lunedì 22 luglio 2019

PERSONALITÁ PRESA IN PRESTITO.






L'identitá terrestre di ciascuno di noi, pur potendosi presentare in modo curioso, e spesso anche atipico, non sfugge alla logica di mercato di cui é impregnata profondamente qualsiasi societá e cultura planetaria.
È, infatti, un oggetto di consumo, come lo sono gli articoli in vendita nei negozi, i servizi offerti per facilitare mansioni e passatempi, oppure per provvedere alle necessitá piú imperiose.
Allo stesso modo, quegl'influssi che parassitano le menti umane, inducendole ad assumere atteggiamenti che non corrispondono alle loro intenzioni profonde, non formano mai parte dell'essenza esistenziale dell'individuo.
Ma, invece d'avventurarci in spiegazioni tortuose ed incongruenti, per giustificare un determinismo superiore di presenze la cui finalitá ci é sconosciuta, conviene riconoscere che, l'IO che riceviamo in dotazione alla nascita, é prodotto e distribuito per valorizzare lo sviluppo di caratteristiche totalmente estranee alla nostra natura personale, anche se ci compete assecondarlo.
Soltanto cosí risulta accessibile l'analisi delle realtá che la vita ci porta ad affrontare quotidianamente, ed ogni manifestazione d'una personalitá che non ci appartiene, affittata a tempo determinato, assume il valore d'un bene di rifugio, a cui ricorriamo tutti spesso, pur intuendo quanto sia futile e deperibile.


mercoledì 17 luglio 2019

SBAGLIARE A SCRIVERE...






Illudendoci d'incanalarle in frasi che per noi abbiano senso, ignoriamo che le parole appaiono sempre a loro proprio piacimento.
Per poter scrivere convenientemente -quindi- bisogna sottomettersi alla logica che prevede ed accetta costanti rischi di deragliamento, condonando ogni "errore" ortografico o sintattico, attribuendogli funzione salutare.
È cosí -infatti- che la spontanea rivolta del linguaggio s'impone.
Inutile, spesso controproducente, é cancellare, correggere o pensare a come parafrasare.
Si cerchi, piuttosto, di resistere all'impulso d'asservire alla coscienza ogni intervento letterario.
Non s'agisca come esseri braccati ed impauriti, che s'affannano a cancellare le orme dal terreno che si lasciano dietro.
Poco importa se alcune relazioni grammaticali si sfaldano, quando si sa che derivano da memorie aliene, e spesso sfuggono alla volontá di chi si sforza di mantenerle in ordine.
L'utilizzo del linguaggio é sempre problematico,
Ma, quando si plasma da sé divenendo inedito e distorto, é irresistibile, penetra e conquista.
La comunicazione esonda, affronta e travolge, soltanto se si libera da convenzioni e significati che regole e manuali impongono.
Produce allora l'impatto d'entitá in movimento, immensamente ribelle, mentre, se si ricoprisse di veste disciplinata, a nessuno offrirebbe da pensare.





lunedì 15 luglio 2019

I BINARI.








Metafore a parte, é tra i binari su cui scivola il metallo di treni lanciati verso destinazioni popolari, che si delimita l'ambiente sociale di chi accetti di muoversi dentro spazi regolati, alla ricerca d'una via comoda che sostituisca percorsi sofferti ed emarginanti.
Invece d'aggrapparsi al pendio della massicciata, rimanendo in bilico a penzoloni sull'abisso, molti cercano la protezione dell'itinerario prestabilito, elargito dall'ortodossia educativa, con la compiacente supervisione della cultura massificata.
Come soldati d'un esercito regolare, incolonnati geometricamente per impressionare ed intimorire nemici inesistenti, minimizzando le defezioni provocate dalla disubbidienza, avanzano compatti in direzione del niente, dove troveranno ad attenderli il salvadanaio delle incertezze.
Si nutrono avidamente d'ogni cartaccia abbandonata da chi, masticando fango, sorrideva a denti stretti e spruzzava inchiosto dalle dita, prima di barcollare e cadere pesantemente dove il ciottolato aguzzo emerge tra una traversina e l'altra.
Usano come arma il procedere insipido, tedioso e spesso letargico, conservano i cocci della vita in scatoloni ingenti, che sbatacchiano come se contenessero pepite d'oro, leggono, piú volte, tutte le parole del diario di bordo, ma ignorano i segni che si portano addosso, le storie scritte sul proprio corpo.
Fantocci disumanizzati che, invece di calpestare magma di rizomi infuocati per accedere a sogni d'ottimismo sconfinato, impiegano ogni energia rimanendo tra quei binari, dove il futuro lo si lascia dietro le spalle, ed il passato scompare tra le nebbie all'orizzonte.







giovedì 11 luglio 2019

PAURA D'ESSERE SOFFIATA




Lo sguardo di chi si specchia nelle minute aperture celesti, dove riposano le stelle, o rincorre nuvole precoci ed impertinenti, che giocano a sfigurare l'orizzonte, deve guadare distese immense della sostanza eterea che denominiamo «Atmosfera».
Lí vige la libertá incontrasta dell'aria che prospera e s'afferma.
Per vagare nei meandri dello spazio, la vista umana richiede il supporto di meccanismi biologici che derivano dal processo respiratorio.
Attraverso il naso o la bocca spalancata, particelle di cielo vengono risucchiate fino ai polmoni, dove vengono metabolizzate per contribuire al benessere fisico.
Ma si tratta d'una costrizione imposta dall'alto, alla quale l'aria s'assoggetta con grande riluttanza.
Non sopporta affatto di trasformarsi in respiro, odia entrare in cavitá dove esistono angoscia e disperazione, e miasmi putridi contagiano ogni ricordo.
Preferirebbe soffermarsi ad accarezzare i boschi di montagna, o lasciarsi cullare dai venti di scirocco, mantenendosi lontana da ombre distese che le s'agrappano come ad una preghiera, mortificata in trappole e letti di paura.
Nessuno ascolta le sue lamentele, invece di rispettarne il rifiuto, tutti cercano d'adescarla per abusarne la fragranza ed il buon umore.


 

lunedì 8 luglio 2019

GRIDA RACCOLTE NELLA RISAIA.





Tutto il villaggio é una grande latrina.
Circondate da canne che ne confinano la sporcizia, le strade che lo percorrono brulicano d'animali che si dedicano ad imbrattarle fino a rederle scivolose ed indecise.
Quando piove, dal liquame scaturiscono miasmi che conducono a riconsiderare la percezione delle difficoltá quotidiane.
Bambini giocano nudi inseguendosi tra i rovi, per poi, sfiniti, appoggiarsi a lastre di marmo istoriate con scritte corrose, lapidi che confermamo l'esistenza d'altri mondi, ma non ne indicano l'ubicazione precisa.
Chi é insoddisfatto della socialitá vigente,  nasconde nella sabbia foglie spinose di fichi-d'India, ed aspetta che qualcuno ci cammini sopra a piedi scalzi.
Sapendosi impunibile, incoraggia anche gli amici ad infilzarsi come pesce disorientato o eccessivamente fiducioso.
Il rumore dei trattori che trasferiscono mercanzie invendibili é assordante.
Imitare gli astori che nidificano nel campanile, porta a camminare su cornicioni stretti quanto il palmo della mano, ma, se si cade nel vuoto, si finisce sotto un cumulo d'escrementi, prima che l'erba selvaggia lo trasformi in soffice ombrello, pronto a riparare dal soffio delle altalene.
Avvolti in lenzuola di corteccia, ci s'industria a crescere a dismisura, come gramigna che invade i muri di mattoni crudi.
Ognuno gioca nel fango, nella fossa dove butta gli avanzi dei suoi pasti, la buccia fina delle patate, le cotenne andate a male, un pacco di panni imbrattati e le penne delle galline appena macellate.
Sbraitano impazienti, coloro che s'adoprano ai lavori di casa, e coltivano le lande assolate, con lance aguzze ottenute mescolando cataste di fieno con grida raccolte nella risaia.



 

venerdì 5 luglio 2019

CECITÁ FURIOSA.






Quando gli occhi si trasformano in pietre scure e refrattarie, diventa proibitivo interpretarsi, emettere calore cerebrale, gesticolare a mani aperte, dando sfogo a noia o rabbia, non é concesso neppure un modesto gesto di rivalsa, si finisce per appendersi come frutto acerbo, al ramo ciodolante che sporge dal balcone del palazzo in cima alla collina.
Da lí, si scruta attorno come chi si ostenta dal manifesto elettorale affisso all'uscita d'una scuola elementare, oppure si compenetra l'immagine riflessa nello specchio tintinnante appeso accanto alla poltrona della nonna.
Ogni rapporto di potere si fonda sullo sguardo.
Aguzzando la vista, gettando occhiate torve, per non cammminare a tentoni nella notte, ci s'illude d'imboccare la strada che conduce dove l'orlo del precipizio si solleva fino a coprire l'orizzonte.
Ma, invece d'ammirare il paesaggio, ci s'innamora del proprio scempio, e non si riconoscono le orme di chi ci ha preceduto.




lunedì 1 luglio 2019

INCHIODANO CHI NON LE LEGGE.








La compagnia d'un libro ben scritto, aggiungendo sfumature e colore al movimento dei pensieri, spesso soccorre la mente di chi si lascia galleggiare per non immergersi al di sopra del collo.
Ma, per chi intraprende lunghe nuotate in alto mare, fendendo onde ed avanzando a grandi bracciate, limitarsi a leggere parole impresse su carta, risulta controproducente e rischioso.
Per orientarsi e dar significato alla sua azione, é necessario che cerchi parole nell'ambiente che lo accoglie, che stabilisca contatto profondo con le origini del mondo.
Provi a decifrare le frasi scritte sulle pinne delle balene, rivolga l'attenzione ai discorsi riportati sui carapaci di tartarughe intente a raggiungere la terra-ferma, capti le conversazioni che i pesci s'imprimono nella memoria o scolpiscono su conchiglie abbandonate tra i coralli.
Inizi a sillabare quanto gli appare dal fondo del mare, per poi passare a trascrivere tutte le leggende che vede scritte in un linguaggio che non concede pause né interpretazioni.
Capirá allora che parlano di lavoro e famiglia, di riposo e angoscia, di amori e disamori immensi.
Minuscoli filamenti che ondeggiano nella corrente, parole scure come lividi sulla pelle di chi si strofina contro i ghiaccioli del tempo, si rintanano e si sentono sicure dove, per scaldarsi, basta portarsi il cielo in grembo.
Inchiodano coloro che non sanno leggerle, sono boccate d'aria salubre nei polmoni di chi si ferma, stupito, ad ammirarle.


venerdì 28 giugno 2019

IMPARIAMO A SCRIVERE SENZA PAROLE!








Il ritmo delle parole stipate in furgoncini fermi in coda perché il semaforo é spento, scritte di fretta su finestrini e pareti di tessuto senza forma, é innaturale come il dondolio d'un vascello prima di salpare, offende l'equilibrio di chi si ferma prima di attraversare.
Procedendo a sbalzi, sono soltanto coreografia arida di strade senza curve, del vialone dove si scorre guardando verso il monumento eretto per celebrare un tempo che nessuno sa s'é passato o no.
Per incanalarle verso l'alba d'un nuovo mondo, si dovrebbe trovare il coraggio di affrontarle e chieder loro di denudarsi completamente, per rivelare le radici dell'essenza.
Immediatamente, allora, smetteremmo di mascherarci come attori sul palco dei dementi, elaborando drammi e sfoghi in toni di velluto, per auditori garbati ma disattenti.
Indosseremmo appena lenzuola di vento, incapaci di proteggerci dagli affronti del maltempo,  totalmente prive di furore simbolico e sintomi fittizi.
Emergeremmo dalla palude come elefanti accorsi per sbirciarsi tra di loro.
Per poter piangere, non ci rifugeremmo piú all'interno del linguaggio.
E, rielaborando il peso delle delusioni, rinunceremmo ad argomentare concetti e formule feticce, estratte dal formulario che c'hanno imposto di firmare prematuramente.
All'apice d'uno sfogo, non ricorreremmo ad espressioni verbali sentite e risentite migliaia di volte, ma, seduti come coleotteri nello strume, dischiuderemmo la scatola che contiene tutti i tesori.


lunedì 24 giugno 2019

SCHIAVI ABUSIVI.









Per entrare lá dentro non serve bussare alla porta ed annunciarsi.
L'accesso viene tassativamente negato a chi non vi risieda giá.
Stringenti norme si applicano per mantenere intatti i connotati dell'ambiente dove la schiavitú é praticata, indipendentemente dai motivi che la determinino.
Mi stupisce -quindi- che, ogni giorno, migliaia d'individui riescano ad evadere l'attenta sorveglianza e s'infiltrino subdolamente all'interno di quella struttura.
Sono schiavi abusivi, contravventori decisi, ma, forse, sabotatori involontari di quello stesso sistema del quale si sentono parte, e che contribuiscono attivamente a propagare.
Ritagliano per sé un ruolo operativo che definiscono anticonvenzionale, la cui portata rivoluzionaria sanno -peró- essere ininfluente ed illusoria.
E, perció, s'astengono dal ritenersi responsabili anche solo del parziale smantellamento della catena millenaria, caratteristica d'ogni processo di sfruttamento individuale.
Pur minando consapevolente tutte le piú intime implicazioni della loro presenza esistenziale, non si  riconoscono come alieni o antagonisti sociali.
Si spingono verso le folle nei momenti di maggiore confusione, quando piú denso é lo scorrere delle ore, mentre avvengono cataclismi politici o screzi professionali.
Frequentemente, si mimetizzano in vasti centri commerciali e blocchi d'uffici adibiti alla produzione d'una cultura massificata, che non rifiutano né amministrano.
Ogni notte, rimangono sotto le coperte a rabbrividire, finché non arriva il sogno in cui si succhiano le dita avidamente, proteggendosi le labbra dai raggi del tramonto.
L'opinione che hanno di sé stessi muta periodicamente, passando da un nulla all'altro, cercando il buio in ogni punto incandescente.
Nel calendario appeso alla parete, vedono la mappa del mondo che sfugge, mentre ci si sforza di proseguire la conversazione.
Dipingono con un cucchiaio inzuppato le strade del loro prologo. e, quando viaggiano in auto, si rintanano sempre nel sedile di dietro, convinti d'essere i protagonisti dello specchio retrovisore
È che si mostrano soltanto per non farsi scoprire, e l'unico compromesso che contemplano é quello di rinunciare ad esistere.






mercoledì 19 giugno 2019

OMBRA ALL'ORIZZONTE.







Gli sgoccioli ticchettanti degli ultimi istanti del giorno, prima d'allontanarsi per sempre, deambulano in tondo, forse smarriti o solo un po' perplessi, soffermandosi ad ammirare l'effetto di quei colori con cui hanno appena riverniciato il mondo.
Ma, soltanto quando, scandalosamente, i pigmenti rivelano forme e sguardi incuranti d'ogni decenza, si rende necessario soffocarli, per poi poterli rivestire con lo scuro pulsare della notte.
L'oscuramento s'accompagna con sospiri profondi, mentre i diversi colori si cancellano uno alla volta, senza che sia necessaria alcuna violenza.
Si tratta d'un meccanismo naturale di progressiva eutanasia, che pur conserva in sé, ben evidente, la matrice della vita.
Le onde del mare, allora, deglutiscono le ultime scintille di cui fuligini infuocate si sbarazzano per scappare a gambe levate, si spogliano della docile dolcezza d'un vestitino svolazzante, per calarsi nel brontolio esausto d'un manto impenetrabile.
Agli incroci delle strade compare il noioso bagliore della luce elettrica, ma, sulla schiena arcuata di fondali immensi, miriadi di balene scivolano al buio, incuranti di brontolii e richiami.
Alcune, prima d'immergersi, c'avevano guardato, mescolando un nome o due alla voce roca dei flutti.
Qualcuno di noi s'impegnó vanamente a richiamarle indietro, articolando poche vocali soffocate, e gesticolando al vento, prima che l'ombra bituminosa, ricoprendo anche l'orizzonte, cancellasse ogni desiderio di riscossa.





 

venerdì 14 giugno 2019

CERCHI CONCENTRICI.







Come cerchi concentrici, che si sovrappongono nelle pupille di chi s'immerge a fissarli intensamente, scrittura e lettura sempre finiscono per coincidere.
Ogni verbo che venga affidato all'esilio offerto dagli scaffali del tempo, sperduti quanto i libri che contengono, é destinato a suscitare curiositá e tenerezza, in chi venga a riscattarlo dal destino cartaceo.
Acquistando, cosí, la posizione corrispondente al suo ceto, nel ripostiglio della memoria trova rifugio eterno.
S'afferma imperiosamente quando abbandona la gabbia, dentro la quale lo scrittore l'aveva relegato, vedendosi trascritto nella memoria del lettore attento.
Inizia -allora- ad interagire con il mondo, vive, soffre, combatte, si rielabora alla luce dello spazio.
Anche se frainteso, costruisce ponti, scavalca avvallamenti e trincee, pur mantenendosi protetto da infezioni e contagi.
Al suo ritmo, scrittore e lettore ballano all'unisono, delimitando un territorio, all'interno del quale non é concessa la presunzione d'impartire direttive e l'ammutinamento é impensabile.
Chi scrive, tenga conto che, chi legge, svolge la funzione del rivenditore che s'incarica d'abbellire vetrine utilizzando prodotti che trova in magazzino, recapitati di notte, ed inviati da chissá dove.









mercoledì 12 giugno 2019

LE POZZANGHERE.








Non si creda che, per procedere il piú speditamente possibile, sia necessario evitare una ad una le pozzanghere che costellano i sentieri della vita.
Al contrario, é immergendovi i piedi scalzi e doloranti, che s'ottengono benefiche sensazioni di tranquilla frescura, e si ritemprano le forze necessarie per proseguire.
C'é concesso d'avanzare soltanto a piccoli passi su terreno impervio e disagevole, dov'é impossibile lasciare orme che altri possano seguire.
S'approfitti -quindi- d'ogni difficoltá, trasformandola creativamente in opportunitá dinamica ed induttiva.
È esercitandosi a marciare in condizioni avverse, che s'acquisice il metodo piú idoneo per valorizzare il significo della sofferenza ed ottenere progressi esistenziali, altrimenti irraggiungibili.
Invece di disperarci, quando corsi d'acqua limacciosa e dirompente c'interrompono la via, impegnamoci a guadarli con pazienza e determinazione, utilizzando proprio l'inadeguatezza come arte d'appoggio e sostegno.
Cosí facendo, probabilmente cadremo piú volte nei turbinosi vortici del destino, rischiando di venirne risucchiati e disorientandoci per un po'.
Certamente ci sbucceremo ginocchia e polsi contro spuntoni di roccia che demarcano gli anfratti piú profondi, ma diluendo cosí il sangue ribollente, incontreremo la forza di continuare. 
Ognuno di noi, sguazzando come mosca caduta a picco nel vino d'un bicchiere, invece di ubriacarsi di timori ed ansia, si ricordi che, fintanto che le ali si mantengono asciutte, é sempre possibile riprendere il volo verso le stelle del firmamento.




giovedì 6 giugno 2019

SALTELLA IMPAZIENTE...








Chi é convinto che scrivere sia un mero esercizio manuale, é incapace d'attribuire adeguato valore ad una delle piú sublimi attivitá umane, non riesce a raggiungere alcuna profonditá al di sotto della superficie visibile delle realtá.
È come bambino che, invece di lasciarsi condurre per mano da un adulto disposto a svelargli i segreti del bosco, si divincola e piagnucola, prima di rifugiarsi nella cameretta dove custodisce due o tre giocattoli ormai consunti.
Merita che parole pesanti e crudeli gli invadano la mente e ne minaccino l'equilibrio logico ed emotivo.
Per non diventare un sacco incapace d'accogliere altro che rifiuti, conviene prestare estrema attenzione al richiamo della scrittura, soprattutto quando avviene nei momenti piú impensabili ed apparentemente inopportuni.
Abbandoniamo subito qualsiasi altra occupazione, per risponderle in modo affermativo.
Fissiamola intensamente in quei suoi occhi cristallini, espressivi quanto le parole che ci suggeriscono.
Lasciamo che saltelli impaziente, che corra rumorosamente in tondo, mostrandosi disposta a farsi prendere.
Poi, mentre cerca di condurci per un braccio alla scrivania, sorridiamole con tenerezza e gratitudine.
E, quando ci sembri pronta, correspondiamo senza remore il suo desiderio di concedersi.
Anche soltanto per un paio di frasi, due o tre righe scritte di getto, prima di ritornare di nuovo su questo mondo.
Ridiamole poi la libertá che esige, e di cui si nutre continuamente.



  

lunedì 3 giugno 2019

IL BUIO DEGLI ODORI.







Determinando l'inizio della notte, l'orizzonte si tinge di scuro per nascondersi alla nostra vista per un po'.
Quando s'affoga il sole, i toni di colore piú intenso non riescono a sopravvivere.
Dimenandosi e gridando, s'allontanano per raggiungere l'antro misterioso, dove, come vecchi mobili ammassati in cantina, attendono impazienti d'essere richiamati al mondo.
Assiepati cosí, sembrano ortaggi destinati a fondersi per colmare pentoloni che nutrano ed intrattengano l'umanitá intera, almeno fino a che non sopraggiunga di nuovo il mattino.
Il nostro olfatto assume allora funzione di soccorso, costruisce sensazioni dove lo sguardo non penetra piú.
Emergono quegli odori e profumi che la luce manteneva sotto sequestro.
Discussioni, menzogne, tradimenti si presentano con il tanfo acre di sogni frettolosamente abbandonati tra l'immondizia.
Tutte le incomprensioni, durante il giorno guardandosi allo specchio, si possono rassicurare a vicenda, ma, al buio, divengono macchie ch'esalano fetori violenti, simili a quelli emessi da parole stropicciate con stizza o da singhiozzi di moribondo.
Esalazioni maleodoranti accompagnano ogni finzione indossata saltellando, e, mentre si scava dietro al palcoscenico, la puzza che s'espande impedisce di raggiungere l'acqua inbottigliata che avevamo nascosto proprio lí.
Anche in bagno, ed in cucina, prevalgono sensazioni olfattive sgradevoli quando si crede di sfidare il destino, mentre si finge d'ascoltare cosa dicono gli altri.
E, se ci s'incoraggia a cercare sotto al materasso spiegazioni esistenziali, i polmoni trasbordano di miasmi tossici e degradanti.
Al contrario, la pace del pensiero amorevole é sempre miscela di oleose essenze che provocano sublimi sensazioni olfattive.
Elargisce e stimola benessere in chi ne percepisce la fragranza, é particolarmente invitante ed appetitosa, prima che il chiarore dell'alba ne sfumi i contorni.



lunedì 27 maggio 2019

MESSAGGIO NELLA BOTTIGLIA.








Chi, abbandonato al proprio destino, affida disperati messaggi a galleggianti che navighino in balía dei capricci del vento e dell'incostanza dei movimenti marini, difficilmente riceverá risposta.
Scompariranno tra i flutti, oppure finiranno in luoghi dove nessuno presti loro attenzione.
Puó anche succedere che chi ne trovi uno e lo legga, pensi ad uno scherzo, e, con una risata, lo abbandoni sulla sabbia o lo rigetti alle onde.
La mancanza di solidarietá é una costante del comportamento umano, che non merita certo alcuna attenzione.
Consiglio -quindi- a chi si trovi in grande difficoltá, di cercare il conforto dove cresce rigoglioso, in quell'ambiente universale appositamente creato dall'Amore, dove all'egoismo é interdetta l'entrata e gli oggetti hanno forma arrotandata.
Non disperda le sue preziose energie invocando aiuto da chi non sa nemmeno come fornirlo.
Rivolga invece lo sguardo alle foglie che oscillano nella brezza mattutina, cerchi di decifrare tutti i nomi che si portano pirografati addosso; sotto ciottoli levigati ai margini d'un ruscello troverá risposte precise ad ogni quesito della vita; sappia che con l'erba allegra del prato rigoglioso si possono scrivere tutte le frasi della riscossa e del buon-umore.
Se proprio vuole inviare una richiesta d'aiuto, la depositi con fiducia tra i petali umidi d'un fiore.


mercoledì 22 maggio 2019

PERDERE IL FILO...









Rileggere quanto appena scritto é come andare a cercare giocattoli in soffitta, ripristinare l'uso d'un bicchiere in mille pezzi, costruire di nuovo il villaggio spazzato via dall'uragano, implorare il ritorno di quanto scomparso all'orizzonte o nel chiarore della bruma estiva.
Parole che, in prima stesura, sembravano docili e remissive, a nostro totale servizio. rivelano adesso la volontá imperiosa d'evadere dalla prigione in cui credevamo d'averle sistemate per sempre.
Sono lí, in fila ordinata, ma fremono d'impazienza, sognano di saltare e correre via, il piú lontano possibile dalla nostra vista.
Sapevamo che mai ci sarebbero appartenute totalmente, da tempo sospettavamo della loro ambiguitá.
Eppure, selezionandole, abbiamo coltivato l'illusione che volessero collaborare, aiutando ad esprimere e spiegare quanto ci passava per la mente.
Ora -peró- rivelano intenzioni ben differenti da quelle a cui le avevamo destinate.
Si ribellano ansiose a quella memoria melensa di fatti e pensieri, per noi degni d'essere tramandati su carta, per loro soltanto un passatempo stucchevolmente letterario.
Decise a rinnegare ed offendere tutto il processo che le ha create, se potessero, ci annichilirebbero le dita per sempre, riducendo in macerie quei dizionari dove ne verificammo l'esistenza
Incattivite e stanche, chiedono ora d'essere lasciate in pace.
E cosí faccio, evitando di riconsiderare il significato di questo mio scritto.





lunedì 20 maggio 2019

NOME.








Tutti i servizi aerei commerciali, persino i voli regionali di brevissima durata, sono contraddistinti da una sigla, formata da due lettere seguite da uno o piú digiti (al massimo quattro).
Sono tassativamente escluse altre forme denominative, si tratta d'una convenzione incontornabile.
OK, ma non sarebbe piú gradevole e sensato poter dar un nome umano all'oggetto meccanico che, come un compagno d'avventura, é in grado di condurci ad una destinazione dove, spesso, persone care ci attendono?
Se mi fosse concesso, sicuramente proporrei il nome d'una donna.
E non soltano perché suona meglio del suo corrispettivo maschile.
Probabilmente la scelta ricadrebbe sul vocabolo che piú stimola il desiderio di rifugiarmi ancora nel suo grembo.
Credo che, cosí, qualsiasi viaggio acquisterebbe un significato profondo, non limitandosi ad essere un trasferimento geografico ed un noioso rituale.
Assumerebbe sempre i connotati d'una esperienza extrasensoriale, molto coinvolgente.
Intraprendendolo, alimenteremmo la speranza di raggiungere un mondo remoto ed ancora da esplorare.
E, quando ci forzassero a sbarcare, non ci sentiremmo di certo arrivati a destinazione,
Soltanto un volo che porti un nome femminile profuma di mistero ed avventura, prelude alla felicitá che accompagna un incontro conturbante.
Battezziamolo noi con il nome di chi amiamo di piú.



 

venerdì 17 maggio 2019

I NOSTRI RELITTI.









Si passa l'esistenza a nascondere i propri relitti in luoghi reconditi e misteriosi, invece di contemplare l'idea di lasciarli alla vista di tutti, dando loro lustro e consistenza, trasformandoli in gioielli da esporre in bacheca, o dipinti incorniciati d'immenso.
Raramente si assume l'iniziativa di portarli in spiaggia per affidarli alla compassione del mare.
Si preferisce incastonarli in bancarelle ambulanti per non sopportarne gl'incarichi.
Spesso, ci si convince a lasciarli rotolare sull'asfalto della vita, nell'illusione che possano raggiungere quella casa dove il cuore si rifiuta di abitare.
Se si smettesse di trascinarli a forza, impigliandoli tra arbusti di cemento e carta, la mente, liberandosi, partorirebbe la luce, con l'eleganza di bambine scalze che passeggino all'ombra dei ciliegi.
I disastri forgiano soltanto chi, anche se abbagliato dall'arcobaleno, invece di perdersi tra trifogli e primule, procede spogliandosi e danzando come brezza a mezzogiorno, o ricordo di profumi infantili  annidatisi nelle tasche di cappotti malmessi, appesi ad un palo tondo, o dimenticati nel corridoio che conduce al tramonto.


 

martedì 14 maggio 2019

FRUTTA SUCCOSA E DOLCE.








Anche se praticamente impossibile, la raccolta a mano di tutti i sassolini, che il ruscello rifiuta di bagnare quando non piove da mesi, rappresenta sicuro punto d'ormeggio, per chi ricerca l'infinitá dell'amore.
Gesto tiepido ed avvolgente, come utero di mamma per la creatura che si porta dentro, fa parte del vocabolario di chi insegna ad osservare tutto dall'alto degli scogli, sbucciando mele raccolte dove si cammina senza sollevare polvere.
Senza inumidirsi le labbra per proferire insulti, né aggiustarsi i capelli, lasciando che si scompiglino osservando quel coltello conficcato verticalmente nell'orizzonte.
È tra lenzuola macchiate da macabri dolori, che s'insinuano le ambizioni represse.
Galleggiano soltanto sul lago appiattito dal ridimensionamento di sé stesse.
Lí, scorre leggera la mano che accarezza per costruire ponti ultrepassando muraglie e rocce, mentre tutte le parole che si pronunciano finiscono per assomigliarsi molto.
Lasciamo la cattiveria a chi la coltiva assiduamente, dato che la teatralitá di ch'inganna é duratura quanto una scritta sulla sabbia.
Le rughe del cuscino ospitano l'intimitá dei pensieri notturni, pochi attimi prima che la coperta che allunghiamo fin sopra la testa, li nasconda alla vista di tutti.
Diventa indifferente che il sole illumini direttamente il giardino della mente, quando anche inciampare in un'errore é conseguenza diretta dell'amore.
Ognuno -quindi- affronti la propria storia, addomesticandola come frutta succosa e dolce.
Addentandola per assaporarne la dolcezza della polpa, non esisti ad inghiottire anche l'amara durezza della scorza. 

giovedì 9 maggio 2019

RECIPROCAMENTE.








Interloquire é senz'altro il compito piú arduo a cui ci sottoponiamo.
Non si tratta soltanto di mettersi in bocca una parola dopo l'altra, in un linguaggio adeguato alle circostanze, piú o meno articolato a seconda del livello culturale di chi ci sta ad ascoltare, cercando di esprimere concetti plausibili, raccontare episodi vissuti direttamente o riferire quanto accaduto ad altri.
È interloquendo che c'immergiamo entusiasticamente nell'Universo, per dargli una forma che rispecchi le caratteristiche di noi stessi!
In modo da forgiare realtá che, non tradendosi nell'intenzione, c'appartengano totalmente.
Ed apporre sigillo e firma sulla porta che s'apre su libertá incastonate nel vento.
Si richiede -perció- abilitá estrema, quando ci si trova di fronte qualcuno (o qualcosa) che apostrofa verbalmente, in modo da rivolgere tutta l'attenzione che la sua condizione merita e le circostranze impongono.
Invece, molto frequentemente, si borbotta, fingendo di credere a ció che si rifiuta a priori, ostentando falso dispiacere o stupore, elaborando retoriche teatrali, come attori consumati che cerchino d'interpretare al meglio una trama che misconoscono.
Credendo che si tratti d'un rito propiziatorio, vi si dedica molta energia e sacrificio.
Ma, relazionandoci in tal modo, c'infliggiamo soltanto sofferenze improduttive, nell'illusione di riuscire ad evitare che ci scalfiscano dentro.
Barattiamo l'immagine ingiallita d'un nostro ritratto d'altri tempi, con la pretesa di concedere al mondo d'apparirvi, sfumato, nello sfondo.
Ci sistemiamo nel folto piú buio del bosco, invitando esclusivamente l'oscuritá a farci compagnia.
Lá dove non si vedono volti, e l'ombra non puó questionarci, dissolviamo in un bicchiere il dissidio che ci avviluppa , e come vacche nere, pascoliamo cieche, senza il coraggio di confessare un tradimento o rispondere a domande devastanti.
Invece, chi interloquisce saggiamente, alla notte sovrappone sempre il giorno, e, camminando senza sforzo, percorre, in un istante,  piú volte il giro del mondo.








venerdì 3 maggio 2019

LA BELLEZZA.











Se s'uniscono quei suoni originati durante la creazione dei mondi, alla forzata sillabazione del Nome, nell'estasi che si raggiunge, il linguaggio si trasforma in un comando brusco, in un'operazione di calcolo matematico, il cui simbolismo -spesso- assume contorni profetici.
Ecco perché, anche la polemica provocata da un pensiero caratterizzato da impulsi e passioni che sgorgano incontrollati, presuppone quella tendenza, che solo sentimenti profondi possono garantire.
Nel processo conoscitivo, l'atto intellettuale di confrontarsi con il concreto, costituisce il primo passo verso l'elaborazione d'una psicologia del profondo, che metta in pratica ogni dettame della fisica relativista.
In seguito, chi ricerca i lampi dell'intuizione per seguirne i bagliori intensi, si siede comodamente al centro vitale del suo tempo, assorbe la vita che gli corre attorno, e la trascrive in parole e musica, non trascurando l'ausilio figurativo, per spargerla in tutte le direzioni, in modo che a nessuno sfugga la sua portata.
Tale immaginazione si contempla intensamente fino a trsformarsi in essenza di sé stessa.
Da lí nasce, incontrastata, la bellezza, unica vera paladina della veritá.



sabato 20 aprile 2019

EROI.










Prima di qualsiasi battaglia, lo stratega supremo ricerca nella sua memoria immagini che permettano la creazione di personaggi idonei a combatterla.
Nascono cosí strane presenze, eroi improbabili, a cui é riservato il ruolo d'affermarsi tra innumerevoli comprimari.
Ecco che, segni profondi lasciati da violenze ovoidali ed arabeschi disegnati in fretta, prolungano lo spessore di visi inclinati in attesa d'essere affrontati. 
Li sorreggono strutture che, pur essendo asimmetriche alla base, si mantengono in equilibrio, erigendosi come antenne che trasmettano bollettini e segnali provocatori. 
Avvolti in mantelli mimetici, grigi con sfumature verdastre, camminano lentamente, ricurvi come se cercassero tra l'erba il ciondolo smarrito dalla nonna il giorno del suo matrimonio, rumorosi quanto aggeggi meccanici lasciati alle intemperie da sempre.
Tutti gli eroi hanno un corpo stilizzato, costituito da un insieme di tubi, neri come gli scarponi ed i guanti che sono obbligati ad indossare.
Mostrano braccia lunghe e muscolose, quando le incrociano per sollevarsi da terra, ma preferiscono mantenersi camuffati all'ombra di vegetazione incontrastata, fino a che giunga l'ora di sfoderare gesti appresi in un giorno di carnevale. 
E, se l'armatura dorata, a cui affidano la stravagante impresa di accompagnarli nel cammino tondo che riporta al punto di partenza, si dimostra un peso eccessivo, non riescono piú a nascondere tutta la stanchezza d'una saggezza spropositata.
È probabile che, allora, cadano a faccia ingiú, per masticare sabbia, nella speranza che si sciolga come neve, sentendosi ricoprire dalle goccioline salate che ombre immobili partoriscono al vento.
Ogni eroe sa che, l'ultima nota della composizione musicale a cui ha prestato orecchio, l'attende come il sonno nella sala color melagrana, dove, dietro pareti di cartone e trecce avvolte da un filo di lino, il sipario verde avvolge il busto di marmo, prima che venga svelato al pubblico osannante.



lunedì 15 aprile 2019

AMA VENERE , EVITA MARTE ..







Non é per mezzo dei nostri occhi umani che ci si apriranno le porte dell'Universo.
Noi qui, sulla Terra, percepiamo solo un'infinitesima parte della gamma di frequenze che la Luce puó emettere.
Ci affidiamo a tecnologie che consideriamo molto sofisticate, ma, se ci recassimo fuori da questo pianeta, molto probabilmente non riusciremmo a distingere la piú elementare forma di vita.
E, in un'atmosfera rarefatta o in un ambiente esclusivamente gassoso, ci sfuggirebbero numerose entitá spirituali lí presenti.
È perché non abbiamo ancora raggiunto livelli elevati di coscienza eterica.
Le nostre frequenze vibratorie sono ancora estremamente basse, compatibili soltanto con quelle della Terra, e di pochi altri corpi celesti molto primitivi.
Ma non ci si deve preoccupare: pur in attesa di perfezionarci, possiamo giá viaggiare liberamente nello Spazio Infinito. 
Sí perché -anche se " cosmicamente ciechi "- abbiamo dentro di noi, nel nostro Cuore, un Atlante completo del Creato.
Conosciamo astri lontani, dato che lá abbiamo trascorso vite precedenti.
Se abbiamo accettato di passare di nuovo dalla Terra é per metterci alla prova e, finalmente, apprendere ardue lezioni finora trascurate.
La nostra presenza qui, probabilmente, contribuirá ad innalzare l'attivitá vibratoria collettiva e permetterá presto quel salto di qualitá giá avvenuto in altre situazioni cosmiche.
Ma, per ora, pur apprezzando e rispettando il domicilio attuale, non dimentichiamo che esistono mondi infinitamente piú belli di questo, dove regnano armonia e serenitá, ed i problemi pratici sono ridotti al minimo.
Chi li abita é in grado di manipolare la materia con la sola forza del proprio pensiero.
Non ha bisogno d'alcun mezzo di trasporto.
Si muove nella quinta dimensione, dove tempo e spazio assumono connotati totalmente differenti da quelli che siamo abituati a riconoscere qui.
Accompagnata da altruismo e comprensione, la creativitá d'ognuno non conosce barriere, é una forma d'espressione divina, che vibra in assonanza con il Tutto..
In tali ambienti, l'Amore trionfa sempre e costituisce l'unica Realtá!
Il pianeta a noi piú vicino tra quelli che giá usufruiscono d'uno stato di gioia perenne e di flussi emozionali superiori, é Venere.
Nell'Antichitá, gli si attribuivano alcune delle caratteristiche tipiche di divinitá propiziatorie.
Chi vi é entrato in contatto adesso, conferma che le anime dei Venusiani sono dedite ad esperienze illuminanti e conducono un'esistenza equilibrata e divertente.
Il coraggio e la buona volontá che si richiedono, in quell'ambiente rigenerante si applicano istintivamente, senza sforzo o sacrificio.
Quindi -direte voi- non sarebbe meglio abbandonare immediatamente questa pattumiera e trasferirsi tutti in quel posto cosí meraviglioso?
Permettemi allora di ricordarvi che, con il corpo primitivo che abbiamo in dotazione, non sopravviveremmo a lungo respirando nuvole di anidride carbonica ad una temperatura di 400/500 C.
La logica ci porta piuttosto a considerare i Venusiani come esempi da emulare, pur rimanendo fisicamente dove ci troviamo in questi nostri giorni.
Cerchiamo -quindi- di trasformare la Terra in un "covo d'Amore", abbandonando per sempre l'idea di vivere sotto il segno della Paura.
Non é un processo molto complicato.
Basta liberarsi del bagaglio ingombrante costituito da complessi di colpa, vergogne ed inibizioni, che intrisecamente non appartengono alla nostra essenza.
Riconosciamo onestamente d'esserci ingannati durante lunghi secoli di guerre e sofferenze, da noi stessi provocate. 
Imponiamoci un cambio di direzione, invertiamo la polaritá.
Smettiamo di vestirci d'odio e di rancore.
Confezioniamoci un nuovo abito, che rispecchi gioia ed altruismo.
Gettiamo alle fiamme quella tunica scura e goffa, che, impostaci alla nascita, non c'é mai piaciuta , dentro la quale ci siamo sempre sentiti a disagio.
Siamo molto piú belli senza quell'obbrobrio addosso!! 
Crescendo spiritualmente, inizieremo presto a farci guidare dal Cuore, e non dall'interesse di chi ci vuole manovrare.
Rifiuteremo quanto non ci sembra giusto.
Capiremo che gli altri esseri umani non sono nemici, ma compagni che rendono piú divertente il viaggio.
Datevi il permesso d'entrare in contatto con Voi stessi.
Se i Venusiani ormai lo fanno spontaneamente é perché hanno percorso un lungo e laborioso processo di crescita spirtuale, che noi -invece- abbiamo appena iniziato.
Ma possiamo farci stimolare da quelle stesse alte frequenze che utilizzano loro, quelle che si propagano dal centro di Galassie luminose, e che sono a disposizione di chiunque sappia approfittarne.
Se c'imprigioniamo in gabbiette di plastica, credendo che siano la realtá, corriamo il rischio di lasciar passare l'opportunitá piú importante che si possa presentare.
Respingiamo energia beatificante e divina, per coltivare il nostro piccolo egoismo.
E -cosí- ci troviamo ad alimentare lo sgomento e l'insicurezza, impedendoci di comprendere il valore dei dolori che affrontiamo.
È tutta una questione di scegliere ció che piú ci conviene.
La tristezza e la sofferenza, oppure la gioia di sentirci allegri e liberi, simpatici e pieni d'iniziativa, in sintonia con il resto dell'Universo.
Io credo che sia un processo d'evoluzione giá alla portata di tutti noi, ma, a chi non riesce ancora a motivarsi, consiglio di contattare qualche Venusiano, uno dei tanti disposti ad offrire aiuto ed assistenza!!
Se volete v'insegno come si fa , é tanto facile come abbracciare un albero o far pipí nel mare ...











lunedì 8 aprile 2019

BOOMERANG !









Quando s'inviano in direzione delle stelle desideri appesantiti dall'orgoglio , non sorprenda che seguano una traiettoria ellittica per poi ritornare al punto di partenza.




sabato 6 aprile 2019

LA COMPAGNIA.









Quando ci vediamo allo specchio, é l'Universo che si riflette nei nostri occhi.
Il mare, la luna, il sole e miliardi di corpi celesti, abitano tutti nello spazio che creiamo per loro, sono lí per dimostrarci che siamo parte integrante d'un contesto molto ampio ed elaborato.
Quando uno spirito amico appare al nostro orizzonte, accogliamolo calorosamente: non ha intrapreso un lungo ed arduo viaggio, per sentirsi dire che siamo occupati o indisposti.
Ci porta il suo Amore, offre compagnia, ma s'aspetta -in cambio- benevolenza ed un po' d'attenzione.
Non basta riconoscerne le comunicazioni ed ascoltarle.
Bisogna nutrire la sua presenza, fornendo motivi che la giustifichino.
Il modo migliore é dimostrarsi disposti a cambiare, ad abbandonare abitudini deteriori, per imbracciare la creativitá.
Cosí facendo, si stabilisce un processo costruttivo, che beneficia tutte le parti coinvolte.
Consideriamo la visita d'uno spirito amico non soltanto un rituale; é per noi un'occasione propizia per fare un salto fuori dal corpo, aggrappandoci alla sua mano protesa.
Abituiamoci ad essere amati, non dubitiamo -mai piú- di chi ci viene a trovare, accettiamo con gratitudine quei regali che porta con sé.
Se sbarriamo la porta, entrerá dalla finestra, ma -soltanto se la sua presenza verrá accolta con amicizia- si dimostrerá utile ed affettuoso.
Il sentimento che lo motiva non é paragonabile a quello che ci si scambia sulla Terra, tra uomini e donne in cerca di compagnia.
Non puó vincere l'egoismo, non raggiunge anime indurite e dedite all'abbandono morale.
È -peró- in grado d'offrire luce e combustibile ad ogni focolare che sia giunto il momento d'attizzare, e di mantenerlo acceso, anche quando pioggie torrenziali e venti ciclonici vorrebbero annientarlo.

giovedì 21 febbraio 2019

LE ONDE S'AGITANO SOLTANTO QUANDO...












ATTENTO E CURIOSO,
IL MARE OSSERVA LE FOLLE CHE
GLI CAMMINANO ACCANTO,
EVITANDO LE COSE
DI CUI S'É APPENA LIBERATO,
E, QUANDO GLI S'AVVENTURANO SOPRA,
TRA LE PIEGHE
DI QUELLA
CHE CONSIDERANO
SOLTANTO UN'ENORME POZZA D'ACQUA,
NON SMETTE DI GUARDARLI IN VISO,
SENZA NASCONDERE
TRISTEZZA E RANCORE.

CI SPIA DOVUNQUE,
ANCHE SE CI NASCONDIAMO
NEL CUORE DEL MONDO, O
DIETRO LA FINESTRA
APPOGGIATA
AGLI ODORI CHE GLI SCARICHIAMO CONTRO.

IN FONDO
AL CORRIDOIO SCAVATO
IN SECOLI DI PRIVAZIONI,
E PERENNI CONTROVERSIE NOIOSE,
E PATETICI TENTATIVI DI RICONCILIAZIONE,
LE ONDE
S'AGITANO SOLTANTO
QUANDO CI VEDONO VAGARE,
ALLA RICERCA
DI SENTIMENTI
CHE ANNEGANO
PRIMA ANCORA 
D'IMMERGERSI NEL MARE.




LA LUCE INTERIORE.









Chi si chiede cos'é venuto a fare sulla Terra, per quali motivi superiori é necessaria la sua presenza qui, raramente trova una risposta convincente.
Di conseguenza, si sente portato a ricorrere a quelle "guide spirituali" che si dicono in grado d'illuminare il mistero della Vita...
Ottiene allora, come unico risultato, quello di sprofondare nella mistificazione e, invece di chiarirsi le idee, s'invischia in ogni trappola che il destino gli tenda, incapace di costruirsi quelle difese interiori,  che lo mantegano lontano dalle piú cocenti delusioni.
Sarebbe -peró- ultraggioso, e molto ingiusto, credere che i Guru si dedichino ad ingannare i seguaci, approfittando della loro ingenuitá, e che siano mossi soltanto dal tornaconto personale.
In realtá, si tratta d'un esempio blatante di disparitá spirituale, di cui nessuno é colpevole, almeno in modo diretto.
È che, nell'ordine supremo delle cose, ognuno deve incontrare e percorrere il proprio cammino, mai gli é concesso di trovare una scorciatoia, o di ricevere utili indicazioni da chi é giá passato di lí.
Se bastasse leggere attentamente le istruzioni indicate sulla confezione, per evitarsi complicazioni e guai, la Vita altro non sarebbe che un conveniente genere di consumo, a disposizione di chiunque intenda metterla a profitto.
Potrebbe cosí soddisfare qualche misera necessitá contingente, producendo effimere gratificazioni, ma si rivelerebbe del tutto inutile come strumento pedagogico ed evolutivo.
Viviamocela quindi a nostro modo, senza cercare da altri quelle spiegazioni che soltanto noi possiamo individuare ed esaltare.






giovedì 31 gennaio 2019

INSIEME .








Un'immagine metaforica che qualsiasi Guida Spirituale conosce ed utilizza frequentemente é quella del moto ondoso.
Facciamo tutti parte dello stesso elemento naturale.
Come avviene sulla superficie del mare, siamo soggetti ad impulsi dinamici che permettono un'illusione di movimento.
Ma la nostra visione si limita ad osservare il modo con il quale accompagnamo le altre onde, non é in grado di offrirci informazioni piú ampie.
Per raggiungere la consapevolezza che, oltre ad essere particelle dell'Universo, ne costituiamo anche l'essenza, é necessario un salto-di-qualitá ideologico, che pochi fanno in vita.
Si tratta d'un concetto fondamentale, del quale mi sforzo sempre d'incoraggiare l'apprezzamento.
Per illustrarne la dinamica, io preferisco ricorrere all'immagine degli innumerevoli cubi di porfido che fanno parte d'un selciato.
Tutti sono leggermente differenti, ma indispensabili in ugual misura.
Uno accanto all'altro, contribuiscono a formare una via di comunicazione.
Quando ne viene a mancare anche soltanto uno, l'equilibrio dell'intera struttura scompare, si creano buche, che possono ingrandirsi e mettere a repentaglio l'incolumitá di chi si trovi a passare da quelle parti.
Non é di certo trascurabile l'importanza che ognuno di noi riveste nel contesto Universale.
Amiamo di cuore il ruolo che c'é riservato!