantasia, che costituisce bagaglio scomodo anche se poco ingombrante, per stiparli nei cassetti della memoria, giá saturati da tempo, asfissiando anche quei pochi sentimenti nobili che vi avevamo sistemato dentro.


lunedì 5 agosto 2019

SACCHI DI RIFIUTI DELLA MENTE...







Se si osserva attentamente il modo di camminare di qualcuno, ci si trova in possesso di tutti gli elementi necessari per decifrare la struttura dei suoi pensieri.
È indubbio che non ci si desloca senza l'apporto della mente, la quale, a sua volta, funziona al meglio quando accompagna direttamente il movimento delle gambe.
Rare sarebbero le eventualitá concesse per avanzare, se fosse precluso l'accoppiamento delle funzioni fisiche con quelle spirituali.
Eppure, il cammino del pensiero, costituisce spesso un fattore imprevedibile, si snoda secondo una logica, che raramente corrisponde a quella che regola ogni altro meccanismo dinamico.
Secondo me, risulta istruttivo riconoscere che, al contrario del moto deambulatorio, quello cogitativo é quasi sempre eccedente, caratterizzato da una iperproduzione di detriti.
Noto che la mole dei pensieri, che spesso soverchia l'esistenza dell'individuo, é tale da rendere necessaria una depurazione, che, di solito, avviene con estrema incuria, svuotando la mente senza chiedersi come e perché, e, cosí, disseminando sacchi di rifiuti idelogici in luoghi inappropriati ad accoglierli.
Di conseguenza, si vive in un mondo i cui autentici connotati scompaiono sotto cumuli di maleodorante lordume, un impasto di pensieri inutili e privi di senso, scartati da chi non sa piú che farsene.

lunedì 29 luglio 2019

IMPERDONABILE GESTO.





È nel pozzo delle ombre scure, dove si nascondono i paesaggi sfuggiti alle barriere di chi solleva la coperta stellata della notte, che si conficcano gli strali del nostro orgoglio.
Come tronchi tarlati e purulenti, emettono grida malevole e disperate, fumi e miasmi che si rodono ed arruginiscono, fino a disperdersi mordendo le piogge ed avvelenando il vento.
Secoli di abusi e miserie atroci si stemperano nella melma paralizzata dal gelo disegnato con rabbia da ostaggi che scivolano implacabili, abbracciando pigmenti e preghiere, e custodendosi tra le cataratte che vedono ogni giorno.
È difficile il compito dell'angelo caduto nella gabbia dei dannati.
Batte costantemente sui massi bianchi ed acidi che riflettono il sorriso delle parole indesiderate, é come se squartasse alberi divelti o saltellasse sul fondo del mare, invece di rimanere immobile, come marmo da cui trasudino soltanto due lacrime di polvere.
Osserva il fumo consumarsi tra le fiamme, il calore puó evaporargli il sangue, e la delusione disorientarlo con un gesto, rimuovendolo dal piedestallo di lana grezza, che copre l'imboccatura del pozzo.
Cadendo in ginocchio, il fiato gli si mozza per lunghi istanti.
La Luce appare sempre quando la paura d'affrontare il dramma la chiama imperiosamente.
Bastano pochi passi percorsi nelle tenebre, per avviarsi al suo incontro.
Ma, per trattenersela dentro, conviene aver sbriciato, almeno una volta, oltre l'orlo dell'abisso.
Altrimenti, sará soltanto un bagliore, fugace come il lampo, imperdonabile gesto di crudeltá nei confronti del fiore piú delicato.




sabato 27 luglio 2019

I PERSONAGGI DELLA LETTURA.







Scegliere le parole dentro le quali confinare un personaggio é un'impresa destinata sempre a rivelarsi incompleta e molto frustrante.
A nessuno scrittore é consentito accrescere la credibilitá di ció che presenta al pubblico che forzatamente misconosce.
Prima d'iniziare a vivere, l'essere creato per essere padrone di scenari fittizi, deve attendere non soltanto che le proprie caratteristiche risaltino dalle pagine in cui viene descritto, ma soprattutto che qualcuno s'incarichi d'interpretarle a suo modo.
Si verifica cosí il trasferimento di una parte importante dell'anima di chi si proietta all'interno delle pagine che sta leggendo.
La vista di chi percorre parole distilla la vita, guarda dentro dove chi le le ha scritte non puó arrivare.
Non é esagerato -quindi- attribuire al lettore ruolo superiore a quello dell'autore.
È leggendo che si fornisce ossigeno ai corpi imbalsamati affidati alle pagine d'un libro, permettendo loro di rivelare l'essenza di sé stessi.



giovedì 25 luglio 2019

L'ATTESA D'UNA SORPRESA CHE RIEMPIA IL CONTO DEGLI EVENTI.







Ogni sera, prima che le orecchie comincino a ronzare, mi soffermo ad inalare il silenzio del quaderno che custodisce il confine del mare tra la luce delle stelle, insieme a lunghi racconti di elfi, giraffe e balene blu.
Ma, come molti, temo che il vuoto d'un pensiero inatteso soffochi, e, la pioggia fitta che cade all'imbrunire, inghiottisca fino alle ginocchia.
Cosí, nella foresta immaginaria dove cerco rifugio, afferro la prima ombra volante che m'oscura la vista, scambiandola per liana resistente.
Ondeggio come salame appeso in cantina, illudendomi di far capo solo ed esclusivamente al destino.
Potessi riconoscere che, invece, sto costruendomi la trappola, da cui, poi, imploro che qualcuno mi venga a tirar fuori, deciderei di camminare veloce seguendo la mia voce, urlando che devo rimettere tutto in discussione, anche il nome di battesimo.
Non mi farei piú risucchiare la mente, la lascerei vagare, come veliero prima che s'innabissi e rimbombi dal fondo dell'oceano.
Mi sussurrerei all'orecchio che la strada é d'un colore intenso e sconosciuto, ma che conduce sempre a meta propizia.
Di certo, mi porterei lontano da quella boscaglia confusa e scura che il pantano della vita concima assiduamente con la polvere dei monumenti, il sudore delle tempie e l'attesa d'una sorpresa che riempia il conto degli eventi.





lunedì 22 luglio 2019

PERSONALITÁ PRESA IN PRESTITO.






L'identitá terrestre di ciascuno di noi, pur potendosi presentare in modo curioso, e spesso anche atipico, non sfugge alla logica di mercato di cui é impregnata profondamente qualsiasi societá e cultura planetaria.
È, infatti, un oggetto di consumo, come lo sono gli articoli in vendita nei negozi, i servizi offerti per facilitare mansioni e passatempi, oppure per provvedere alle necessitá piú imperiose.
Allo stesso modo, quegl'influssi che parassitano le menti umane, inducendole ad assumere atteggiamenti che non corrispondono alle loro intenzioni profonde, non formano mai parte dell'essenza esistenziale dell'individuo.
Ma, invece d'avventurarci in spiegazioni tortuose ed incongruenti, per giustificare un determinismo superiore di presenze la cui finalitá ci é sconosciuta, conviene riconoscere che, l'IO che riceviamo in dotazione alla nascita, é prodotto e distribuito per valorizzare lo sviluppo di caratteristiche totalmente estranee alla nostra natura personale, anche se ci compete assecondarlo.
Soltanto cosí risulta accessibile l'analisi delle realtá che la vita ci porta ad affrontare quotidianamente, ed ogni manifestazione d'una personalitá che non ci appartiene, affittata a tempo determinato, assume il valore d'un bene di rifugio, a cui ricorriamo tutti spesso, pur intuendo quanto sia futile e deperibile.


mercoledì 17 luglio 2019

SBAGLIARE A SCRIVERE...






Illudendoci d'incanalarle in frasi che per noi abbiano senso, ignoriamo che le parole appaiono sempre a loro proprio piacimento.
Per poter scrivere convenientemente -quindi- bisogna sottomettersi alla logica che prevede ed accetta costanti rischi di deragliamento, condonando ogni "errore" ortografico o sintattico, attribuendogli funzione salutare.
È cosí -infatti- che la spontanea rivolta del linguaggio s'impone.
Inutile, spesso controproducente, é cancellare, correggere o pensare a come parafrasare.
Si cerchi, piuttosto, di resistere all'impulso d'asservire alla coscienza ogni intervento letterario.
Non s'agisca come esseri braccati ed impauriti, che s'affannano a cancellare le orme dal terreno che si lasciano dietro.
Poco importa se alcune relazioni grammaticali si sfaldano, quando si sa che derivano da memorie aliene, e spesso sfuggono alla volontá di chi si sforza di mantenerle in ordine.
L'utilizzo del linguaggio é sempre problematico,
Ma, quando si plasma da sé divenendo inedito e distorto, é irresistibile, penetra e conquista.
La comunicazione esonda, affronta e travolge, soltanto se si libera da convenzioni e significati che regole e manuali impongono.
Produce allora l'impatto d'entitá in movimento, immensamente ribelle, mentre, se si ricoprisse di veste disciplinata, a nessuno offrirebbe da pensare.





lunedì 15 luglio 2019

I BINARI.








Metafore a parte, é tra i binari su cui scivola il metallo di treni lanciati verso destinazioni popolari, che si delimita l'ambiente sociale di chi accetti di muoversi dentro spazi regolati, alla ricerca d'una via comoda che sostituisca percorsi sofferti ed emarginanti.
Invece d'aggrapparsi al pendio della massicciata, rimanendo in bilico a penzoloni sull'abisso, molti cercano la protezione dell'itinerario prestabilito, elargito dall'ortodossia educativa, con la compiacente supervisione della cultura massificata.
Come soldati d'un esercito regolare, incolonnati geometricamente per impressionare ed intimorire nemici inesistenti, minimizzando le defezioni provocate dalla disubbidienza, avanzano compatti in direzione del niente, dove troveranno ad attenderli il salvadanaio delle incertezze.
Si nutrono avidamente d'ogni cartaccia abbandonata da chi, masticando fango, sorrideva a denti stretti e spruzzava inchiosto dalle dita, prima di barcollare e cadere pesantemente dove il ciottolato aguzzo emerge tra una traversina e l'altra.
Usano come arma il procedere insipido, tedioso e spesso letargico, conservano i cocci della vita in scatoloni ingenti, che sbatacchiano come se contenessero pepite d'oro, leggono, piú volte, tutte le parole del diario di bordo, ma ignorano i segni che si portano addosso, le storie scritte sul proprio corpo.
Fantocci disumanizzati che, invece di calpestare magma di rizomi infuocati per accedere a sogni d'ottimismo sconfinato, impiegano ogni energia rimanendo tra quei binari, dove il futuro lo si lascia dietro le spalle, ed il passato scompare tra le nebbie all'orizzonte.







giovedì 11 luglio 2019

PAURA D'ESSERE SOFFIATA




Lo sguardo di chi si specchia nelle minute aperture celesti, dove riposano le stelle, o rincorre nuvole precoci ed impertinenti, che giocano a sfigurare l'orizzonte, deve guadare distese immense della sostanza eterea che denominiamo «Atmosfera».
Lí vige la libertá incontrasta dell'aria che prospera e s'afferma.
Per vagare nei meandri dello spazio, la vista umana richiede il supporto di meccanismi biologici che derivano dal processo respiratorio.
Attraverso il naso o la bocca spalancata, particelle di cielo vengono risucchiate fino ai polmoni, dove vengono metabolizzate per contribuire al benessere fisico.
Ma si tratta d'una costrizione imposta dall'alto, alla quale l'aria s'assoggetta con grande riluttanza.
Non sopporta affatto di trasformarsi in respiro, odia entrare in cavitá dove esistono angoscia e disperazione, e miasmi putridi contagiano ogni ricordo.
Preferirebbe soffermarsi ad accarezzare i boschi di montagna, o lasciarsi cullare dai venti di scirocco, mantenendosi lontana da ombre distese che le s'aggrappano come ad una preghiera, mortificata in trappole e letti di paura.
Nessuno ascolta le sue lamentele, invece di rispettarne il rifiuto, tutti cercano d'adescarla per abusarne la fragranza ed il buon umore.


 

lunedì 8 luglio 2019

GRIDA RACCOLTE NELLA RISAIA.





Tutto il villaggio é una grande latrina.
Circondate da canne che ne confinano la sporcizia, le strade che lo percorrono brulicano d'animali che si dedicano ad imbrattarle fino a rederle scivolose ed indecise.
Quando piove, dal liquame scaturiscono miasmi che conducono a riconsiderare la percezione delle difficoltá quotidiane.
Bambini giocano nudi inseguendosi tra i rovi, per poi, sfiniti, appoggiarsi a lastre di marmo istoriate con scritte corrose, lapidi che confermamo l'esistenza d'altri mondi, ma non ne indicano l'ubicazione precisa.
Chi é insoddisfatto della socialitá vigente,  nasconde nella sabbia foglie spinose di fichi-d'India, ed aspetta che qualcuno ci cammini sopra a piedi scalzi.
Sapendosi impunibile, incoraggia anche gli amici ad infilzarsi come pesce disorientato o eccessivamente fiducioso.
Il rumore dei trattori che trasferiscono mercanzie invendibili é assordante.
Imitare gli astori che nidificano nel campanile, porta a camminare su cornicioni stretti quanto il palmo della mano, ma, se si cade nel vuoto, si finisce sotto un cumulo d'escrementi, prima che l'erba selvaggia lo trasformi in soffice ombrello, pronto a riparare dal soffio delle altalene.
Avvolti in lenzuola di corteccia, ci s'industria a crescere a dismisura, come gramigna che invade i muri di mattoni crudi.
Ognuno gioca nel fango, nella fossa dove butta gli avanzi dei suoi pasti, la buccia fina delle patate, le cotenne andate a male, un pacco di panni imbrattati e le penne delle galline appena macellate.
Sbraitano impazienti, coloro che s'adoprano ai lavori di casa, e coltivano le lande assolate, con lance aguzze ottenute mescolando cataste di fieno con grida raccolte nella risaia.



 

venerdì 5 luglio 2019

CECITÁ FURIOSA.






Quando gli occhi si trasformano in pietre scure e refrattarie, diventa proibitivo interpretarsi, emettere calore cerebrale, gesticolare a mani aperte, dando sfogo a noia o rabbia, non é concesso neppure un modesto gesto di rivalsa, si finisce per appendersi come frutto acerbo, al ramo ciodolante che sporge dal balcone del palazzo in cima alla collina.
Da lí, si scruta attorno come chi si ostenta dal manifesto elettorale affisso all'uscita d'una scuola elementare, oppure si compenetra l'immagine riflessa nello specchio tintinnante appeso accanto alla poltrona della nonna.
Ogni rapporto di potere si fonda sullo sguardo.
Aguzzando la vista, gettando occhiate torve, per non cammminare a tentoni nella notte, ci s'illude d'imboccare la strada che conduce dove l'orlo del precipizio si solleva fino a coprire l'orizzonte.
Ma, invece d'ammirare il paesaggio, ci s'innamora del proprio scempio, e non si riconoscono le orme di chi ci ha preceduto.




lunedì 1 luglio 2019

INCHIODANO CHI NON LE LEGGE.








La compagnia d'un libro ben scritto, aggiungendo sfumature e colore al movimento dei pensieri, spesso soccorre la mente di chi si lascia galleggiare per non immergersi al di sopra del collo.
Ma, per chi intraprende lunghe nuotate in alto mare, fendendo onde ed avanzando a grandi bracciate, limitarsi a leggere parole impresse su carta, risulta controproducente e rischioso.
Per orientarsi e dar significato alla sua azione, é necessario che cerchi parole nell'ambiente che lo accoglie, che stabilisca contatto profondo con le origini del mondo.
Provi a decifrare le frasi scritte sulle pinne delle balene, rivolga l'attenzione ai discorsi riportati sui carapaci di tartarughe intente a raggiungere la terra-ferma, capti le conversazioni che i pesci s'imprimono nella memoria o scolpiscono su conchiglie abbandonate tra i coralli.
Inizi a sillabare quanto gli appare dal fondo del mare, per poi passare a trascrivere tutte le leggende che vede scritte in un linguaggio che non concede pause né interpretazioni.
Capirá allora che parlano di lavoro e famiglia, di riposo e angoscia, di amori e disamori immensi.
Minuscoli filamenti che ondeggiano nella corrente, parole scure come lividi sulla pelle di chi si strofina contro i ghiaccioli del tempo, si rintanano e si sentono sicure dove, per scaldarsi, basta portarsi il cielo in grembo.
Inchiodano coloro che non sanno leggerle, sono boccate d'aria salubre nei polmoni di chi si ferma, stupito, ad ammirarle.


venerdì 28 giugno 2019

IMPARIAMO A SCRIVERE SENZA PAROLE!








Il ritmo delle parole stipate in furgoncini fermi in coda perché il semaforo é spento, scritte di fretta su finestrini e pareti di tessuto senza forma, é innaturale come il dondolio d'un vascello prima di salpare, offende l'equilibrio di chi si ferma prima di attraversare.
Procedendo a sbalzi, sono soltanto coreografia arida di strade senza curve, del vialone dove si scorre guardando verso il monumento eretto per celebrare un tempo che nessuno sa s'é passato o no.
Per incanalarle verso l'alba d'un nuovo mondo, si dovrebbe trovare il coraggio di affrontarle e chieder loro di denudarsi completamente, per rivelare le radici dell'essenza.
Immediatamente, allora, smetteremmo di mascherarci come attori sul palco dei dementi, elaborando drammi e sfoghi in toni di velluto, per auditori garbati ma disattenti.
Indosseremmo appena lenzuola di vento, incapaci di proteggerci dagli affronti del maltempo,  totalmente prive di furore simbolico e sintomi fittizi.
Emergeremmo dalla palude come elefanti accorsi per sbirciarsi tra di loro.
Per poter piangere, non ci rifugeremmo piú all'interno del linguaggio.
E, rielaborando il peso delle delusioni, rinunceremmo ad argomentare concetti e formule feticce, estratte dal formulario che c'hanno imposto di firmare prematuramente.
All'apice d'uno sfogo, non ricorreremmo ad espressioni verbali sentite e risentite migliaia di volte, ma, seduti come coleotteri nello strume, dischiuderemmo la scatola che contiene tutti i tesori.


lunedì 24 giugno 2019

SCHIAVI ABUSIVI.









Per entrare lá dentro non serve bussare alla porta ed annunciarsi.
L'accesso viene tassativamente negato a chi non vi risieda giá.
Stringenti norme si applicano per mantenere intatti i connotati dell'ambiente dove la schiavitú é praticata, indipendentemente dai motivi che la determinino.
Mi stupisce -quindi- che, ogni giorno, migliaia d'individui riescano ad evadere l'attenta sorveglianza e s'infiltrino subdolamente all'interno di quella struttura.
Sono schiavi abusivi, contravventori decisi, ma, forse, sabotatori involontari di quello stesso sistema del quale si sentono parte, e che contribuiscono attivamente a propagare.
Ritagliano per sé un ruolo operativo che definiscono anticonvenzionale, la cui portata rivoluzionaria sanno -peró- essere ininfluente ed illusoria.
E, perció, s'astengono dal ritenersi responsabili anche solo del parziale smantellamento della catena millenaria, caratteristica d'ogni processo di sfruttamento individuale.
Pur minando consapevolente tutte le piú intime implicazioni della loro presenza esistenziale, non si  riconoscono come alieni o antagonisti sociali.
Si spingono verso le folle nei momenti di maggiore confusione, quando piú denso é lo scorrere delle ore, mentre avvengono cataclismi politici o screzi professionali.
Frequentemente, si mimetizzano in vasti centri commerciali e blocchi d'uffici adibiti alla produzione d'una cultura massificata, che non rifiutano né amministrano.
Ogni notte, rimangono sotto le coperte a rabbrividire, finché non arriva il sogno in cui si succhiano le dita avidamente, proteggendosi le labbra dai raggi del tramonto.
L'opinione che hanno di sé stessi muta periodicamente, passando da un nulla all'altro, cercando il buio in ogni punto incandescente.
Nel calendario appeso alla parete, vedono la mappa del mondo che sfugge, mentre ci si sforza di proseguire la conversazione.
Dipingono con un cucchiaio inzuppato le strade del loro prologo. e, quando viaggiano in auto, si rintanano sempre nel sedile di dietro, convinti d'essere i protagonisti dello specchio retrovisore
È che si mostrano soltanto per non farsi scoprire, e l'unico compromesso che contemplano é quello di rinunciare ad esistere.






mercoledì 19 giugno 2019

OMBRA ALL'ORIZZONTE.







Gli sgoccioli ticchettanti degli ultimi istanti del giorno, prima d'allontanarsi per sempre, deambulano in tondo, forse smarriti o solo un po' perplessi, soffermandosi ad ammirare l'effetto di quei colori con cui hanno appena riverniciato il mondo.
Ma, soltanto quando, scandalosamente, i pigmenti rivelano forme e sguardi incuranti d'ogni decenza, si rende necessario soffocarli, per poi poterli rivestire con lo scuro pulsare della notte.
L'oscuramento s'accompagna con sospiri profondi, mentre i diversi colori si cancellano uno alla volta, senza che sia necessaria alcuna violenza.
Si tratta d'un meccanismo naturale di progressiva eutanasia, che pur conserva in sé, ben evidente, la matrice della vita.
Le onde del mare, allora, deglutiscono le ultime scintille di cui fuligini infuocate si sbarazzano per scappare a gambe levate, si spogliano della docile dolcezza d'un vestitino svolazzante, per calarsi nel brontolio esausto d'un manto impenetrabile.
Agli incroci delle strade compare il noioso bagliore della luce elettrica, ma, sulla schiena arcuata di fondali immensi, miriadi di balene scivolano al buio, incuranti di brontolii e richiami.
Alcune, prima d'immergersi, c'avevano guardato, mescolando un nome o due alla voce roca dei flutti.
Qualcuno di noi s'impegnó vanamente a richiamarle indietro, articolando poche vocali soffocate, e gesticolando al vento, prima che l'ombra bituminosa, ricoprendo anche l'orizzonte, cancellasse ogni desiderio di riscossa.





 

venerdì 14 giugno 2019

CERCHI CONCENTRICI.







Come cerchi concentrici, che si sovrappongono nelle pupille di chi s'immerge a fissarli intensamente, scrittura e lettura sempre finiscono per coincidere.
Ogni verbo che venga affidato all'esilio offerto dagli scaffali del tempo, sperduti quanto i libri che contengono, é destinato a suscitare curiositá e tenerezza, in chi venga a riscattarlo dal destino cartaceo.
Acquistando, cosí, la posizione corrispondente al suo ceto, nel ripostiglio della memoria trova rifugio eterno.
S'afferma imperiosamente quando abbandona la gabbia, dentro la quale lo scrittore l'aveva relegato, vedendosi trascritto nella memoria del lettore attento.
Inizia -allora- ad interagire con il mondo, vive, soffre, combatte, si rielabora alla luce dello spazio.
Anche se frainteso, costruisce ponti, scavalca avvallamenti e trincee, pur mantenendosi protetto da infezioni e contagi.
Al suo ritmo, scrittore e lettore ballano all'unisono, delimitando un territorio, all'interno del quale non é concessa la presunzione d'impartire direttive e l'ammutinamento é impensabile.
Chi scrive, tenga conto che, chi legge, svolge la funzione del rivenditore che s'incarica d'abbellire vetrine utilizzando prodotti che trova in magazzino, recapitati di notte, ed inviati da chissá dove.









mercoledì 12 giugno 2019

LE POZZANGHERE.








Non si creda che, per procedere il piú speditamente possibile, sia necessario evitare una ad una le pozzanghere che costellano i sentieri della vita.
Al contrario, é immergendovi i piedi scalzi e doloranti, che s'ottengono benefiche sensazioni di tranquilla frescura, e si ritemprano le forze necessarie per proseguire.
C'é concesso d'avanzare soltanto a piccoli passi su terreno impervio e disagevole, dov'é impossibile lasciare orme che altri possano seguire.
S'approfitti -quindi- d'ogni difficoltá, trasformandola creativamente in opportunitá dinamica ed induttiva.
È esercitandosi a marciare in condizioni avverse, che s'acquisice il metodo piú idoneo per valorizzare il significo della sofferenza ed ottenere progressi esistenziali, altrimenti irraggiungibili.
Invece di disperarci, quando corsi d'acqua limacciosa e dirompente c'interrompono la via, impegnamoci a guadarli con pazienza e determinazione, utilizzando proprio l'inadeguatezza come arte d'appoggio e sostegno.
Cosí facendo, probabilmente cadremo piú volte nei turbinosi vortici del destino, rischiando di venirne risucchiati e disorientandoci per un po'.
Certamente ci sbucceremo ginocchia e polsi contro spuntoni di roccia che demarcano gli anfratti piú profondi, ma diluendo cosí il sangue ribollente, incontreremo la forza di continuare. 
Ognuno di noi, sguazzando come mosca caduta a picco nel vino d'un bicchiere, invece di ubriacarsi di timori ed ansia, si ricordi che, fintanto che le ali si mantengono asciutte, é sempre possibile riprendere il volo verso le stelle del firmamento.




giovedì 6 giugno 2019

SALTELLA IMPAZIENTE...








Chi é convinto che scrivere sia un mero esercizio manuale, é incapace d'attribuire adeguato valore ad una delle piú sublimi attivitá umane, non riesce a raggiungere alcuna profonditá al di sotto della superficie visibile delle realtá.
È come bambino che, invece di lasciarsi condurre per mano da un adulto disposto a svelargli i segreti del bosco, si divincola e piagnucola, prima di rifugiarsi nella cameretta dove custodisce due o tre giocattoli ormai consunti.
Merita che parole pesanti e crudeli gli invadano la mente e ne minaccino l'equilibrio logico ed emotivo.
Per non diventare un sacco incapace d'accogliere altro che rifiuti, conviene prestare estrema attenzione al richiamo della scrittura, soprattutto quando avviene nei momenti piú impensabili ed apparentemente inopportuni.
Abbandoniamo subito qualsiasi altra occupazione, per risponderle in modo affermativo.
Fissiamola intensamente in quei suoi occhi cristallini, espressivi quanto le parole che ci suggeriscono.
Lasciamo che saltelli impaziente, che corra rumorosamente in tondo, mostrandosi disposta a farsi prendere.
Poi, mentre cerca di condurci per un braccio alla scrivania, sorridiamole con tenerezza e gratitudine.
E, quando ci sembri pronta, correspondiamo senza remore il suo desiderio di concedersi.
Anche soltanto per un paio di frasi, due o tre righe scritte di getto, prima di ritornare di nuovo su questo mondo.
Ridiamole poi la libertá che esige, e di cui si nutre continuamente.



  

lunedì 3 giugno 2019

IL BUIO DEGLI ODORI.







Determinando l'inizio della notte, l'orizzonte si tinge di scuro per nascondersi alla nostra vista per un po'.
Quando s'affoga il sole, i toni di colore piú intenso non riescono a sopravvivere.
Dimenandosi e gridando, s'allontanano per raggiungere l'antro misterioso, dove, come vecchi mobili ammassati in cantina, attendono impazienti d'essere richiamati al mondo.
Assiepati cosí, sembrano ortaggi destinati a fondersi per colmare pentoloni che nutrano ed intrattengano l'umanitá intera, almeno fino a che non sopraggiunga di nuovo il mattino.
Il nostro olfatto assume allora funzione di soccorso, costruisce sensazioni dove lo sguardo non penetra piú.
Emergono quegli odori e profumi che la luce manteneva sotto sequestro.
Discussioni, menzogne, tradimenti si presentano con il tanfo acre di sogni frettolosamente abbandonati tra l'immondizia.
Tutte le incomprensioni, durante il giorno guardandosi allo specchio, si possono rassicurare a vicenda, ma, al buio, divengono macchie ch'esalano fetori violenti, simili a quelli emessi da parole stropicciate con stizza o da singhiozzi di moribondo.
Esalazioni maleodoranti accompagnano ogni finzione indossata saltellando, e, mentre si scava dietro al palcoscenico, la puzza che s'espande impedisce di raggiungere l'acqua inbottigliata che avevamo nascosto proprio lí.
Anche in bagno, ed in cucina, prevalgono sensazioni olfattive sgradevoli quando si crede di sfidare il destino, mentre si finge d'ascoltare cosa dicono gli altri.
E, se ci s'incoraggia a cercare sotto al materasso spiegazioni esistenziali, i polmoni trasbordano di miasmi tossici e degradanti.
Al contrario, la pace del pensiero amorevole é sempre miscela di oleose essenze che provocano sublimi sensazioni olfattive.
Elargisce e stimola benessere in chi ne percepisce la fragranza, é particolarmente invitante ed appetitosa, prima che il chiarore dell'alba ne sfumi i contorni.



lunedì 27 maggio 2019

MESSAGGIO NELLA BOTTIGLIA.








Chi, abbandonato al proprio destino, affida disperati messaggi a galleggianti che navighino in balía dei capricci del vento e dell'incostanza dei movimenti marini, difficilmente riceverá risposta.
Scompariranno tra i flutti, oppure finiranno in luoghi dove nessuno presti loro attenzione.
Puó anche succedere che chi ne trovi uno e lo legga, pensi ad uno scherzo, e, con una risata, lo abbandoni sulla sabbia o lo rigetti alle onde.
La mancanza di solidarietá é una costante del comportamento umano, che non merita certo alcuna attenzione.
Consiglio -quindi- a chi si trovi in grande difficoltá, di cercare il conforto dove cresce rigoglioso, in quell'ambiente universale appositamente creato dall'Amore, dove all'egoismo é interdetta l'entrata e gli oggetti hanno forma arrotandata.
Non disperda le sue preziose energie invocando aiuto da chi non sa nemmeno come fornirlo.
Rivolga invece lo sguardo alle foglie che oscillano nella brezza mattutina, cerchi di decifrare tutti i nomi che si portano pirografati addosso; sotto ciottoli levigati ai margini d'un ruscello troverá risposte precise ad ogni quesito della vita; sappia che con l'erba allegra del prato rigoglioso si possono scrivere tutte le frasi della riscossa e del buon-umore.
Se proprio vuole inviare una richiesta d'aiuto, la depositi con fiducia tra i petali umidi d'un fiore.


mercoledì 22 maggio 2019

PERDERE IL FILO...









Rileggere quanto appena scritto é come andare a cercare giocattoli in soffitta, ripristinare l'uso d'un bicchiere in mille pezzi, costruire di nuovo il villaggio spazzato via dall'uragano, implorare il ritorno di quanto scomparso all'orizzonte o nel chiarore della bruma estiva.
Parole che, in prima stesura, sembravano docili e remissive, a nostro totale servizio. rivelano adesso la volontá imperiosa d'evadere dalla prigione in cui credevamo d'averle sistemate per sempre.
Sono lí, in fila ordinata, ma fremono d'impazienza, sognano di saltare e correre via, il piú lontano possibile dalla nostra vista.
Sapevamo che mai ci sarebbero appartenute totalmente, da tempo sospettavamo della loro ambiguitá.
Eppure, selezionandole, abbiamo coltivato l'illusione che volessero collaborare, aiutando ad esprimere e spiegare quanto ci passava per la mente.
Ora -peró- rivelano intenzioni ben differenti da quelle a cui le avevamo destinate.
Si ribellano ansiose a quella memoria melensa di fatti e pensieri, per noi degni d'essere tramandati su carta, per loro soltanto un passatempo stucchevolmente letterario.
Decise a rinnegare ed offendere tutto il processo che le ha create, se potessero, ci annichilirebbero le dita per sempre, riducendo in macerie quei dizionari dove ne verificammo l'esistenza
Incattivite e stanche, chiedono ora d'essere lasciate in pace.
E cosí faccio, evitando di riconsiderare il significato di questo mio scritto.





lunedì 20 maggio 2019

NOME.








Tutti i servizi aerei commerciali, persino i voli regionali di brevissima durata, sono contraddistinti da una sigla, formata da due lettere seguite da uno o piú digiti (al massimo quattro).
Sono tassativamente escluse altre forme denominative, si tratta d'una convenzione incontornabile.
OK, ma non sarebbe piú gradevole e sensato poter dar un nome umano all'oggetto meccanico che, come un compagno d'avventura, é in grado di condurci ad una destinazione dove, spesso, persone care ci attendono?
Se mi fosse concesso, sicuramente proporrei il nome d'una donna.
E non soltano perché suona meglio del suo corrispettivo maschile.
Probabilmente la scelta ricadrebbe sul vocabolo che piú stimola il desiderio di rifugiarmi ancora nel suo grembo.
Credo che, cosí, qualsiasi viaggio acquisterebbe un significato profondo, non limitandosi ad essere un trasferimento geografico ed un noioso rituale.
Assumerebbe sempre i connotati d'una esperienza extrasensoriale, molto coinvolgente.
Intraprendendolo, alimenteremmo la speranza di raggiungere un mondo remoto ed ancora da esplorare.
E, quando ci forzassero a sbarcare, non ci sentiremmo di certo arrivati a destinazione,
Soltanto un volo che porti un nome femminile profuma di mistero ed avventura, prelude alla felicitá che accompagna un incontro conturbante.
Battezziamolo noi con il nome di chi amiamo di piú.



 

venerdì 17 maggio 2019

I NOSTRI RELITTI.









Si passa l'esistenza a nascondere i propri relitti in luoghi reconditi e misteriosi, invece di contemplare l'idea di lasciarli alla vista di tutti, dando loro lustro e consistenza, trasformandoli in gioielli da esporre in bacheca, o dipinti incorniciati d'immenso.
Raramente si assume l'iniziativa di portarli in spiaggia per affidarli alla compassione del mare.
Si preferisce incastonarli in bancarelle ambulanti per non sopportarne gl'incarichi.
Spesso, ci si convince a lasciarli rotolare sull'asfalto della vita, nell'illusione che possano raggiungere quella casa dove il cuore si rifiuta di abitare.
Se si smettesse di trascinarli a forza, impigliandoli tra arbusti di cemento e carta, la mente, liberandosi, partorirebbe la luce, con l'eleganza di bambine scalze che passeggino all'ombra dei ciliegi.
I disastri forgiano soltanto chi, anche se abbagliato dall'arcobaleno, invece di perdersi tra trifogli e primule, procede spogliandosi e danzando come brezza a mezzogiorno, o ricordo di profumi infantili  annidatisi nelle tasche di cappotti malmessi, appesi ad un palo tondo, o dimenticati nel corridoio che conduce al tramonto.


 

martedì 14 maggio 2019

FRUTTA SUCCOSA E DOLCE.








Anche se praticamente impossibile, la raccolta a mano di tutti i sassolini, che il ruscello rifiuta di bagnare quando non piove da mesi, rappresenta sicuro punto d'ormeggio, per chi ricerca l'infinitá dell'amore.
Gesto tiepido ed avvolgente, come utero di mamma per la creatura che si porta dentro, fa parte del vocabolario di chi insegna ad osservare tutto dall'alto degli scogli, sbucciando mele raccolte dove si cammina senza sollevare polvere.
Senza inumidirsi le labbra per proferire insulti, né aggiustarsi i capelli, lasciando che si scompiglino osservando quel coltello conficcato verticalmente nell'orizzonte.
È tra lenzuola macchiate da macabri dolori, che s'insinuano le ambizioni represse.
Galleggiano soltanto sul lago appiattito dal ridimensionamento di sé stesse.
Lí, scorre leggera la mano che accarezza per costruire ponti ultrepassando muraglie e rocce, mentre tutte le parole che si pronunciano finiscono per assomigliarsi molto.
Lasciamo la cattiveria a chi la coltiva assiduamente, dato che la teatralitá di ch'inganna é duratura quanto una scritta sulla sabbia.
Le rughe del cuscino ospitano l'intimitá dei pensieri notturni, pochi attimi prima che la coperta che allunghiamo fin sopra la testa, li nasconda alla vista di tutti.
Diventa indifferente che il sole illumini direttamente il giardino della mente, quando anche inciampare in un'errore é conseguenza diretta dell'amore.
Ognuno -quindi- affronti la propria storia, addomesticandola come frutta succosa e dolce.
Addentandola per assaporarne la dolcezza della polpa, non esisti ad inghiottire anche l'amara durezza della scorza. 

giovedì 9 maggio 2019

RECIPROCAMENTE.








Interloquire é senz'altro il compito piú arduo a cui ci sottoponiamo.
Non si tratta soltanto di mettersi in bocca una parola dopo l'altra, in un linguaggio adeguato alle circostanze, piú o meno articolato a seconda del livello culturale di chi ci sta ad ascoltare, cercando di esprimere concetti plausibili, raccontare episodi vissuti direttamente o riferire quanto accaduto ad altri.
È interloquendo che c'immergiamo entusiasticamente nell'Universo, per dargli una forma che rispecchi le caratteristiche di noi stessi!
In modo da forgiare realtá che, non tradendosi nell'intenzione, c'appartengano totalmente.
Ed apporre sigillo e firma sulla porta che s'apre su libertá incastonate nel vento.
Si richiede -perció- abilitá estrema, quando ci si trova di fronte qualcuno (o qualcosa) che apostrofa verbalmente, in modo da rivolgere tutta l'attenzione che la sua condizione merita e le circostranze impongono.
Invece, molto frequentemente, si borbotta, fingendo di credere a ció che si rifiuta a priori, ostentando falso dispiacere o stupore, elaborando retoriche teatrali, come attori consumati che cerchino d'interpretare al meglio una trama che misconoscono.
Credendo che si tratti d'un rito propiziatorio, vi si dedica molta energia e sacrificio.
Ma, relazionandoci in tal modo, c'infliggiamo soltanto sofferenze improduttive, nell'illusione di riuscire ad evitare che ci scalfiscano dentro.
Barattiamo l'immagine ingiallita d'un nostro ritratto d'altri tempi, con la pretesa di concedere al mondo d'apparirvi, sfumato, nello sfondo.
Ci sistemiamo nel folto piú buio del bosco, invitando esclusivamente l'oscuritá a farci compagnia.
Lá dove non si vedono volti, e l'ombra non puó questionarci, dissolviamo in un bicchiere il dissidio che ci avviluppa , e come vacche nere, pascoliamo cieche, senza il coraggio di confessare un tradimento o rispondere a domande devastanti.
Invece, chi interloquisce saggiamente, alla notte sovrappone sempre il giorno, e, camminando senza sforzo, percorre, in un istante,  piú volte il giro del mondo.








venerdì 3 maggio 2019

LA BELLEZZA.











Se s'uniscono quei suoni originati durante la creazione dei mondi, alla forzata sillabazione del Nome, nell'estasi che si raggiunge, il linguaggio si trasforma in un comando brusco, in un'operazione di calcolo matematico, il cui simbolismo -spesso- assume contorni profetici.
Ecco perché, anche la polemica provocata da un pensiero caratterizzato da impulsi e passioni che sgorgano incontrollati, presuppone quella tendenza, che solo sentimenti profondi possono garantire.
Nel processo conoscitivo, l'atto intellettuale di confrontarsi con il concreto, costituisce il primo passo verso l'elaborazione d'una psicologia del profondo, che metta in pratica ogni dettame della fisica relativista.
In seguito, chi ricerca i lampi dell'intuizione per seguirne i bagliori intensi, si siede comodamente al centro vitale del suo tempo, assorbe la vita che gli corre attorno, e la trascrive in parole e musica, non trascurando l'ausilio figurativo, per spargerla in tutte le direzioni, in modo che a nessuno sfugga la sua portata.
Tale immaginazione si contempla intensamente fino a trsformarsi in essenza di sé stessa.
Da lí nasce, incontrastata, la bellezza, unica vera paladina della veritá.



sabato 20 aprile 2019

EROI.










Prima di qualsiasi battaglia, lo stratega supremo ricerca nella sua memoria immagini che permettano la creazione di personaggi idonei a combatterla.
Nascono cosí strane presenze, eroi improbabili, a cui é riservato il ruolo d'affermarsi tra innumerevoli comprimari.
Ecco che, segni profondi lasciati da violenze ovoidali ed arabeschi disegnati in fretta, prolungano lo spessore di visi inclinati in attesa d'essere affrontati. 
Li sorreggono strutture che, pur essendo asimmetriche alla base, si mantengono in equilibrio, erigendosi come antenne che trasmettano bollettini e segnali provocatori. 
Avvolti in mantelli mimetici, grigi con sfumature verdastre, camminano lentamente, ricurvi come se cercassero tra l'erba il ciondolo smarrito dalla nonna il giorno del suo matrimonio, rumorosi quanto aggeggi meccanici lasciati alle intemperie da sempre.
Tutti gli eroi hanno un corpo stilizzato, costituito da un insieme di tubi, neri come gli scarponi ed i guanti che sono obbligati ad indossare.
Mostrano braccia lunghe e muscolose, quando le incrociano per sollevarsi da terra, ma preferiscono mantenersi camuffati all'ombra di vegetazione incontrastata, fino a che giunga l'ora di sfoderare gesti appresi in un giorno di carnevale. 
E, se l'armatura dorata, a cui affidano la stravagante impresa di accompagnarli nel cammino tondo che riporta al punto di partenza, si dimostra un peso eccessivo, non riescono piú a nascondere tutta la stanchezza d'una saggezza spropositata.
È probabile che, allora, cadano a faccia ingiú, per masticare sabbia, nella speranza che si sciolga come neve, sentendosi ricoprire dalle goccioline salate che ombre immobili partoriscono al vento.
Ogni eroe sa che, l'ultima nota della composizione musicale a cui ha prestato orecchio, l'attende come il sonno nella sala color melagrana, dove, dietro pareti di cartone e trecce avvolte da un filo di lino, il sipario verde avvolge il busto di marmo, prima che venga svelato al pubblico osannante.



lunedì 15 aprile 2019

AMA VENERE , EVITA MARTE ..







Non é per mezzo dei nostri occhi umani che ci si apriranno le porte dell'Universo.
Noi qui, sulla Terra, percepiamo solo un'infinitesima parte della gamma di frequenze che la Luce puó emettere.
Ci affidiamo a tecnologie che consideriamo molto sofisticate, ma, se ci recassimo fuori da questo pianeta, molto probabilmente non riusciremmo a distingere la piú elementare forma di vita.
E, in un'atmosfera rarefatta o in un ambiente esclusivamente gassoso, ci sfuggirebbero numerose entitá spirituali lí presenti.
È perché non abbiamo ancora raggiunto livelli elevati di coscienza eterica.
Le nostre frequenze vibratorie sono ancora estremamente basse, compatibili soltanto con quelle della Terra, e di pochi altri corpi celesti molto primitivi.
Ma non ci si deve preoccupare: pur in attesa di perfezionarci, possiamo giá viaggiare liberamente nello Spazio Infinito. 
Sí perché -anche se " cosmicamente ciechi "- abbiamo dentro di noi, nel nostro Cuore, un Atlante completo del Creato.
Conosciamo astri lontani, dato che lá abbiamo trascorso vite precedenti.
Se abbiamo accettato di passare di nuovo dalla Terra é per metterci alla prova e, finalmente, apprendere ardue lezioni finora trascurate.
La nostra presenza qui, probabilmente, contribuirá ad innalzare l'attivitá vibratoria collettiva e permetterá presto quel salto di qualitá giá avvenuto in altre situazioni cosmiche.
Ma, per ora, pur apprezzando e rispettando il domicilio attuale, non dimentichiamo che esistono mondi infinitamente piú belli di questo, dove regnano armonia e serenitá, ed i problemi pratici sono ridotti al minimo.
Chi li abita é in grado di manipolare la materia con la sola forza del proprio pensiero.
Non ha bisogno d'alcun mezzo di trasporto.
Si muove nella quinta dimensione, dove tempo e spazio assumono connotati totalmente differenti da quelli che siamo abituati a riconoscere qui.
Accompagnata da altruismo e comprensione, la creativitá d'ognuno non conosce barriere, é una forma d'espressione divina, che vibra in assonanza con il Tutto..
In tali ambienti, l'Amore trionfa sempre e costituisce l'unica Realtá!
Il pianeta a noi piú vicino tra quelli che giá usufruiscono d'uno stato di gioia perenne e di flussi emozionali superiori, é Venere.
Nell'Antichitá, gli si attribuivano alcune delle caratteristiche tipiche di divinitá propiziatorie.
Chi vi é entrato in contatto adesso, conferma che le anime dei Venusiani sono dedite ad esperienze illuminanti e conducono un'esistenza equilibrata e divertente.
Il coraggio e la buona volontá che si richiedono, in quell'ambiente rigenerante si applicano istintivamente, senza sforzo o sacrificio.
Quindi -direte voi- non sarebbe meglio abbandonare immediatamente questa pattumiera e trasferirsi tutti in quel posto cosí meraviglioso?
Permettemi allora di ricordarvi che, con il corpo primitivo che abbiamo in dotazione, non sopravviveremmo a lungo respirando nuvole di anidride carbonica ad una temperatura di 400/500 C.
La logica ci porta piuttosto a considerare i Venusiani come esempi da emulare, pur rimanendo fisicamente dove ci troviamo in questi nostri giorni.
Cerchiamo -quindi- di trasformare la Terra in un "covo d'Amore", abbandonando per sempre l'idea di vivere sotto il segno della Paura.
Non é un processo molto complicato.
Basta liberarsi del bagaglio ingombrante costituito da complessi di colpa, vergogne ed inibizioni, che intrisecamente non appartengono alla nostra essenza.
Riconosciamo onestamente d'esserci ingannati durante lunghi secoli di guerre e sofferenze, da noi stessi provocate. 
Imponiamoci un cambio di direzione, invertiamo la polaritá.
Smettiamo di vestirci d'odio e di rancore.
Confezioniamoci un nuovo abito, che rispecchi gioia ed altruismo.
Gettiamo alle fiamme quella tunica scura e goffa, che, impostaci alla nascita, non c'é mai piaciuta , dentro la quale ci siamo sempre sentiti a disagio.
Siamo molto piú belli senza quell'obbrobrio addosso!! 
Crescendo spiritualmente, inizieremo presto a farci guidare dal Cuore, e non dall'interesse di chi ci vuole manovrare.
Rifiuteremo quanto non ci sembra giusto.
Capiremo che gli altri esseri umani non sono nemici, ma compagni che rendono piú divertente il viaggio.
Datevi il permesso d'entrare in contatto con Voi stessi.
Se i Venusiani ormai lo fanno spontaneamente é perché hanno percorso un lungo e laborioso processo di crescita spirtuale, che noi -invece- abbiamo appena iniziato.
Ma possiamo farci stimolare da quelle stesse alte frequenze che utilizzano loro, quelle che si propagano dal centro di Galassie luminose, e che sono a disposizione di chiunque sappia approfittarne.
Se c'imprigioniamo in gabbiette di plastica, credendo che siano la realtá, corriamo il rischio di lasciar passare l'opportunitá piú importante che si possa presentare.
Respingiamo energia beatificante e divina, per coltivare il nostro piccolo egoismo.
E -cosí- ci troviamo ad alimentare lo sgomento e l'insicurezza, impedendoci di comprendere il valore dei dolori che affrontiamo.
È tutta una questione di scegliere ció che piú ci conviene.
La tristezza e la sofferenza, oppure la gioia di sentirci allegri e liberi, simpatici e pieni d'iniziativa, in sintonia con il resto dell'Universo.
Io credo che sia un processo d'evoluzione giá alla portata di tutti noi, ma, a chi non riesce ancora a motivarsi, consiglio di contattare qualche Venusiano, uno dei tanti disposti ad offrire aiuto ed assistenza!!
Se volete v'insegno come si fa , é tanto facile come abbracciare un albero o far pipí nel mare ...











lunedì 8 aprile 2019

BOOMERANG !









Quando s'inviano in direzione delle stelle desideri appesantiti dall'orgoglio , non sorprenda che seguano una traiettoria ellittica per poi ritornare al punto di partenza.




sabato 6 aprile 2019

LA COMPAGNIA.









Quando ci vediamo allo specchio, é l'Universo che si riflette nei nostri occhi.
Il mare, la luna, il sole e miliardi di corpi celesti, abitano tutti nello spazio che creiamo per loro, sono lí per dimostrarci che siamo parte integrante d'un contesto molto ampio ed elaborato.
Quando uno spirito amico appare al nostro orizzonte, accogliamolo calorosamente: non ha intrapreso un lungo ed arduo viaggio, per sentirsi dire che siamo occupati o indisposti.
Ci porta il suo Amore, offre compagnia, ma s'aspetta -in cambio- benevolenza ed un po' d'attenzione.
Non basta riconoscerne le comunicazioni ed ascoltarle.
Bisogna nutrire la sua presenza, fornendo motivi che la giustifichino.
Il modo migliore é dimostrarsi disposti a cambiare, ad abbandonare abitudini deteriori, per imbracciare la creativitá.
Cosí facendo, si stabilisce un processo costruttivo, che beneficia tutte le parti coinvolte.
Consideriamo la visita d'uno spirito amico non soltanto un rituale; é per noi un'occasione propizia per fare un salto fuori dal corpo, aggrappandoci alla sua mano protesa.
Abituiamoci ad essere amati, non dubitiamo -mai piú- di chi ci viene a trovare, accettiamo con gratitudine quei regali che porta con sé.
Se sbarriamo la porta, entrerá dalla finestra, ma -soltanto se la sua presenza verrá accolta con amicizia- si dimostrerá utile ed affettuoso.
Il sentimento che lo motiva non é paragonabile a quello che ci si scambia sulla Terra, tra uomini e donne in cerca di compagnia.
Non puó vincere l'egoismo, non raggiunge anime indurite e dedite all'abbandono morale.
È -peró- in grado d'offrire luce e combustibile ad ogni focolare che sia giunto il momento d'attizzare, e di mantenerlo acceso, anche quando pioggie torrenziali e venti ciclonici vorrebbero annientarlo.