sabato 30 maggio 2020

COSMICHE ARITMIE IRRIVERENTI...








Cosmiche aritmìe irriverenti girovagano affrescando silenzi, straripano dove soffi eterei smisurano implicazioni e tentennamenti.
Percuotono cadenze agrodolci, preludi sottratti da sguardi ammorbiditi dai sensi.
Estenuano il mimetismo di chi s'interpreta sulla scena dei tripudi, in clandestino gioco elaborato di sotterfugi.
Accarezzano frivole lo schiumare intraprendente di remore e rimpianti.
Soffiano parole cupe che trascendono, brividi macerati, impilandoli, sbiechi, nello slancio verso la penombra.
Distillano dolcezza dall'etereo inflorescente d'irrisori incanti ed ardenti rimbalzi di crescite improvvisate.
Nell'amnesia evocata, che inducono sul muschio sgargiante e prelibato, flettono le eclissi sfilacciando l'enfasi scandita nel sottofodo tremulo di vertigini dilatate da allusioni martellate come lamiere e spasmi.
Accadono per squarciare la trasparenza sipida di parabole e nodi sistemati sul bordo degli attimi irruenti, che esaltano la farsa mistificata di virgulti, sgualciti dalle onde vibranti della mente.



venerdì 29 maggio 2020

CIOTTOLI GREZZI E FRASTORNATI










Indagano senza emettere sospiri, prodighi di stupore, s'insinuano tra i segreti invaghendosi di passioni primordiali, sognano di forgiare estasi focose, alla ricerca di falde tiepide per planare nell'oblio di sembianze cangianti e prodigi mascherati.
S'abbeverano alla fonte del fluido aromatico che smorza versi adulatori, quando i respiri si fondono nel tinteggiare denso dei dissapori.
Ingaggiano spasmi profondi, cadenzando il ritorno del silenzio privilegiato.
Languono nel chiostro delle percezioni sottili, dove emozioni congelate provocano sonoritá inarmoniche e fatalitá sfibrate, addensandole sul pavimento dei ricordi.
In decadenti discordie, edificano alteri sobbalzi di sillabe scostate.
Sono ciottoli grezzi e frastornati, in attesa d'essere lanciati oltre il confine delle intemperie, verso alture remote ed echi inventati in recessi taglienti, ricorrendo ad ambigue metamorfosi per ingannare il trascorrere del tempo.






giovedì 28 maggio 2020

AVIDE ELUCUBRAZIONI PULLULANO IL PANTANO











Avide elucubrazioni che pullulano nel pantano esistenziale, testimoniano consuetudine ad abbandonarsi a volteggi sottintesi, permettono che, su scenografie strutturate, ogni colore scalpiti in amplessi loquaci.
S'arrampicano tra scorci di chiassoso plasma stremato, congestionano d'impatti cerebrali le preziositá incomprensibili di loquaci infiorescenze nel tonfo di bocche sconcertate, riflesse in sillabe chilometriche
Trapelano clandestinitá in rumori distillati su tessuti ricamati da miriadi di passi traboccanti d'emotivitá disincantata.
Strascicano densitá, contornando rilievi di struggenti avanguardie del pensiero.
Profanano anche riflessioni pacate ed incursioni d'incalzante razionalitá, sistemandosi comodamente in alloggi di filo spinato.
Demotivano assaggi di crepitio ciacolante, esiliano il rituale di danze sincopate, sottraendole al dominio di tocchi setosi e pulsioni intraprendenti.
Sfilacciano suoni melliflui per ridurli in vuoti brandelli di logica azima e zoppa, scrollano parole dondolanti per vivisezionarne le usanze, turbano i passi della mente attraverso la dinamicitá di tremori inafferrabili.




 

mercoledì 27 maggio 2020

ALLA RICERCA D'UN SIGNIFICATO PERFETTO











Imbrattano specchi, alla ricerca d'un significato perfetto, gli attimi dedicati a scolpire cristalli d'introspezione sopita e boccheggiante.
Spregiudicatamente, allontano la mente dai fruscii flautati che sbordano i ghirigori di prospettive svolazzanti.
Avanzano a passi lenti e concentrici, ma, nell'intonaco grezzo con cui ricoprono languori inesigibili, divaricano disegni d'aria, procaci sfumature e slavine di coriandoli.
Si concedono l'intreccio di giri di lingua, mischiando accalorati nettari con situazioni scostanti e rapimenti di realtá selvagge
Inglobano mosaici di versi inteneriti ed infranti per confezionare rigogliose genialitá, assaporandole  dietro al velo di memorie estemporanee.
Sbandano in strade senza curve, inchiostrando creazioni frammentate, scavalcando l'oscillare intermittente di sagome mute e bagliori insidiosi.
Gemono come il susseguirsi di frastuoni emblematici che percuotono crepuscoli con strali d'allegorica dedizione.
Nel loro abbraccio, il baluginare d'incertezze assetate d'adorni rugiadosi, esorcizza l'emotivitá di brividi storditi.
Sciarade, edulcorate dal fremito ammiccante d'illusioni acerbe, possono asfissiare coriacei paradigmi, asimettrici segmenti ed ingordi boccioli d'umore prorompente.






 

martedì 26 maggio 2020

LA MEMORIA D'INCANTO








Acquiescente, la memoria d'incanto illustra, ed assapora lentamente, enfasi di trasmissioni che percorrono attimi sgargianti e rarefatti incantesimi persi nel silenzio.
Appaga sonoritá emesse da disarmati appagamenti che trapelano in sordina.
Sfiora collisioni nella brezza dei sentimenti, ricorrendo al fluido denso, originario del sigillo strascicante in grado di tramutar sembianze ai soffi contraffatti dal calore dei bisbigli.
Si dedica a produrre immormorati esili stupori, soprattutto quando, sfinita, affronta fremiti e gestualitá irrevererenti, nella cella di pensieri rabbrividiti dal movimento di penombre ritagliate in vapori malinconici.
Annusa affanni e fragranze affogate nell'oblio.
Ruba inquitudine a complici in attesa d'interferire in volteggi sincopati ed imprendibili ostilitá latenti.
Nella contemporaneitá, si sgretola come slavina senza freni, rivaleggia vibrazioni catturandone la coreografia offuscata, scavalca trappole allestite da atteggiamenti irrazionali, logora il volo d'immagini che rincorrono l'afflato dei naviganti e gli scalpori ingrigiti di transiti fuori scena.







lunedì 25 maggio 2020

L'ELOQUENZA DISTILLATA








L'eloquenza distillata, scandita in sordina e dispersa in menzogneri riflessi, imbelletta detriti che valichino sinuositá slegate, per sistemarsi comodamente nell'entroterra della mente.
Come annichilita malinconia, rannicchia l'odore del miraggio, disperdendolo nell'abbraccio catturato da lacrime premature ed abbaglianti nuvole che transitino forzate.
Rassetta e venera lastre di ghiaccio, intricati disegni che labbra ardenti imprimono sull'asfalto.
Provocazione contraffatta dall'audacia di fermenti evanescenti, gingilla pertugi mormorati, levigando il bacchettare di quei ricordi che assomigliano al sibilo del vento.
Esala essenze amalgamandone i sobbalzi, flette l'iride d'ombre stremate che percorrono il cosmo come lamenti concavi e disallineati.
Asseconda, esasperandola, la smania d'appartenere ad attimi imbrattati dall'amaro talamo, incatenati nella proiezione di scalpori frizzanti, ormeggiati sul mellifluo velluto di gesti scomposti, dove assorti attori di parabole titubanti stropicciano fossili interrogativi nel labirinto di cristallo scarmigliato.





 

sabato 23 maggio 2020

SOTTERFUGI ELARGITI DAL GIROTONDO ESISTENZIALE











Se si lascia che sotterfugi elargiti dal girotondo esistenziale invadano l'alchimia di concavi presagi, rotolando su scivolosi pendii d'artemisia in polvere, si rischia di sbriciolarsi in fosche malinconie ed illogici scrosci di sentimento.
Si procede a carponi alla ricerca di sfumature che obliterino emaciate icone, azzerino il risultato di sconnesse, chiassose, equazioni, nel territorio di vicissitudini ebbre e capricciose.
Guizzi di paturnie, scostanti presenze alloggiate in solchi plateali, agognano l'arsura d'istanti senza tempo, ma, spesso, smarriscono il passo tra ombre abbassate dal rincorrersi di controsensi allineati in un semplice sospiro.
Nel fiato scarlatto di costellazioni irriverenti, scalpitano plasticitá e collisioni; ricordi sfaldati da tensioni rancorose, emettono mugolii dipanando rotoli di filo spinito.
Sagome pennellate in vorticose giravolte, risucchiate dal loro stesso involucro gestuale, alleggeriscono il rumore, cospargendolo d'indaco annebbiato ed ammiccanti venature di spasmi riconciliati.
Raggi di febbre stremante golosamente sminuzzano grappoli lucidi, ma nessuna barriera sinuosa riduce l'impatto dell'irruenza cosmica che rimpolpa senza tregua sorsi languidi, versi arrampicati, toni floreali di peduncoli taciturni e richiami inquietanti.
Annodandosi a parole adulterate, la sommossa taciturna disarma appunti mentali, ed eclettici parassiti imprigionati nei meandri di memorie frammentate.





venerdì 22 maggio 2020

FRAMMENTI IPNOTICI








Frammenti ipnotici inchiodano gocce d'inchiosto sbiadito su testamenti ed enfasi, annusate quando si vive la penombra degli sguardi.
Danno adito a sinuosi passi, intercettano echi di versi impronunciabili. deturpano virgulti di corallo nano, accarezzandoli con refoli insistenti e rugiadosi.
Sublimano freddezza intingendosi in motivi cerebrali, ammiccano sapienza boicottando misteri e spasmi di contrasti.
Intrigano il susseguirsi dei respiri, quando alludono a lapilli traboccanti nell'abbraccio ovattato di timori didascalici.
Emblematici e smodati, innescano brividi sfregando pietre piú scure del pane carbonizzato.
Ambigue ed indecise, scavano pretesti trafugati per estrarre incertezze avvolgenti, scandire note irrisolte, soffocare traiettorie imprendibili tra filari storditi dall'essenza bigia di sciarade tempestose.
Estenuandosi, saturano chicchi di sale e rantoli d'impulso.



giovedì 21 maggio 2020

PENSOSI RICHIAMI SOLITARI









Pensosi richiami solitari, spigoli d'attimi sgarbati, radunati a danzare in imperfezioni del profondo, umettano i rantoli emessi ad ogni passo.
Avvertono motivi inconsistenti, lacerano innocue parabole accendendo atmosfere ampliate dal mito del silenzio, ulcerano l'effervescenza di equinozi rimbalzanti, scenografie impalcate rivestite di versi immaginosi.
Accatastano improbabili architetture, contagiando estensioni dello strapiombo convulso d'ipnotismi frammentati.
Discostano arterie colme di sospiri oscillanti, seminano effimere briciole di menzogne immaginate.
In controluce, incrinano la deriva scoscesa di lacere bavatte che s'affacciano sul baratro di frasi affrante, pronunciate nella solfa amorfa frastornata d'arabeschi.
Stretti nella morsa di vertigini caducate, sono affreschi sfumati, assonanze scosse di partiture sillabanti, fuggevoli scrosci di fragorosi dissapori, svettano da foreste fuligginose, circondando capricci e gemiti abusivi.



martedì 19 maggio 2020

IL RETTILE DELLA SMODATA AMBIZIONE












Viscido e prepotente, il rettile della smodata ambizione sfibra panieri colmi di prodotti della mente.
Nel contesto acceso dove si snodano, beandosi, paradigmi verbali ed indefinibili echi di flessuositá, é l'ingordigia sguaiata che confinerebbe l'intero universo in un vicolo cieco, mentre lingue biforcute disegnano spegasci nel cielo riflesso su bucce di banana.
Privando l'ossigeno di tenui intonazioni, si fissa lo sguardo nel passato, lasciandone imputridire le porzioni discinte dal rantolare di battiti ossessivi e graffiti sfacciatamente contagiosi.
La brama di sospendere arcobaleni su aridi terreni tambureggiati da grandine infuocata, disperde i suoi lamenti nel translucido sfrangiarsi di emozioni ed agguati prorompenti.
Ma, per resuscitare il fremito che appassiona fantasie, non basta plagiare canzoni ed inabissare l'illusione d'occhiate intraprendenti.
Se l'esibizionismo imbandisce raffinati sfizi, si stordiscono sciarade assetate di sfumature temerarie, si soffoca effervescenza insinuandola tra filari ammutoliti come quaderni d'ombra, si trasforma il moto d'una carezza in gestualita refrattaria ed opaca, trafugando inutili pretesti per immergersi, volteggiando, in acque destinate a prosciugarsi.







lunedì 18 maggio 2020

AVVENENZE, INTRIGHI DI SOLFEGGIO...








Recitate avvenenze, intrighi di solfeggio, intarsiati minuziosamente da carezze di miele saturo ed approcci barattati all'attrazione dei sensi, scandiscono versi intraprendenti, svelando irriguardosi brandelli di sagome, ancestrali come il desiderio inconscio che tremula il velo delle impronte.
S'addensano in solchi assottigliati e fragili, vagano invadendo il territorio inanimato di gestualitá sbiadite, dove si tramutano in mura plagiate e longeve elucubrazioni.
S'impigliano, inadatte alla fuga che la vanitá ostenta, avvizzendo propositi di esibizioni estemporanee.
Inebriano barlumi dell'iride, riverberano proiezioni, sommosse per boicottare drappi che approdino in ibrido fruscio.
Nella parvenza che sminuisce sospiri di labbra caramellate, cercano di levigare un grido scivolato nella penombra, rispecchiano il nesso prodigo a mietere sillabe cruente e vezzi labili, confinati nell'esilio del crogiolo esistenziale.
Si fanno strada, sottovoce, come pulviscoli fioriti nell'effusione di calore ruvido, rimbalzando sulla luce ammainata dal suono sibilante d'enigmi sbriciolati dallo sguardo denso di chi trasforma in amaranti vapori, l'afflato di sgualcite movenze del pensiero.




mercoledì 13 maggio 2020

I PENSIERI SOPPIATTI DELL'EMOTIVITÀ EMANATA DALL'OBLIO










Circuiscono disegni e sopite bocche arse nel desertico malumore, asfaltano fissure ansimanti, svelando linee allontanate con fragore, i pensieri soppiatti dell'emotivitá emanata dall'oblio.
Coagulano respiri effimeri, collidono superlativi e teoremi, alienandoli in ondulazioni impalpabili che sfiancano tempeste, stingono acquarelli tappezzandoli di sfumature languide, leggono, a voce alta, i mutamenti dell'umore, dietro ombre incostanti che celano i tonfi delle stelle.
Dalla scorza del loro vapore catalizzato, trapelano rilievi intrepidi, straripano frutti esotici, gemono voluttá d'istrumenti oltrepassati dalla gestualitá d'orchestranti vestiti ritualmente.
Sbriciolano l'esaltazione densa che, dall'argine degli enigmi, rapprende emozioni, soppesate come squilli di penombra e promiscui tentacoli trasparenti.
Disperdendosi in flebili rivoli di dolore, sussurrano un tracciato illogico, avvolgono mani indecise con foglie accartocciate e smunte, dilatano le funi che sostengono sguardi furtivi e fiati evanescenti, beffano i tocchi impudenti, scostandoli dalla veste del loro senno.



martedì 12 maggio 2020

PROPRIO NEL GIACIGLIO DEL LETARGO S'ANNIDANO AGGUATI DA CAPOGIRO











È proprio nel giaciglio del letargo, che s'annidano agguati da capogiro, sobbalzi di respiri spasmodici, lo scalpore stropicciato d'asincroni mormorii e proiettili effervescenti, scorticati come urla spigolose.
Si coricano lí, nel talamo del dissenso, le supposizioni stremate, invase d'intenti, che saggiano lo spudorato appiglio rappreso intorno a bagliori di silenzio.
Nell'esigenza vibrante di fili amari sospesi al vento, tracimano smorfie concentriche ed irrequiete, umettando di sottigliezza i sussurri intraprendenti che indirizzano alla luna.
Tergiversando nei capricci della rugiada, frugano l'eccitazione mentale, alla ricerca di fiati flessuosi e sottomessi rintocchi di fervidi inganni naufragati.
Proiettano strali incolti sul deserto incrostato di livore, s'accovacciano, incatenandosi ad ogni trespolo irrequieto che dissolva i vapori della nebbia.
Ansimando di sensazioni mulinanti, scandiscono in sordina i pigmenti avvinghiati a collisioni distillate, e traslucide come neve sopraffatta dai flutti della pioggia.



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lunedì 11 maggio 2020

NEL FRINIRE DELLE MOLTITUDINI CAMMINANO PASSI SILENZIOSI










Nel frinire delle moltitudini camminano torride orme di passi silenziosi, vivono ansimanti turbini d'implosione eterica, alleandosi ai richiami di cupidigie gestuali, imbrigliate nel canovaccio di sementi acerbe e poco propense a germinare.
Innescano la densitá meccanica di proiezioni echeggianti ed accorate, ridestando approcci velati dal rilievo dei distacchi.
Apatiche mosse sottraggono raziocinio a pensieri agitati dall'osservazione convulsa di aculei agili e dondolanti, intenti ad accarezzare setosi merletti per riscattarli dai soprusi della mente.
Se subiscono l'influsso sfilacciato dei vuoti di coscienza, vibrano in segreto recitando il fiato di molecole evanescenti, collidono sulla parete di vertigini assordate da fragranti tepori e squallida levitá in miniatura.
Digrignando i denti, avvalorano alibi madidi d'umori e sapori ancestrali, barattano assiomi e pregiudizi affondando nella melma delle contraddizioni.
Scandendo parole goffe, estratte dalle fauci di pozzi inaciditi e ribollenti, annebbiano di vapore inconsistente il sentiero amareggiato che dipanano digrignando i denti.
In spazi appositamente riservati, occhi perduti nella sublimitá oscena del transeunte, adulano lo squilibrio torrido di cronache, pubblicate con grida eviscerate e fremiti assiemati di coaguli rappresi su brividi che scaturiscono sfuggenti dai flutti della risacca.






domenica 10 maggio 2020

NELLA FETTA D'AMBRA TOSTATA A RILENTO










Nella fetta d'ambra tostata a rilento si concentrano rughe spianate, segnali muti, e vibrazioni d'energia acuta, imprimendo bisbigli e rintocchi al tamburaggiare fluente del magnetismo illimitato.
S'appagano cosí paludose estensioni, palpiti fuggenti dal declivio celato nel ricordo d'ingenti insignificanze.
Respinti dalla coscienza, sospiri accresciuti d'ingannevoli, conturbanti, essenze, si sistemano per fremere violando l'esaltazione di sentimenti, nella gabbia dove risiedono ingaggi circolari e sementi carbonizzate.
È in frammenti di cosmo che, il volare inabile ed inappropriato, si tinge di sfumature inquietamente impudenti, frenesie accentuate dal tocco insistente della solitudine che riflette il fondo d'un mare prosciugato.
Con fragile battito d'ala, farfalla infrange il tepore della brina, interpreta il sogno che albeggia ogni giorno in labbra vellutate, sollazza il vuoto attutendo pantomime vissute a rovescio, provocanti languori di ombre annodate.




sabato 9 maggio 2020

LE IMPALCATURE DEI MOMENTI DETERMINANTI











Le impalcature dei momenti determinanti sgretolano il portamento sommesso che inchioda ai barlumi dell'esistenza terrena, sono tappezzate di minuzie ed inezie intorpidite, ceselli affievoliti da fessure concave, impossibili da intarsiare.
Imperlano la loquacitá del profondo, orlano gli abiti che corpi bollenti cuociono muovendosi nel rumore evoluto del buio tagliente, ammantano di stelle sfumature estenuanti che imbevono la trascendenza dei sensi.
Giocano in bilico sul precipizio, ricamando graffi, solcando equivoci accovacciati dal passato, scambiano da mendicanti amplessi storditi con presenze labili e percosse, distillano l'amianto fedele della seduzione corrotta, superstite talismano d'illusioni ammiccanti e smosse.
Al contempo, ripropongono sottigliezze flautate ed incontenibili stille di rugiada, intingendo effigi ammorbidite nel crogiolo esistenziale colmo di promesse abbagliate e vezzi rituali.
Vibrando in modo effervescente, gli involucri assordati d'istinti primordiali, modellano la gestualitá, straripano nell'effusione di enfasi voluttose e sconquassi generazionali, ma producono soltanto l'intrigo che autentica l'irrealtá.




venerdì 8 maggio 2020

IRRIVERENTI MORMORII DI BOCCHE ASSORTE











Irreverenti mormorii di bocche assorte inarcano la turbolenza dei pensieri, insistono, estenuanti, a soffermare l'alito emotivo, scompigliando l'alchimia di contrattempi e sotterfugi, ruvidi ma chiassosamente docili.
Scivolano assonanze seducenti tra brandelli imbalsamati, e gemiti dettati dal capriccio d'un intimo girotondo, finché il silenzio non annienta eloqui striduli, che vagano insinuando sussurri ed allusioni alla trasparenza indecentemente languida del magma passionale.
È su cerchi di fumo che si fissano pupille lucide, sfiorando la penombra, per perdersi in promesse esili come nevralgiche ebbrezze, mentre s'allontano barlumi alleggeriti da guizzi e sommesse intonazioni.
Svicolando dal cospetto di sapori mordenti e sinuosi, il profumo degli spasmi eccellenti socchiude suoni sublimi, rimarrá, per sempre, impresso sulla carta, cospargendola d'emotivitá gentile, contenuta ed elargita con nettare asprigno e densitá di sillabe iridescenti.





giovedì 7 maggio 2020

SPOPOLANO SU TAVOLE DI LACRIME FRAMMENTATE










Spopolano su tavole imbandite di pulviscolo cerebrale, lacrime frammentate ed incolte, speranze provenienti da acque incartapecorite da orizzonti mestamente fittizi, che scavano trincee nel buio, mortificandosi a negare il trasporto di sguardi persi in nuvole opulente.
Smorzano applausi di scintille, impazzite in istanti gelidi e repressi, come sorrisi che s'aspettano d'incontrare il volto della saggezza, e ne temono la rappresaglia.
Fotografano, sul vetro delle carezze, la nascita della luce, ascoltando i respiri lenti che, ricordi saturi, tracciano in muri dove il sangue scorre senza lasciar traccia.
Per placare gli zampilli della fonte iniqua che sogna, ci scrivono sopra frasi effimere ed indecifrabili, aspergendo d'oscuritá i paragoni dispersi dal profumo delle stelle.
Ricevono lamenti che, nella cella del destino, cercano ragioni per rubarsi ogni colore svogliato, dipinto sulle idee da rottamare o tramutare in insipidi tormenti.
Quando il silenzio invita a volare, non appare alcuna emozione, che possa mitigare la rabbia che scorre tra dita ardenti e corteggia schizzi d'ambra, racchiusi nella preghiera sfumata della prepotente stanchezza, avvolta nella tunica di mille perché.




martedì 5 maggio 2020

QUANDO ITINERARI DI SABBIA CANCELLANO LA DOLCEZZA DEL TRAMONTO ...











Se mani callose s'infilano nel canovaccio di sogni sorridenti e vezzosi, si affidi alla rugiada il profumo raccolto, in silenzio, mentre itinerari di sabbia cancellano la dolcezza del tramonto.
S'osservino, allora, ricordi galleggiare alla deriva, tra schegge di pensieri vivisezionati e nuguli di desideri infranti.
Scegliendo di sgualcire il passato, invece di nasconderlo dietro silenzi imposti, s'adorna, di riflessi sincopati, il respiro sagace in cerca d'emozioni prorompenti.
Per sostentare cieli che attraversino velocemente l'ombra trascinata da membra stanche e consumate, non si continui a credere di poter fermare il tempo, né si abbandonino, inermi, gli appunti perfidi d'emozioni innescate da malinconie semplici e vellutate.
Ascoltandosi attentamente, l'allegria immensa allontanata dai venti, ritorna copiosa come pioggia di parole desiderose d'essere coccolate.




sabato 2 maggio 2020

LABBRA DI RUGIADA BACIANO LA SCHIENA DEL DOLORE









Come scarabocchio che labbra di rugiada baciano sulla schiena del dolore, l'odio di parole malinconiche e sedate, ricama in fretta il declivio azzimato di sbiadite tristezze, restie a contemplare arcobaleni sussurrati al vento.
Vive l'importanza di volare in un cielo socchiuso al mondo, senza l'impeto di chi agogna libertá, s'immerge, senza fiatare, nell'ascolto, in silenzio, di finzioni e rancori variegati, sistemando sfondi stanchi in un campo di girasoli.
Declina gli occhi, fornisce spazio a farfalle che s'assopiscono, sapienti, per sfidare l'aurora che arretra sogni assombrati e storti.
Gemono baci traditi danzando al ritmo d'emozioni ubriache, quando nuvole calde scaricano voci anguste, assumendosi la responsabilitá della loro disgrazia.
Le regole della ragione suonano in modo sempre piú distratto ed inconsistente.




venerdì 1 maggio 2020

LO STUPORE CHE STRATTONA RADICI MEDICINALI










Sguardi languidi d'occhi arrossati si perdono nello stupore che strattona radici medicinali, incrostandole di ricordi pronti a vaporizzarsi.
O s'accontenano d'un giudizio ipocrita per sgombrare la mente da epiteti iridescenti, che, come il caledoiscopio degli atteggiamenti, spingono carichi pesanti verso opportunitá di sopravvivenza e catture di traumi incipienti.
Ghettizzano la speranza, per ingabbiarla dove, aguzzini di vetro, stipano bestie vittime della lealtá dichiarata ad ideali eretti su piattaforme dissestate.
Paradossalmente, é proprio dal processo lento che arrugginisce ingranaggi per non trasformarli in inesorabili frammenti, che scaturisce la rivoluzione sfaccettata per riappropriarsi di documenti faticosi e stanchi, di lezioni frettolosamente visionate al microscopio, mentre echeggiano suoni prolungati dalle assenze, e scorrono, impregnandosi d'inganni, pressanti malinconie.
La fanghiglia esala profumi per ricoprire di vischiosa essenza corpi spogliati dalla smaniosa incredulitá che, braccia protese al vento, richiamano dal giro di giostra, che libera il passo dall'eco affannoso di chi non sa come perdonarsi.



mercoledì 29 aprile 2020

DOVE COMINCIA LA STRADA CHE SALE...










Dove comincia la strada che sale a leggere le iscrizioni cesellate da lente ondulazioni, si mischiano ferite e graffi con la sabbia disposta per arginare fiumi in piena.
Lí, vivono e risaltano, le paure affrontate scavalcando detriti e sensazioni immonde, si nascondono, sopite, le complessitá di bisbigli attratti da varchi indecentemente gioiosi.
Cantano mani e piedi, scivolando in direzione dell'oblio. corrono come battiti accelerati da parole che indossano veli informi e spieghettati.
Si lasciano alle spalle colori alleggeriti dal riposo delle stelle, abbracci mescolati d'azzurro, labbra baciate in momenti in attesa di germoglio, dolori vissuti sotto la neve dei ricordi, acque spumeggianti che confondono il moto degli oceani.
Avvolgono, rassicurandoli, sospiri che invitano al sopore, vocine che inondano di preghiera il mattino silenzioso, vagiti del pianto vellutato di creature dal cielo espulse e calpestate.



lunedì 27 aprile 2020

S'ASSAPORANO NEL CESTO CHE PROFUMA DI RANCORI











S'assaporano nel cesto che profuma di rancori, i marasmi intrufolati di braccia energiche, e miopi speranze sedute sui gradini di grotte immaginate.
Conoscono appena le dimore solitarie dove s'inchinano, come sudditi ammaliati, i raggi luccicanti che stampano orme di foglie su deserti di dune accantonate.
Quando s'allontano, poi, sistemano con gli occhi verdi il colore del vento richiamandolo nel bosco, dipingono il mare sulla cima del monte piú elevato, si pongono una mano sul petto e piangono abbracci nascosti, dimenticando come illumina parole la sorgente creativa del desiderio inscatolato.
Travolge il vuoto dei limiti infiniti, l'illusione che abitua alla lontananza, e stanca la pazza determinazione di giorni raccontati in mezzo ai massi, raccogliendo mattoni e frutta senza chiederne il prezzo, soltanto per sbirciare il movimento di chi ha fretta.



venerdì 24 aprile 2020

IL DESIDERIO DI RINNOVARSI








Il desiderio di rinnovarsi accarezza e penetra ogni atomo raggrinzito, quando, pregando il tormento d'abbandonare il campo, ci s'affaccia in pensieri profumati e luminosi.
Ma, alla mente, ritornano sempre colori rintanati, traumi tardivi, morsi fragorosi, tracce di vita, abbandonate tra cespugli urticanti e qualche pietra a cui manca la libertá corrotta.
Anche se bellezze panoramiche si celano alla petizione indignata di comunitá fuori dal mondo,  camminare, in equilibrio, sull'asfalto sfumato di scivoloso e pungente grigiore, scintilla l'esistenza di chi abbraccia radici dove scorre il pianto a dirotto.
Vacillano i battiti di sogni svaniti, ma proiettano sorrisi bevuti da nubi stufe di scaricare pioggia, mentre tempeste custodiscono cuori innocenti dietro il paravento dei loro trambusti infuocati.
Risorge e brilla, la stella, giocando nell'aria frizzante che ruota intorno al piedestallo di sabbia, tra due alberelli appena nati, la quotidianitá danza nell'orto del destino e nel cantuccio d'un letto sfatto.






martedì 21 aprile 2020

ADESSO...










Fame e stupore strattonano le sere prosciugandole, piedi pesanti inciampano nel fetore di ferri appuntiti, pietosa rugiada, come brodaglia, offre umore alle orme piatte che sembrano sospiri in cerca di conforto ed esile calore.
In un angolo, il ghigno stanco d'un messaggio sabbioso rassicura il giaciglio immaginato da gabbiani sballottati a ritroso.
Annaspano nel fango nubi riflesse in vuoti tricolori. mentre labbra urticanti s'inumidiscono con movimenti circolari, nel tentativo d'inserire un cubo in un'altro.
L'acqua paffuta e banale disegna un'insolita cornice intorno al biglietto ruvido ed ingiallito, caduto dal petto capovolto dell'abbraccio incompleto ed avvelenato.
Le carezze spezzate sono pedine martoriate da continue avversitá.
Piccole mani sfiorano felpate i confini del mondo, saranno per sempre segnate, figlie affrante di cobra affamati che dilagano in campi trasbordanti.



lunedì 20 aprile 2020

FRASI SCRITTE SU LABBRA SGOMENTE










Le frasi scritte su labbra sgomente, mentre s'aspetta di ricevere un pugno nello stomaco, o s'osserva il movimento impacciato dei passi che portano al patìbolo, sono onde intense che ricordano al dolore il lamento di tristezze disseminate a stento.
Testimoniano complicitá, rabbia ed incomprensione di cupa sonoritá, gridano, appassionate, insulti alla faccia oscura della Luna, percorrono abbagli riflessi nella scia animata dalle impronte di menti stridule e nervose.
S'affacciano allo schermo dell'ascolto, per rimescolare le storie che gattonano in prati calpestati, sfogliano libri alla ricerca di morsi fioriti e lacrime asciugate, torturano il buio penzolando da funi robuste ed accoglienti.
Senza rinunciare alla speranza, il ricordo puó soltanto declamare epitaffi indifferenti al battito incessante di sguardi abbracciati e soffici, rimpicciolendosi, invece di aleggiare sui massi levigati di sentimenti repressi e rumorose note nascoste, imperdonabilmente vestite dall'odore brillante che accompagna tutti ai confini del tempo. 



sabato 18 aprile 2020

LE RADICI SI NUTRONO DI CREDENZE ZOPPE










Con brandelli di suoni celesti si nutrono le radici di credenze zoppe, avvinghiate a corde sciolte e screpolate dalla perpetua insoddisfazione.
Riacquistano sí un po' di memoria, ma devono presto rassegnarsi a respirare gocce d'apparenze molto insonni, fanghi echeggianti nei ricordi fumosi che s'attorcigliano ai capelli, respiri incrostati d'intenso, scritti maliziosi, amplificati dai colori del tramonto, ed affanni strozzati da presenze invisibili.
All'origine, strisce penetranti strappano le prime pagine nel quaderno della vita, eliminando gli scarabocchi umidi di chi li soffia sbirciando attraverso lo strappo della tunica che indossa.
Non cedendo allo sconforto, si continua comunque a scrivere, affermando ghirigori che scalfiscono, salvataggi idrofili accanto al lavandino, frastuoni su lenzuola trapuntate ed abrasioni pavoneggianti come alberi bambini,
Malgrado orgoglio, rabbia e dolore, gridi d'allarme sfrondano i rami contro il tronco, fiaccole trasmettono ed amplificano fremiti di palcoscenici deserti, striscioni pesanti piú che arcobaleni, messaggi incappucciati d'asfalto, ringraziamenti lividi sulle labbra dove il canto ammaestrato sovrasta anche il rumore della strada.





mercoledì 15 aprile 2020

LA MANCANZA GENERA TRAMBUSTO SALUTARE








La mancanza scorre scintillante d'incanto se s'osservano paesaggi viola di dolore, sfregando mani impaurite sulla polvere d'altari d'oro.
Nemmeno quando piove inchiostro sul foglio della vita, una parola trema annegando, se, chi la legge, possiede la forza di mordere il respiro a pieni polmoni, e digerire l'aroma insinuante di sfumature ossigenate che dissolvono il buio della mente.
Lievi carezze sanano quei tormenti e singulti, che s'impennano da braccia perse nel mulinello di bagliori vacui, quando, come frastuoni impoveriti da barriere impenetrabili, scaricano fardelli in un istante, e si dileguano nella spuma vivace d'un batticuore.
Ghirlande di fiori eterni si posano sulla culla del colloquio in attesa di germogliare.
È lí che si rigenera il trambusto di nostalgie ridestate, di risate che ballano intorno agli odori delle notti senza luna, di fiamme innescate dal vagito di chi non s'arrende mai.





martedì 14 aprile 2020

SE SCAPPIAMO, CI RINCORRE...









Se scappiamo, ci rincorre, ignorandolo, favoriamo l'eventualitá di venirne sopraffatti.
Neppure nei vapori d'una grotta, sotto i legni contorti del bosco incantato, o appiattendoci sui fondali spazzolati dagli abissi, é possibile sfuggire all'impatto dei suoi passi incalzanti.
Per sopravvivergli, chiniamoci a mangiare dal piatto della sua fame, schivando detriti consumati, ripagando la schiavitú che produce, con abbracci donati a sogni e speranze di salvezza, ignorando squilibri sofferenti, quando il battito esplode da ginocchia contro il petto, e dipinti di parole addormentate s'originano in spazi umili e forti.
Opprime l'asfalto che non riflette l'umore dei cieli, ma momenti d'amore s'avvinghiano a profumi di respiri viventi, rimbombando su cespugli di catene ed abiti spogliati, e, dalle gabbie del dolore, fiati asfissianti seminano schiocchi d'acqua cristallina e succo immenso, che timonieri arditi portano a passeggio risalendo fiumi turbolenti come il pianto che rifugge lo sguardo dello specchio sorridente.




mercoledì 8 aprile 2020

L'ALLEATO PIÚ FEDELE...









L'acerrimo nemico nasconde la sua presenza, si lascia individuare soltanto dopo aver invaso il campo vitale dell'essere umano.
Una volta entrato dentro, si rivela malefico e persistente, ospite scomodo molto difficile d'annientare.
Ricordiamoci -peró- ch'é sempre possibile ricorrere a fedeli alleati per isolarlo e sconfiggerlo definitivamente.
Il contesto é cosí drammatico da sembrare catastrofico, ma esiste un'efficace antidoto su cui contare, ed al quale tutti abbiamo accesso.
Un esercito invincibile, composto da miriadi di elementi ubiquitari, sempre a totale disposizione di chi sappia comprendere l'importanza degli equilibri naturali.
Se richiesto con la dovuta considerazione ed amicizia, l'ausilio del mondo vegetale arriva rapidamente, permettendoci di rintuzzare qualsiasi attacco biologico e dissesto ambientale.
Costituisce l'arma piú potente, che l'Universo ci mette a disposizione, l'unica che si rivela efficace in tempi tragici come quelli che stiamo attaversando adesso.
Affidiamo con il massimo entusiasmo, a piante e fiori, il compito non soltanto di preservarci l'esistenza, ma soprattutto di contribuire marcatamente al ritorno del suo benessere.
Per aumentare le possibilitá di combattere quel virus che ci minaccia tanto gravemente, non se ne ignori l'origine zoofila, in contrapposizione a qualsiasi componente vegetale.
S'ammetta che, se si tratta d'un attacco violento, sferrato da specie animali minacciate dall'aggressione umana, selvaggia iniziativa intrapresa per sistemare ecosistemi vituperati dal nostro cieco egoismo, sicuramente nessun animale ci fornirá conforto e simpatia.
Il soccorso arriverá soltanto quando abbandoneremo la dinamica competiva perniciosamente innescata imponendo i nostri capricci all'ambiente circostante.
Vedremo allora che l'intero regno vegetale ci sosterrá, accogliendoci nell'abbraccio affettuoso che rigenera corpo e mente, impulsionandoci con salutare vigore, affermando presenze e valori troppo a lungo dimenticati. 






lunedì 6 aprile 2020

IL SOFFIO INCONTENIBILE DELL'INVOLUCRO PRECOCE










Il soffio incontenibile dell'involucro precoce pervaderá anche i luoghi appartati dall'oblio , le ceneri sparse dall'ebbrezza di dita ammalianti, increspando di brividi la bassa marea delle emozioni ed il pudore d'un gemito nostalgico che si rincorre ruotando su sé stesso.
Sará quando plageremo la musica dei sogni, inabissandone l'impatto nella costellazione che incornicia l'obliquo plenilunio d'una brezza soffiata contro lo spiraglio di languide imperfezioni.
Verremo tutti risucchiati dal vortice prodotto da sentimenti incontrollati, ammantandoci del fango che scorre come magma sul filo dei pensieri, mentre il nemico invisibile attraversa riflessi lacerati nel brusio d'un bosco calpestato a passi lenti dalla tempesta che ha sprigionato.



venerdì 3 aprile 2020

RINCHIUDERE PAROLE NEL CASSETTO









Rinchiudere parole nel cassetto per smorzarne toni altisonanti, costringere l'inchiostro a dileguarsi dai fogli di cristallo, dove il profumo d'intrecci floreali morde profondamente il soffio d'una fisarmonica, é come cospargere erba tra cicatrici d'un prato, innaffiare nuvole in cielo e respirare negli occhi d'un figlio preso per mano.
Si arano i campi della vita ricorrendo a messaggi che danzano istintivamente come animali nella giungla, si asciugano ferite sognando scintille che il cuore sprigiona, si cullano i sintomi del dolore calpestando quei singhiozzi che le onde disseminano sulla spiaggia.
Sull'altalena degli abbagli scorrono echi d'un moto che s'affaccia offrendo calore al nido delle debolezze, e vigore alla corsa di vibrazioni e suoni in cerca d'espressione.
Lí s'ascoltano silenzi striduli per cancellare l'impronta delle lacrime con la voce d'un sorriso.



martedì 31 marzo 2020

SULLA GIOSTRA INCALZANTE









Sulla giostra incalzante, invaghita di statuine arruffate dai venti mnemonici, la collocazione del tempo impersona osservazioni e vaghezze, che scorrono gaglioffe come le dita di archelogi alla ricerca di vestigia perdute.
Ed é proprio nelle inezie di ricordi ammuffiti, che si nasconde la sopravvivenza liberatoria che catapulta nell'eternitá dell'essere.
Consideriamo come, l'inconsapevole esistenza che immaginiamo srotolarsi sul tappeto della memoria, sia destinata a sopravviverci, e rapidamente saturerá i locali, dove ci sentiamo protetti dai panni che indossiamo e dai gesti che ostentiamo.
Lí il presente s'inventa interpretando il passato.
La vita che vediamo non é mai contemporanea, é proiezione sconfinata di dettagli catalogati altrove, confine invalicabile d'un mondo la cui superficie si riveste di contraddizioni ed analogie insensate, piccole somiglianze, inesplicabili come le energie che sprechiamo innescando l'oblio dei sensi e la curiositá delle previsioni.





giovedì 26 marzo 2020

NELLA CASUPOLA DEI MILLE RICORDI









All'interno della casupola scalcinata che delimita il confine degli schemi abituali, si presentano incontri antichi, corrosivi del rimorso che li fotografa per rivelarne colori e componenti.
Costituiscono fardelli di cui ci si deve sbarazzare al piú presto, ma, prima di farlo, si deve innanzitutto evitare il contagio di raggi rifrangenti su muri silenziosi.
Si cammina cosí, a testa bassa, come quando si cerca di mantenersi al di fuori dello sguardo celeste che, anche quando intermittente, s'insinua appuntito nelle viscide foglie dei boschi, in tempeste di voci, emesse dal poeta che sottrae biscotti al figlio infante.
Sgradevole ed opprimente, si rivela allora il compito di chi offre sollievo e ristoro ai ricordi che minacciano d'incrostargli i sentimenti, ma, se, tenace cavalcatore, s'ostina a guadarne il corso, emanerá splendore in presenza del magma, e frantumerá di perspicacia la precisione dei contorni.




lunedì 23 marzo 2020

LE REDENZIONI MENTONO ALLA NOSTALGIA









Le redenzioni, anche quando s'innamorano perdutamente delle lacrime d'alberi di gomma, rimangono in ascolto di passi frenetici e convulsi, mentre svaniscono stropicciandosi contro malinconie solitarie che rabbrividiscono prima d'addormentarsi per sempre.
Non dimenticano mai di perlustrare il nascondiglio delle risposte, che occhi fasulli depositano su schermi bianchi e duttili, dove monotone atmosfere perdono il loro giudizio.
Ultrepassano il gelo dei ricordi guardando lo specchio delle variabili d'un campo di fragole invaso da tempestosi papaveri, arrivati lí per soverchiare il volo di farfalle vestite d'aurora e silenzio.
Sanno sognare errori, gemiti atroci e baci senza fiato, senza scomporsi, incorniciando lentamente i quadri della vita e le opportunitá che rappresentano, assumendo virtú per conformare il cuore a verbi e colori di coraggiose trasparenze, illuminate di quei profumi sinceri che tutti riconoscono a distanza.
È setacciando la polvere del cielo, che scrivono misteri distorti, rinunciando ad esagerarli, ma ripromettendosi di mentire alla nostalgia, per smascherarne l'inutilitá.







venerdì 20 marzo 2020

SPRAZZI DI BELLEZZA MOLTO ISTINTIVA









Sprazzi di bellezza istintiva attraversano incostanti i vuoti della mente, dove la luce di cuori fulminati da infarti, brulicanti d'ossido pigro ed imbronciato, s'aggira in tondo, rifiutando d'assumere toni fantasmagorici.
Mefitica e mordace, effimera quiete s'afferma tra pastiglie di cataplasma cocente dimenticate su divani esistenziali, dove, chi fruga senza rispetto, non s'inginoccha, ma danza all'ombra dei ricordi, celandosi per mezzo d'insetti contenuti tra parentesi.



lunedì 16 marzo 2020

GLI OCCHI DI CHI PARLA IN SILENZIO








Specchiandoci negli occhi di chi parla in silenzio, possiamo dimenticare il valore della distanza per camminare sulla scia di comete erranti, fermare il treno dei ricordi prima che la dinamica degli errori confonda attenzione e raziocinio, ascoltare i motivi della nebbia che risorge nella foresta quando si sente abbandonata dai profumi della notte.
Cosí, stringendo i pugni per carpire un'onda dal fondo del mare e disperdere sorrisi che sgorghino nel cuore delle montagne, i giorni trascorrono contromano, senza che nulla li possa alterare.
Disegnano ció che vogliono dimenticare, accarezzano il bisogno di sapere con dita estatiche ed imprevedibili quando scrivono il destino di chi, per non ascoltare, trattiene il fiato, raccontando frottole alle paure che lo stanno a guardare.



venerdì 13 marzo 2020

TRASFORMARE IL CIELO IN ALBERO










Per cambiare un cielo cupo, trasformandolo in albero frondoso che, nell'attesa d'un sorriso che si morda le labbra, nasconde l'orgoglio dietro il sudore annaffiato di mille peripezie, bisogna imparare a barattare sogni ed a decifrare le tentazioni della fantasia.
Non ci si sorprenda, quindi, nel silenzio di desideri amari, né si perda allegria per preservare vestiti appena nati ed ignominie fredde di parole addormentate.
Si privilegino, invece, gli sguardi amici dei rumori che scorrono, la compagnia delle emozioni che stanche margherite sbiadite illustrano su segreti sabbiosi, poco propense ad avvolgere le stelle di ombre d'altri mondi.
Chiedendo, umilmente, alle improvvise idee di cercare l'assolo della festa senza uscita, ci si lasci cadere nel pentimento di muri malandati ed impossibili da rammendare, nascondendo lí, sotto i capelli, incantevoli sapori di sembianze rarefatte ed aliti musicali.







mercoledì 11 marzo 2020

SI SCIOLGONO RUMORI, AMULETI ED ERRORI...








È in un silenzio trasparente che fremono i sussurri e s'agitano i contorni dell'immaginazione irrefrenabile.
Si sciolgono rumori, amuleti ed errori commessi in momenti disperati, e ne nascono desideri allarmati che rovistano in colline di pioggia, sbiadendo i colori di cantici ammaestrati sulla schiena dei secoli.
Navigano in punta di piedi su coltelli incrostati di nebbia e presunzione, quei ricordi cupi che confondiamo con i giochi del destino, i colpi riflessi ed amplificati che trasportano affanni come fanno le luci dell'alba su chi si riveste di lacrime notturne.
Non costituisce ostacolo ai sogni la musica indelebile che aderisce sincera a fantasie sgargianti ed accarezza l'innocenza di chi accompagna festoso corde che vibrano, sovrastando le illazioni della mente.



martedì 10 marzo 2020

DANZARE AL RITMO DEL DOLORE.









Chi si concentra esclusivamente sulla meta finale dell'itinerario, riduce l'esistenza ad una noiosa sequela di passi danzanti che, pur accompagnando il ritmo frenetico della musica piú in voga, non aiutano a valicare alcuna frontiera, ma trotterellano all'interno del perimetro disegnato sull'unica mattonella che offra qualche appoggio, per precario che possa essere.
Eppure, non é catalogando migliaia di istanti respirati a fondo per non asfissiare, che s'impedisce alle menzogne spudorate d'incatenarsi all'arca del tempo, o agli abbracci dei sospiri di spolverare le stelle che accarezzano al tramonto.
E, neppure enumerando sforzi ed incanti, ci si riconosce nei luoghi che fanno rumore o inquietano come bestemmie dai contorni chiari
Desideri e parole ch'accompagnano la vita, sono immagini riflesse su terreno melmoso, apportano briciole di consapevolezza, soltanto quando il cuore di chi raccoglie l'energia di corrersi incontro. si spalanca alla cura del silenzio, componendo note la cui sonoritá rimbomba sotto terra e lascia traccia dove nessuno andrá mai a rovistare.
Le parole di chi crede davvero sono scritte nel mare, per leggerle non basta cercarle, l'importante é saper sognare.




venerdì 6 marzo 2020

UN SOL PETALO...









Un sol petalo ribelle separa l'attesa vitale dai colossi di sabbia, che impertinenti dolori trafiggono ed accativanti sorrisi seducono in silenzio.
Tutte le emozioni terrene piovono nell'abbraccio d'un mare nascosto dalle urla del tempo.
Insegnano ad oscurarsi, le carte che il vento aggroviglia tra i rovi, i singhiozzi di chi ascolta i profumi che gli scorrono tra le dita, le medaglie che s'indossano per nascondere l'estro di giorni arroventati.
Motivano a specchiarsi in arcobalenanti raggi d'allegria, mentre fumo s'addensa su campi incolti ed idee sperdute come fiori nella neve.
Penetra dentro il colore della rugiada, ma sono di gomma le labbra che baciano l'anima.



martedì 3 marzo 2020

DA FANTASMI CI SI TRASFORMA IN PRINCIPI VITALI









Dopo un'estenuante cavalcata su terreni incolti e scivolosi, rabbrividendo all'ombra di macigni tondi ed addormentati, per poi attraversare piattaforme incrostate di chiocciole marine e fogliame sparso dal lamento degli innocenti, s'arriva a provare desiderio di giungere al precipizio estremo.
Da lí, si scorgono all'orizzonte ombre che fabbricano intrecci impossibili da districare, e sentimenti troppo feroci per essere domati, pretesti atroci, pronti a degenerare come litigi che insanguino anche strumenti musicali.
Per non farsi risucchiare dal vuoto vanesio e spudoratamente allusivo, si cerchi d'aggrapparsi alla convinzione che esistono palazzi, dentro i quali, scalinate immense permettono di viaggiare nel tempo, senza nemmeno accorgersene.
Lá si esiste singolarmente, nessuno si saluta; gli sguardi, se s'incrociano, rimangono pietrificati ed assenti.
Tutti deambulano senza farsi notare, incontri non ne avvengono, oppure si consumano senza senso, invisibili come seduzioni ed amplessi disegnati in cielo, articoli collezionati sotto il tendone ammuffito d'un bazar abbandonato prima ancora d'accogliere avventori.
Non ci si scambiano parole, né ci si sente mai sfiorare da dita allucinate.
Eppure, vibrazioni potenti s'incrociano costantemente, conducendo ad azioni coordinate in storie d'inseguimenti e sorprese dirompenti.
Materializzando i propri sogni, da fantasmi ci si trasforma in principi vitali, e, quando si scende dalla giostra per sedersi sul muretto della piazza, si possono ammirare tutte le combinazioni possibili, quadrati, piramidi e tanti ricordi pirografati, ormai smunti come il passato che li ha originati.




martedì 25 febbraio 2020

QUANDO LA TENEBRA S'INFITTISCE COME VIRUS...








Trascolorando la portata del sentimento, assumendo le sembianze profonde dell'oscuritá, anche se si é capaci di scrutare la trama, la si trasforma immancabilmente in un esercizio silenzioso e senza senso.
Ci s'addentra in espressioni strazianti e coerenti, portando all'eccesso la negazione di sé stessi.
Dagli scritti di chi venera il limine del buio e si sospende tra due mondi, come un sasso lanciato verso il tramonto, traspare desiderio, frustrato e sterile, di minute scintille stellari, confortate da inafferrabili fusioni di piacere.
Ma, il fallimento della notte nuziale, si tinge sempre dell'ombra inseguita dalla condizione umana.
Il dramma cosmico, disperatamente occulto, che l'uomo non smette mai di cercare, riassorbe la sua luce affievolita prima di rinchiudersi in suprema riconciliazione.
Invece di nascondere la vita dietro lapidi anonime di pietra grigia, o nell'erba coriacea e cespugliosa, ci si adoperi a commuoversi, inebriando immagini di pupille luccicanti, accennando sorrisi dissimulati d'emozione, inchinandosi all'eco sommessa ed indefinibile di poesie fiorite.
Si ricordi che, chi arde d'amore, non si scioglie come deperibile candela, ma dirada i limiti della mortalitá proprio quando la tenebra piú s'infittisce, nella risonante vibrazione dell'esistere.

giovedì 20 febbraio 2020

IL LINGUAGGIO DELLE NUVOLE








Osservando il rincorrersi di nuvole, che, prima di perdersi in un bacio intimo ed appassionato, disegnano geroglifici nel silenzio d'una faccia sbattuta che il mare vorrebbe insabbiare di follia, il sorriso soffoca su labbra restie ai colori tenui del cuscino vellutato, che la notte scaraventa contro raggi incandescenti.
La selvaggia sensazione d'esistere s'estende allora tra lenzuola di lino, ma tornerá presto a vestirsi del sapore d'onde dilatate, che sterminino il gusto delle cose ed i confini della mente.
Sulle frasi che rigano il cielo, si leggono le guerre dei popoli, le morti assordanti dei petali che respirano impazienza, il sonno di mondi smarriti tra stelle cadenti che avverino miracoli, é li che si proietta il destino di tutti noi.



martedì 11 febbraio 2020

INCOLLANDO FRAMMENTI DI NUVOLE...










Incollando frammenti di nuvole é possibile costruirsi un sorriso folgorante, ma, per distillare dalla pioggia tutti i colori dell'arcobaleno, non basta credere che le cicogne alberghino nell'isola persa dove s'ascolta la musica del vento e si prega il mare di leccarsi i baffi.
Se il blu arriva a tingere l'abito della gloria, nessun grido puó sovrapporsi al silenzio delle tristezze che maturano come grano immaginario in un prato costellato di stelle.
Ed allora, il profumo volgare del delirio, che scorre sugli odiosi binari che si vantano di poter sbiadire il tempo, confonde ogni sapore, nasconde ragioni e segreti di tante mani ormai stanche.
Troppo trasparente per confezionare abbracci in buste di carta, lo scultore ipersensibile incentiva di nervosa sofferenza la solitudine di aquiloni inebriati come fiori in contemplazione dell'aurora.
Ma, se gli arriva sulle labbra l'ebrezza d'un volo addormentato, immagazzinando fumo mentre altri seminano peccati, si traveste in un camice bianco che non s'insozzi nel polverone di idee ballerine e di favole plastificate.
Allo stesso modo, la memoria appaga l'umiditá della cella, e di tempeste scaltre che si proietta nella mente, non condonando la fuga dall'allegria, dalla voglia di schivare treni foreiri di dolore.
Eppure lascia soltanto il retrogusto acre di quei sogni dove si scherza per non cantare, si mangia farina per pregare, si fa sesso per non amare, e si corre tra ombre di tante emozioni, senza indossare alcun vestigio di saggezza, o appoggiarsi al bastone pungente della felicitá eterna.





mercoledì 5 febbraio 2020

RICORDI DI CARTA COLORATA










Ricordi di carta colorata, che un alito di vento disperde tra nuvole inconsistenti come baluardi di zucchero filato, emozioni infarinate e dipinte da mani insanguinate, preannunciano il gioco di chi, inebriato da parole intricate ed inquietanti, saltella ed allontana il talento della propria fantasia.
Partono per confini che delimitano i verdetti di sogni zelanti, recitano l'inerzia che accompagna l'allegria stantia di matite spuntate e sogni naufragati nei gorghi della malinconia, non aggiungono nulla al movimento d'una goccia di brina che aspetta il sole del mattino per lasciarsi evaporare.
I rumori della vita derivano dall'ipocrisia distratta di polveri sottili immagazzinate in gomitoli di cotone, destano sospetti soltanto in chi ripone ingegni nello sguardo incapace di sorridere a giocattoli amorfi, seduti pigramente sul davanzale delle margherite.




giovedì 30 gennaio 2020

LA FACCIA DELLA FAVOLA INSODDISFATTA









Si ripiega la faccia della favola insoddisfatta che riflette la noia dei muri di cemento.
Conserva zolle di temporale inaridito, stracci barattati alla dignitá degli occhi di chi cerca ricordi dove il silenzio si batte per accarezzare l'argento dei binari ch'é proibito attraversare.
Camicia emozionata, si lamenta al suono di dolcezze allineate sul comodino barcollante tra nero e bianco.
Diffida dei campi di grano e delle cicogne che li frequentano, si aliena preghiere imbottigliate per affittarsi la cecitá del nulla, e nascondere i sorrisi della pazzia tra le pieghe di movenze dettate da umori contagiosi.
Per viaggiare, utilizza parole oziose, dimenticate da voci amare rivestite di polvere invisibile, soffice come l'atmosfera sospesa d'un miraggio che, invaghendosi alla luce fioca del tramonto, insinui la sua canzone tra fiori secchi e deserti di foglie bianche.
 




lunedì 27 gennaio 2020

ROSA DI MUSCHIO









Abita in un mazzo di carte truccate la rosa che manifesta sapore di muschio, incapace di giocare la parte di farfalle che s'abbeverano di rugiada, rivaleggia con chi ostenta sorrisi al nascondiglio dei regali della luna.
Elegante e seduttrice, sfugge, senza capirne il motivo, alle pagine scritte sotto la cenere di carezze stanche degli occhi che ipnotizzano il movimento ondoso di mari noiosamente insolenti.
Srotola i petali contro tramonti impetuosi, nel ballo variopinto di fantasie in cerca d'identitá, per, poi, al finir del giorno, immergersi in una pozza scura, come gabbiano che svesta l'autunno di tutti i batticuori naufragati da vascelli innamorati.
Finisce su sentieri, dove, nebbie struggenti, rispondono in silenzio al pianto di chi raccoglie mazzi fioriti di aquiloni che, esaurito il coraggio di volare, si lasciano cadere come sassi di velluto tra macerie di pensieri insopportabili.




venerdì 24 gennaio 2020

I CONFINI DELLA REALTÁ








Incollare la mente al confine della realtá é come gestire un passatempo rovesciando gli occhi sulle emozioni provocate dalla mania di volare.
Produce vibrazione forte, allunga i giorni annaffiandoli di giustizia tempestosa, mentre si raccoglie  rosmarino selvatico e s'attende d'inditreggiare difronte alla fame che logora il silenzio.
Corazza di chiodi saccenti l'avvenire delle idee antiche che conviene dimenticare.
Dirada la nebbia delle contraddizioni, sfigura sospri che, pettegoli, frammentano, sfigurandole, nuvole gelide, incamminate da preghiere perdenti.
Toglie ritmo al conteggio delle ore, soffoca la sequela di bugie che la malinconia contrabbanda in una goccia in mezzo al mare.
Incoraggia spalle nude a scivolare tra le mani, quando la profanazione installa sorrisi in un cielo impermeabile alle lacrime, e, senza parlare, si barattano cantilene semplici e salutari come i disegni d'una bambina.
Ostiniamoci ad azzannare le mille volgaritá che girano senza coprirsi di decenza, illuminiamo l'ombra in fondo al viale del coraggio, accettiamo il compito di nascondere i confini della realtá.



mercoledì 22 gennaio 2020

ALI DI LEGNO CHE LA POLVERE NON TOCCANO







Ingelosisce sognare valigie di cartone, tramonti visti da finestrini in movimento o sapori di grano maturato fuori stagione.
Si diventa rancidi affidandosi a fiumi di memorie senza storia, incoraggiando le incertezze intriganti di chi assaggia amarezze per dimostrarsi indulgente e saggio.
Nel terremoto della mente che s'appoggia a ombre sbiadite nel silenzio d'un bicchiere, sogni di solitudine aperta all'indisciplina dei venti, e minestre insipide, si stemperano per evitare labirinti soffocati d'abbracci, trappole della fatica di vivere.
Per cancellare la vergogna d'opporsi al coraggio, si finisce per valorizzare l'astuzia d'un paio di stivali irrequieti.
Ma, assieme al chiarore che nuvole sudate emanano fingendo che sia invenzione d'un giorno di festa, il sacrificio costruito per invitare a preghiere minate d'emozione e d'inerte oblio, s'appende a fili fragili e sottili.
Come campane che accolgano l'arrivo della notte, s'ammalano le ali di legno che la polvere non toccano.